Sorelle d’Italia

In questi giorni, non s’è parlato d’altro.

Il nostro inno nazionale, è stato usato per uno spot di calze!

La cosa che più mi ha colpito? Le ore di programmi, e quindi di pubblicità gratuita, che ha ricevuto l’azienda!

Vediamo lo spot

che dire?

Immagini dolci, una ragazza raggiunge il suo ragazzo, una madre con i suoi figli, una bimba in braccio alla propria mamma; e in sottofondo una canzone. Una versione del nostro inno nazionale, rifatta lenta, che ne fa dimenticare la natura di marcetta, ma che in buona sostanza non centra nulla quanto reclamizzato e con le immagini mostrate.

A volersi sforzare, alla fine appare la scritta “A Italia, Vittoria, Laura, Francesca e a tutte le altre” che sottolinea come Italia sia anche un nome di donna, così come Vittoria e sottolinea che lo spot è dedicato alle donne. Ma Vittoria poverina è schiava di Roma quindi non vedo quale dedica gli si debba fare.

Per fare breve la storia siamo di fronte alla solita piccola provocazione che coglie nel segno. Pochi giorni di programmazione molta bagarre mediatica. Tecnicamente un successo. Personalmente mi sta più antipatico il cambio del primo verso da “Fratelli d’Italia” a “Sorelle d’Italia” più che l’averlo usato per uno spot.

Non mi sta antipatica per una questione sessista, ma perché l’inno nazionale è per me intoccabile: quello è e quello deve rimanere. Se fossi costretto a cambiarlo, come ho detto più volte, l’unica canzone con cui lo sostituirei è “Aida” di Rino Gaetano

dato che credo descriva molto bene la storia contemporanea d’Italia.

Vi propongo per curiosità e divertimento un breve pezzo di “L’arena”, programma di Rai Uno condotto da Giletti, in cui interviene Gigi Buffon

(Nota personale: Avete visto la signora che dice stiamo diventando troppo morbidi? Voi che ne pensate?)

Il riferimento a Hendrix è dovuto ad uno spiacevole precedente intervento della signora che si affretta a dire “lo so! lo so!” che per difendere lo spot, disse una frase del tipo: “Anni fa Hendrix ha fatto una versione rock dell’inno americano e nessuno ha detto nulla”.

Non hanno detto nulla? HANNO GRIDATO!

A mio parere una persona che dice una frase del genere non ha mai sentito parlare di Woodstock, del Vietnam e delle contestazioni di quegli anni.

Al prossimo venerdì.

4 Risposte a “Sorelle d’Italia”

  1. Mari Dice:

    In generale noto che i mass media italiano si stiano dando troppo spazio alla bassa polemica. Non solo in questo caso, in ogni trasmissione ospiti e opinionisti vengono invitate a polimizzare su qualsiasi cosa banale, dall’influenza del giocatore di calcio, alla parole dette dal giudice di xFactor, alle lacrime degli ospiti di c’è posta per te.

    sarebbe più interessante proporre discussioni sensate, il cui scopo potrebbe essere l’educazione alla riflessione un po’ più seria e meno banale.
    per quanto riguarda l’inno di Mameli ho fatto una brevissima ricerca, ed ho trovato su wikipedia delle critiche interessanti:

    “Le critiche si appuntano in genere sulla bassa qualità musicale dell’inno, rilevandone un carattere di “marcetta” o “canzone da cortile” di poche pretese; si obietta tuttavia che la funzione e gli scopi degli inni patriottici, popolari e di lotta mal si conciliano, in genere, con un’elevata qualità artistica della melodia[1]; inoltre non tutti concordano sulla mediocrità di quella scritta da Novaro. Molti infatti non ne considerano così brutta la musica; il compositore Roman Vlad, ex sovrintendente della Scala, a un giornalista che gli aveva sottoposto l’idea di rendere l’inno più orecchiabile per accrescerne la popolarità presso il pubblico giovanile risposte che «no, questa è una proposta assurda. L’inno è così com’è, e non si può alterare. E poi non è vero che sia poco orecchiabile o che sia così brutto come si dice.» Molti concordano tuttavia col dire che è vero che la melodia non è sublime, e sicuramente è inferiore a quella dell’inno tedesco di Haydn e al Va’, pensiero, il candidato più frequente alla sostituzione, e che però ciò non basta a fare di quest’ultimo un’alternativa valida.[8] È vero che ai tempi di Verdi il dramma degli ebrei esiliati fu interpretato come una chiara allusione alla condizione di Milano, in mano degli Austriaci, ma ciò non toglie che non contiene nessun riferimento specifico all’Italia o alla sua storia – è il canto di un popolo diverso e perdipiù sconfitto –, perciò ci si chiede quanto possa essere plausibile l’idea di farne l’inno nazionale.

