prima puntata
seconda puntata

Nella busta che mi sono appena infilato nel taschino c’e’ questa lettera:

Dedicato a chiunque troverà il mio cadavere.
A prima vista puo’ sembrare che io mi sia ucciso, ma non e’ cosi’.
Per uccidersi bisogna essere stati vivi, ed io non lo sono piu’ da molto tempo, anzi mi chiedo se lo sono mai stato.
Ho trascorso gli ultimi anni come uno zombie, interpretando sempre il ruolo di comparsa nel mediocre film della mia vita.
Mi sentivo stanco, stanco di una stanchezza che non si elimina con nessun riposo, stanco di fare sempre le stesse cose, di sentirmi solo in mezzo ad una folla di persone, di passare giornate intere senza mai sentire il rumore della mia voce, stanco che ci fosse sempre qualcuno migliore di me.

L’unico motore della mia esistenza e’ sempre stato il DOVERE. Ho pensato di avere dei doveri nei confronti dei miei genitori, della mia fidanzata, del mio lavoro.

Le cose pero’ sono cambiate: i miei genitori sono morti, la mia fidanzata mi ha lasciato e,  adesso che sono stato licenziato, sono libero da tutti questi doveri, soprattutto dal “DOVERE DI VIVERE”.

Ho iniziato a provare una sensazione di VITA solo quando ho deciso di uccidermi, pianificare la mia fine e preparare questa lettera sono state  fra le attivita piu’ emozionanti della mia esistenza.

Me ne vado senza rimpianti e senza provare rancore per nessuno. Ho deciso di morire qui’ dove ho lavorato a
lungo, proprio perche’ il mio licenziamennto ha sancito inequivocabilmente l’inutilità della mia esistenza.

Spero che i 20 euro nella tasca destra dei miei pantaloni siano sufficienti a ripulire questo bagno dal mio sangue.


Dedicato a LEI.

Non mi sono dimenticato il  tuo nome, non potrei dimenticare niente di te. Ho deciso di chiamarti LEI, perche’ per me tu sei LEI, quella LEI che quando sorride fa splendere il SOLE, che con la dolcezza di uno sguardo dice piu’ di mille poesie, che quando c’e’ non hai bisogno di nessun’altro e quando manca ti senti perso. Quella LEI che vorresti vedere accanto a te ogni mattina quando ti svegli, che vorresti fosse la mamma dei tuoi figli, per la quale vorresti sconfiggere gli eserciti e conquistare le nazioni.

Io mi rendo conto di non essere stato NIENTE per te, di non aver saputo darti la gioia e la serenità che meriti.  ho capito che ero io ad avere bisogno del tuo amore, mentre tu potevi stare benissimo senza di me.

Ti giuro che ho cercato di cambiare, di assomigliare un po’ di piu’ a te, di generare un po della tua stessa luce, ma mi sentivo come un pessimo attore che non si ricorda la parte e viene mandato in scena ugualmente.

Alla fine ho deciso di essere semplicemente me stesso, ma sicuramente non era abbastanza. Non ti voglio rinfacciare nulla, ti dedico queste mie ultime parole per ringraziarti dei bei momenti che abbiamo trascorso insieme, e ti auguro di raggiungere la felicita’ che meriti.

Ai miei genitori.

So di avervi deluso, sicuramente non mi avete messo al modo perche’ mi uccidessi seduto nel water dentro al bagno di una palazzina di uffici, ma ormai sono arrivato a questo punto e non posso piu’ tornare indietro.
Vi ringrazio con tutto il cuore di cio’ che avete fatto per me.
Siete stati tutta la mia vita. Vi ho sempre amato.

Riapro la valigetta ed estraggo la mia Beretta 96 combat combo, un’arma perfettamente bilanciata e senza rinculo, una pistola da tiro degna di gareggiare per la medaglia d’oro alle olimpiadi. Per averla mi sono dovuto iscrivere al poligono di tiro quasi un anno fa, dopo aver seguito alcune lezioni ed aver compilato un mare di “scartoffie” in questura, ho ottenuto il permesso di detenzione dell’arma per scopi sportivi, comprensivo dell’autorizzazione a trasportarla scarica nel tragitto casa-poligono. Ho sicuramente violato i termini dell’autorizzazione portandomela dietro, ma non me ne importa niente, qualsiasi cosa mi possano fare  non e’ niente rispetto a cio’ che ho deciso di fare a me stesso.

E’ giunto il momento, inizio ad essere davvero nervoso, faccio un respiro profondo, carico i colpi nella pistola e mi infilo la canna in bocca.

Sento l’odore dell’olio per armi con cui ho lubrificato tutti i mecanismi, il cuore mi batte cosi’ forte da scoppiare, sento le vene sulle tempie che pulsano, la mano destra, che impugna l’arma, trema talmente tanto che devo afferrarla con la sinistra per tenerla ferma, inizio a sentirmi la  testa pesante, come se stessi per svenire, devo sbrigarmi e sparare se non voglio svenire sul serio.

E’ arrivato il momento, premo il grilletto e FUOCO !

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(Continua …)

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