Spesso il fatto di essere contro è una cosa positiva. Denota la capacità di pensare con la propria testa.

Avvolte, però, l’essere troppo contro è sintomo di testardagine o, peggio, di una certa “sregolatezza” che ti prende e che ti porta verso l’autodistruzione.

Amy Winehouse, nasce il 14 settembre del 1983 a Enfield, Inghilterra.

All’attivo ha solo 2 album, “Frank” e, il più noto, “Back to Black”.

Non molto per una che viene considerata una prima donna della musica internazionale.

L’album di debutto, Frank (2003) ha avuto un buon successo: ha venduto più di 300.000 copie, è stato disco di platino in patria, ha avuto 2 nomination ai BRIT Awards e una per il Mercury Music Prize.

Dall’album furono estratti 5 single:

“Stronger Than Me” (“Più forte di me”)

“You sent me flying” (più o meno “Mi hai mandata via velocemente”, “Ti sei sbarazzato di me”)

“Fuck Me Pumps” (questo il titolo nell’album, il singolo si chiamava solo “Pumps”)

(Nota personale: Naturalmente non mancano i bip…i pumps sono quei tacchi altissimi che Amy indossa in questo video. Equivalgono un po’ ai nostri tacchi a spillo. Le ragazze che vediamo litigare nel video, sono le così dette “gold digger”, letteralmente “scavatrici d’oro”: frequentano signori ricchi solo per averne dei benefici economici)

“In my bed” (“Nel mio letto”)

“Take the box” (“Prendi la scatola”)

“Help yourself” (“Aiutati”)

(Nota personale: titolo quanto mai premonitore…)

Di tutto il disco, solo “I heard love is blind” è stata scritta interamente da Amy. Non male se pensate che al tempo era ancora adolescente.

Se dovessi dare un voto, darei un 7. Amy è carina, la voce c’è, anche dal vivo è brava, solo la musica la trovo un po’ troppo sovrabbondante in alcuni pezzi c’è un po’ troppa tecno.

A detta della stessi Amy il disco non la rispecchia e lei stessa non riesce ad ascoltarlo per intero. Strano se pensate che il disco è tra i “1001 album che uno dovrebbe sentire prima di morire“, per quanto possa essere sensata una lista del genere (e sapete che io adoro le liste!)

Il secondo lavoro “Back to Black” (2006) la conferma come star internazionale. Appare molto cambiata sia nello stile, che nei testi, che nel look. Appaiono i tatuaggi.

Dall’album furono estratti i singoli:

“Rehab”

(Nota personale: “rehab” è la forma abbreviata di rehabilitation (centre): centro di riabilitazione. Un posto che, secondo me, Amy dovrebbe frequentare)

“You know I’m no Good” (“lo sai che non sono buona”)

“Back to black” (“Ritorno al nero”con un “bel” riferimento al sesso orale)

“Tears Dry on Their Own” (“Le lacrime si asciugano da sole”)

e la stupenda “Love is a losing game” (“L’amore è un gioco perdente”)

(Nota personale: devo ammettere che questa canzone mi fa venire i brividi ogni volta che la sento)

tanto stupenda da meritarsi di essere sottoposta come traccia d’esame all’università di Cambridge!

Sicuramente avrete notato quanto differente fosse la Amy degli inizi rispetto a quella del secondo disco. Nel mezzo è successo qualcosa, ben sintetizzato da questo video che la vede ubriaca e con evidenti segni di una colluttazione.

Peccato che una persona con delle potenzialità si riduca così: con problemi di droga, alcool, più volte ricoverata, autodistruttiva. Contro tutti: se stessa per prima.

Per questo Amy viene vista da alcuni come una persona che sa vivere secondo le sue regole. Ad esempio Jane Birkin nella puntata di “Che tempo che fa” del 26 aprile 2008 la definisce “Geniale! una che canta con la pancia”, l’intervista completa è disponibile qui nel sito della trasmissione.

Affermazioni del genere mi lasciano allibito. Come mi lascia allibito l’ultimo video di Patty Pravo, una nuova versione del suo classico “La bambola”

a giudicare dalle facce delle comprimarie su cui si chiude il video, non sono l’unico allibito!

Al prossimo venerdì!