    I riferimenti storici e patriottici dell’inno di Mameli a taluni paiono addirittura eccessivi, e il testo in generale eccessivamente retorico e patriottardo, ma d’altronde è normale per un inno nazionale. Altri invece leggono i riferimenti a Roma come un’esaltazione e un’invocazione dell’Impero, quasi un fascismo ante litteram: interpretazione capziosa, perché come abbiamo detto il significato è diverso, e del resto non si vede come si possa pensare altrimenti data la storia dell’autore, che era seguace di Mazzini e Garibaldi e si ispirò alla Marsigliese.

    Una critica meno comune, mossa da Antonio Spinosa, è che Fratelli d’Italia sarebbe maschilista, poiché non accenna minimamente a imprese compiute da donne come Rosa Donato, Giuseppina Lazzaroni e Teresa Scardi; imprese che in parte sono successive alla morte dell’autore.”

    tirando le somme, a dire il vero, a me non spiace che ci sia stato qualcuno che ha dato una versione diversa dell’inno, anche dando una maggiore connotazione giocosamente rosa.
    non è idilliaco che a farlo sia stata una pubblicità, ma che ci vogliamo fare, noi non abbiamo un Hendrix che da artista faccia una cosa del genere. e ci tocca accontentarci.

  2. lascoltodelvenerdi Dice:

    Mari,

    Complimenti per il commento…che è più lungo del post! ^_^

    Hai ragione, purtroppo non abbiamo nessun Jimi che possa storpiare con la stessa rabbia il nostro inno.
    Anche perché, per nostra fortuna, non abbiamo un Vietnam che ci pesa sulla coscienza.

    Sicuramente è stata tutta una “manovra” commerciale e ha centrato in pieno l’obiettivo.

  3. robmcmlxxvi Dice:

    Ciao a tutti
    Quella appena trascorsa è stata decisamente la settimana dei calzini.

    Abbiamo iniziato con quelli turchese del Giudice Mesiano:
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/10/caso-mesiano-mediaset-anm-fnsi-brachino.shtml?uuid=7d5a3138-ba6f-11de-8daa-d0ad6a308883&DocRulesView=Libero

    Per arrivare a quelli irriverenti delle sorelle d’Italia di cui ci ha parlato Antonio.

    Personalmente credo che i mass media avrebbero potuto impiegare meglio il proprio tempo e la propria capacità comunicativa.

    Io faccio fatica ad indignarmi per l’inno “femminilizzato” e declassato a testimonial di autoreggenti e collant.

    Forse perchè la tv e la pubblicità ce ne hanno fatte passare anche di peggiori.

    Forse perchè le parole e la musica dell’inno nazionale rappresentano gli ideali che stanno alla base della nostra Costituzione, che vede nella libertà di parola e di espressione uno dei suoi cardini fondamentali.

    Quindi secondo il mio punto di vista, tenendo conto di quanto affermava Voltaire:
    “Non condivido la
    tua opinione ma sono pronto a morire affinchè tu possa esprimerla”
    http://guerrillaradio.iobloggo.com/1178/voltaire-non-condivido-la-tua-opinione

    l’inno nazionale deve essere disposto a farsi “reinterpretare” piuttosto che diventare motivazione di una qualsiasi forma di censura.

    Ovviamente queste sono le mie idee.

    Ritornando all’articolo di Antonio, vorrei precisare che la signora anziana, secondo la quale stiamo diventando “troppo morbidi” non è “una qualunque”, ma Assunta Almirante (la vedova di Giorgio Almirante fondatore dell’MSI e già gerarca fascista).

    Finisco “dicendo la mia” su quale sia il “vero” inno nazionale, cioè quello proposto da Luca Carboni:
    http://www.youtube.com/watch?v=EYQhWqCvXTQ

    ciao a tutti

    Roberto.

  4. if_only Dice:

    Concordo con il commento di Roberto……
    Libertà Uguaglianza e Fraternità

Lascia un commento