Tra sabato 30 agosto e domenica 31 è iniziata la stagione calcistica 2008-2009.

Tafferugli, un accoltellato, circa 500.000 euro di danni.

Insomma tutto nella norma.

Davanti a tutto questo scompare la poeticità del calcio in bianco e nero, col pallone di cuoio e “300 spettatori a spalare il campo”, Milan-Torino del 1946.

(Nota personale: non arrabbiatevi cari milanisti, quello era il Grande Torino. Una squadra, una storia!, a cui tutti i veri tifosi devono rendete omaggio. Storia che trovò fine tristissima sulla collina di Superga nel 1949)

Poeticità a cui si potrebbe benissimo associare, come commento musicale, “La leva calcistica della classe ’68” di Francesco De Gregori.

Ormai il calcio è business, per molti è come una droga, da molti viene usato come uno strumento di controllo: ci hanno convinto che dobbiamo spendere per sapere prima del nostro vicino i risultati della nostra squadra…chissà poi perché!

Forse, come sempre, dobbiamo ricordarci di sdrammatizzare! Ma non i fatti accaduti! Ma il motore che li spinge: cioè il calcio! Non deve essere una dottrina, non deve essere un motivo di vita, DEVE essere un passatempo, qualcosa su cui poter ancora ridere e scherzare senza problemi.

Un po’ come hanno fatto quei matti di Elio e le storie tese per i mondiali del 1994, che, presentando in terra americana, partite del calibro “Arabia Saudita – Marocco” pensarono di scrivere “Nessuno allo stadio”:

(Nota personale: Grande l’idea di trasformasi nei Bee Gees…che però non erano americani ma Australiani/Britannici)

Ricordatevi sempre:

Guardate Lorena Bobbit, pensate a suo marito;
quale interesse ripone lui nei mondiali, secondo voi?

Insomma ci sono cose ben più importanti nella vita!

Al possimo venerdì.