Un giorno, da piccolo, stavo guardando un film in bianco e nero…non ricordo quale, ma non è molto importante.

Ad un certo punto, il personaggio principale parla ma non si sente nulla: la voce arriva solo qualche istante dopo.

“Papà, ma perché quell’uomo prima muove la bocca e poi si sente la voce?” e mio padre: “Perché la luce viaggia più velocemente del suono!”.

Non male come risposta!


Probabilmente mio padre voleva scherzare…però più ci penso più trovo che quella sia una delle migliori battute che abbia mai sentito!

(Nota personale: odio, come tutti credo, quando il video non è in sync!)

Il cinema è, per molti di noi, uno dei momenti di svago massimo. Scegliamo il film che ci piace. Aspettiamo l’uscita di una particolare pellicola. Rompiamo l’anima ad amici e amiche costringendoli a seguirci in una sala buia che puzza un po’ di pop corn. Lo stesso che ci viene reclamizzato da un coniglietto furbastro sulle note di una certa musichetta.

Già, ormai non ci facciamo più caso, ma il sonoro nei film è un lusso che ci possiamo permettere da poco. Dal 1927, presentazione del film “Il cantante di Jazz“. Di quel film potete trovare alcuni filmati su youtube come ad esempio “My Mammy”

(Nota personale: una canzoncina strappa lacrime, la mamma che stravede per il figliolo sul palco, lui truccato in un modo che al giorno d’oggi risulterebbe assolutamente offensivo)

per questo film la Warner, come risulta da wikipedia, vinse anche un premio speciale.

Dopo l’uscita di questo film, il cinema non poté più essere lo stesso: dovettero cambiare i modi di recitare e alcuni attori caddero in “disgrazia” per colpa della loro brutta voce.

L’onda della luce si fuse con quella sonora e solo 3 anni più tardi, la Germania, ci permetteva di ammirare Marlene Dietrich ne “L’angelo azzurro” nella celebre “Ich bin von Kopf bis Fuss auf Liebe eingestellt” (in italiano più o meno: “sono orientata all’amore dalla testa ai piedi “)

(Nota personale: la canzone è famosa più per come Dietrich mette in mostra le gambe che per il testo in sé. Il film, lanciò la Dietrich quale “femme fatale” mondiale, tanto che fu girato anche in inglese!)

Già da questi due esempi, si può capire come la musica giochi un ruolo importante nel cinema, tanto che alcuni film sono importanti per la loro musica quanto per la storia (la luce…) che mostrano.

Senza di lei: provate a vedere senza musica questo “Cheek to Cheek” di Fred Astaire e Ginger Rogers dal film “Cappello a Cilindro

oppure Gene Kelly che “Singin’ in the rain” nel film “Cantando sotto la pioggia

Risultano, come dire, un po’ sciocchi entrambi.

(Nota personale: quanto invidio Fred! Come faceva a volare in un modo così divino? Vi consiglio di andare a rivedere, se ne avete l’opportunità, il film “Ginger & Fred” di Federico Fellini. Ci troverete un enorme Mastroianni)

questi due filmati, sono un esempio di come la musica nei film serva, ancora di più!, a trasmettere le emozioni. Rafforza cioè quello che noi vediamo aggiungendo un’ulteriore dimensione alle due possedute dall’immagine.

Se non potessimo avere l’audio, cosa ne sarebbe della suspace dei film horror, oppure della celebre scena della doccia di “Psyco” con i suoi suoni striduli e lo scorrere incessante dell’acqua,

(Nota personale: scena ormai entrata nell’immaginario collettivo e citata, più o meno, qualche vagonata di volte in tantissimi film seri e meno seri, come nel film “Alta tensione” di Mel Brooks. Per avere un riscontro però dovete leggere la wiki inglese “High Anxiety“)

O cosa ne sarebbe della corsa del povero Tuco nel film “Il buono, il brutto, il cattivo” (regia di Sergio Leone) se noi non potessimo goderci “L’estasi dell’oro” di Ennio Morricone?

Senza la musica, pochi di noi, starebbero attendendo quell’era di rinascita spirituale, pace e amore mondiale che è “Aquarius”, dal musical “Hair

Quindi la musica esprime, non solo emozioni e stati d’animo, ma rappresenta un condensato dei pensieri di alcune epoche così come l’immagine ne rappresenta le forme fisiche: i suoni di “Hair” non si legherebbero con delle persone vestite in modo diverso!

Questa stretta relazione tra immagine e sonoro, porterà nel tempo a creare i video musicali. Cioè dei “cortometraggi” usati per il lancio di una data canzone o disco o artista.

I video musicali, hanno avuto, anche loro come ogni espressione artistica, una loro evoluzione e quindi una loro storia.

Il primo video della storia, per la wikipedia, è “Bohemian Rhapsody” dei Queen.

Mentre i video più costosi sono di Michael Jackson primo tra tutti “Thriller”, che contribuì non poco al lancio dell’omonimo LP e aprì la strada alle mega produzioni musicali-visuali.

(Nota personale: Ancora oggi, alcuni effetti visivi del video Thriller, sono più che rispettabili. Pensate quale effetto dovevano fare nel 1982-3. Altra cosa…non vi pare che la musica sia un po’ troppo ripetitiva?)

La simbiosi tra cinema-suono-musica-videoclip trova ulteriore conferma in tutti quei video in cui attori famosi affiancano il cantante e, viceversa, in tutti quei film in cui appaio cantanti in ruoli più o meno importanti.

(Nota personale: senza contare che la presenza di un attore o un cantante famoso può avere un importante ritorno di immagine e quindi di soldi)

Personalmente, da questo punto di vista, trovo che il video di Tom Petty “Mary Jane’s Last Dance”, sia la prova di quanto detto sinora. Si tratta di una storia d’amore. Unico difetto? Lei è morta.

Lei è interpretata da Kim Basinger.

Video ricco di spunti: inizio spiazzante, riprese non banali, tipo quelle finali con Tom che esce dall’acqua ripreso dall’alto di una scogliera, colori eterei sino al momento del trucco che fa “rivivere” la ragazza, l’apertura del sacco in stile Twin Peaks e una casa su una scogliera che sembra quella di Psycho.

(Nota personale: mi sono sempre chiesto come fa Kim a fare così bene la morta, tipo durante la scena della danza)

Quindi la musica è un mezzo di comunicazione. È un linguaggio e come tutti i linguaggi bisogna saperlo parlare.

E più lo si conosce, più lo si sa usare e più ci si può anche giocare. Per cui, ci potrebbe venire in mente di mettere Beethoven, il “Grande Ludovico Van”, come squillo di campanello e poi far cantare una gioiosa canzoncina come “Singin’ in the rain” a 4 drughi.

Ed ottenere così la scena dello stupro di “Arancia Meccanica“. Ribaltando l’equazione canzone felice=momento felice.

Stanley Kubrick, lo conosciamo tutti come un genio assoluto del cinema e la sua competenza con la macchina da presa gli ha permesso di legare in modo molto stretto, immagini e musica. Un profondo esempio lo si ha anche in “2001: Odissea nello spazio” di cui vi pregherei di notare l’assenza quasi assoluta di suono durante le riprese nello spazio profondo. Nello spazio non c’è aria e quindi non esiste la musica.

Deve essere un posto molto triste…forse è per quello che è così freddo!

Fly me to the moon“!

Nota: Questo articolo, con i relativi commenti è visibile anche nel sito “Rotocalco” qui.

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