So che Antonio ama molto la lingua francese (e i francesi in generale), quindi ho deciso di dare il nome feuilleton al mio nuovo progetto.

Come molti di voi sapranno il feuiletton è un genere letterario sviluppatosi in Francia nel 1800, basato sulla pubblicazione di racconti o romanzi a puntate nelle pagine finali dei giornali.

Questo tipo di narrativa (che in Italia prenderà il nome di romanzo d’appendice), era finalizzata a far vendere un maggior numero di copie, fidelizzando i lettori, curiosi di sapere l’evoluzione delle vicende narrate. Di fatto il romanzo d’appendice aveva lo scopo di valorizzare la pubblicazione che lo ospitava, pur rappresentandone una componente infinitesimale.

Allo stesso modo io ho deciso di “valorizzare” questo blog aggiungendo, agli ottimi articoli di Antonio, un mio racconto le cui puntate verranno pubblicate di settimana in settimana.

Il primo racconto si basa su un soggetto che ho sempre avuto in mente ed ho finalmente deciso di sviluppare. Forse vi chiederete quale possa eserre l’attinenza fra un mio racconto e lo scopo di questo blog. La capirete leggendolo.

La mia speranza è che le puntate vi incuriosiscano e che cresca in voi il desiderio di conoscere lo sviluppo della vicenda.

Ovviamente qualsiasi tipo di commento, comprese le critiche più spietate, sarà bene accolto, basta che non mi chiediate anticipazioni sulla puntata successiva ;-P .

Ma bando alle “ciancie”, vi lascio alla prima puntata:

Ore 7.00 sono sotto la doccia, non mi sento come quando si fa una cosa per l’ultima volta, come l’ultimo giorno di scuola oppure come un atleta durante la cerimonia del suo addio allo sport, o altre cose del genere.
Mi sento come tutte le maledette mattine degli ultimi 5 anni, mattine tutte uguali come inizi di giornate tutte uguali, e mi sto godendo il secondo miglior momento della giornata (il migliore è la sera quando la giornata finisce e vado a dormire).

In camera, sopra il letto appena rifatto (si tratta di un’eccezione, di solito lo rifaccio prima di andare a dormire), ho appoggiato l’abito che ho ritirato ieri sera nel negozio di sartoria più esclusivo della citta, è un Armani di colore blu notte, ha una stoffa morbida e lucente, l’ho provato in negozio per vedere se, con le modiche che avevo richiesto, mi calzava bene. Era perfetto. Non ho mai avuto un abito del genere, e pensare che l’ho acquistato per portarlo solo qualche ora!. Vicino al vestito perfettamente piegato, c’è una camicia bianca e la cravatta in seta, rosso bordeaux.

Ho finito la doccia, in camera la stampante ha sputato il suo foglio, anche se sono ancora in mutande, lo prendo, firmo a penna alla fine del testo e lo metto in una busta.

L’ultimo particolare, il nodo alla cravatta, ed ho finito di vestirmi, sono quasi pronto per uscire, ho preso il portafogli, il cellulare, le chiavi, infilo la busta nella mia valigetta 24 ore.

Il mio piccolo appartamento è perfettamente in ordine, ci ho lavorato tutto il pomeriggio di ieri, è solo caduto un foglio dal mobiletto vicino all’ingresso, dove di solito appoggio la corrispondenza in arrivo, le bollette da pagare e altre “scartoffie”,  si tratta della ricevuta del pagamento delle spese per il funerale  della mamma, la raccolgo e la rimetto a posto, “adesso che è tutto pagato puoi riposare in pace insieme a papa’”.

Prendo il solito autobus per andare in ufficio, un miscuglio di umanità sonnolenta e di ragazzini rumorosi. Non ci saliro’ mai piu’ e nessuno di loro se ne accorgera’. Comunque anche a me loro non mancheranno.

Finalmente raggiungo la sede dove si trova il mio ufficio. Come sempre Il portinaio non mi degna di uno sguardo, è completamente assorto dal suo pc. Starà cercando di entrare nel Guinnes dei primati, nella categoria: “consultatori di siti porno”.

Arrivo nel mio ufficio, un openspace con un “loculo” per ogni lavoratore, la mia postazione si trova sull’angolo, quindi mi ritrovo con un confinante a sinistra, uno di fronte ed il muro sulla destra. Il mio dirimpettaio non occupa la sua postazione, gli altri colleghi che ho incrociato mi hanno ignorato oppure salutato con distacco, come ogni mattina.

Sono le 9.30, mi presento nell’ufficio del direttore che mi dovrebbe ricevere, ma non e’ ancora arrivato. So benissimo cosa mi deve dire, mi e’ stato anticipato tutto con una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma dovro’ comunque starlo a sentire.

La segretaria mi fa accomodare in una saletta d’attesa, non sfoglio nessuna delle riviste disponibili nel tavolino, ho troppi pensieri per la testa.

Il direttore arriva, mi fa aspettare altri 20 minuti e quindi mi riceve. Mi ero stancato ad aspettarlo per quasi un’ora, ma sentirlo parlare per 30 minuti mi ha sfinito, parlava di “riorganizzazione”,  diceva: “… non dipende da me …“, “… deve capire che, al giorno d’oggi, bisogna mettere in conto di dover cambiare mestiere piu’ volte nella vita“, e poi un “pistolotto” interminabile con le raccomandazioni sul non utilizzare le informazioni, che ho acquisito negli anni, per danneggiare l’azienda.

Nessun accenno a  lettere di referenze per permettermi di cercare un nuovo lavoro, ma non me ne importa niente!

—-
(Continua …)

Annunci