Ieri ha compiuto la bellezza di 35 anni!

E dire che noi lo conosciamo solo dal 2003.

Tanti auguri a…

CapaRezza!

Nome d’arte di Michele Salvemini, nato a Molfetta il 9 ottobre del 1975.

Diciamo subito che Capa è una evoluzione. I primi passi artistici di Michele iniziarono negli anni 90. Nel 1995 appare al Festiva di Sanremo con li brano “Succede solo nei film” e nel 1996 pubblica il disco “Tengo duro”, e l’anno successivo un’altra partecipazione al Festival di Sanremo con il brano “E la notte se ne va”

di quel periodo rimangono poche tracce, come quella che da il titolo al secondo disco “La mia buona stella”

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(Nota personale: certo uno stile molto più melodico e molto diverso da quello a cui siamo abituati).

La vita artistica di MikiMix era destinata a durare ben poco. Per fortuna nostra!

ATTENZIONE DA QUI IN POI SONO PRESENTI CANZONI CON TESTO ESPLICITO.

Nel 2000, esce il disco “Caparezza ?!”, conosciuto come “Tutto ciò che c’è” o più semplicemente “?!”.

Il secondo “titolo” di questo disco, proviene da una traccia contenuta “Tutto ciò che c’è” che fece un po’ da brano trascinatore all’intera opera,

e sin dalle prime note si capisce che qualcosa è cambiato. La musica è più aggressiva e il testo è molto ma molto meno buonista.

Inizia l’era di CapaRezza. L’era del: è bene pensare.

Il primo disco è caustico, non risparmia nulla a nessuno, e se nel pezzo precedente, il terzo del disco, si scaglia contro una massa di personaggi famosi, il successivo “Mammamiamammà” è una accusa di tutte quelle mamme che non invecchiano mai e che fanno a gare con le figlie per rimanere giovani. Insomma quelle che siamo abituati a vedere nei vari SUV.

A dimostrazione di come l’anticonformismo al giorno d’oggi sia sempre più difficile da trovare, Capa dedica una canzone a “La gente originale”, e se ascoltate bene, vi renderete conto che gli originali sono quelli che pensano con la loro testa

(Nota personale: questi temi, li ritroveremo anche più avanti nella produzione di Capa).

“Fuck the violenza” è il brano di protesta contro la violenza del giorno d’oggi

sia la violenza delle spinte, che la violenza delle parole e dei modi di fare.

(Nota personale: canzone che starebbe bene come risposta fissa ad alcuni politici italiani)

Il disco contiene anche un brano”leggero”, una canzone in cui si cita l’altro grande capellone della musica Italiana Angelo Branduardi “La fitta sassaiola dell’ingiuria”

Ma lo stesso Capa, non esita a chiedersi se tutta questa fatica serve a qualcosa “Chi cazzo me lo fa fare”

Molta carne al fuoco, e questo era solo il primo disco, e non ho riportato tutte le canzoni!

Adesso credo capiate perché, quando nel 2003, uscì il secondo disco “Verità supposte”, Capa volle aprirlo con la traccia “Il secondo secondo me”, in cui affronta il problema del “come continuo la mia vita artistica”

(Nota personale: piccolo gioco, vediamo quanti quadri e citazioni artistiche riuscite a indovinare, io ho intravisto Fontana, Munch, Michelangelo, Pollock)

Ma anche in questo secondo lavoro non mancano le opere per pensare. Alcune dirette, “Nessuna razza”

non un semplice atto d’accusa contro il razzismo, ma, ancora, contro la “razza” che nasce dal conformismo, o come “Io vengo dalla luna”, storia di un alieno che si stupisce delle paure della gente

Capa è l’alieno, noi la gente con le nostre paure di tutti i giorni, prima tra tutte quella del diverso o di essere diversi, e come “Follie Preferenziali”, canzone contro le guerre

(Nota personale: l’inizio della canzone è “Povero Dio tirato in ballo dagli uomini, ma che religioni, sono questioni da economy”, la riporto dato che non si capisce tanto).

Altri brani “leggeri” come “Nel paese dei balordi”, presentano una lettura fiabesca della società corrotta in cui vive il povero Capocchio

(Nota personale: “…m’incammino, curvo nel vestitino, occhio basso, capo chino, chi vuole come amico un burattino?” vi siete mai sentite così? no? Male!)

Il disco sicuramente si ricorda per il brano “Fuori dal tunnel (del divertimento)”

(Nota personale: la palla bianca che lo rincorre è una citazione del telefilm degli anni ’70 “il prigioniero“, nella serie chiamata Rover, erano sentinelle che impedivano al protagonista di fuggire e raggiungere la libertà. Altra cosa: seduti a tavola, iniziano con Y-M-C… e Capa non finisce la citazione)

Brano nato come denuncia della mercificazione del divertimento…ne è diventato la bandiera. Un ribaltone, che ha portato la canzone a diventare un tormentone, la bandiera del divertimento a tutti i costi. Che tristezza, tanto che Capa scrisse un annuncio-denuncia che si può leggere qui.

I brani più divertenti, ma divertimento con cervello acceso, di tutto il CD sono, per me, “L’età dei figuranti”

e “Jodellavitanonhocapitouncazzo”, che chiude il CD, importante anche perché lega questo album al successivo

Nel 2006 esce “Habemus Capa”; che è considerato il primo concept album di CapaRezza, cioè un album in cui tutte le canzoni seguono uno stesso filo conduttore.

In questo, il filo è la morte di Capa e il suo ritorno in vita in ogni traccia del disco. L’idea originale era di creare una “Divina commedia” in musica, con il relativo contrappasso, idea presto abbandonata per la difficoltà di trovare dei giusti contrappassi.

L’album si apre con “Annunciatemi al pubblico”, in cui si rende chiaro che la morte preannunciata nel secondo disco ha fatto il suo corso.

[http://it.youtube.com/watch?v=rGa1IWynH6Q&ftm=16&rel=1]

Si prosegue poi con “Torna Catalessi”, contro i tempi sempre più stretti della vita moderna

a cui fa seguito “Gli insetti del podere”, presa in giro dei vari insetti che girano intorno al potere

La spagnoleggiante “Dalla parte del toro”, è un inno alle persone di serie B. A quelli, che come il toro da corrida, sono nati perdenti

(Nota personale: “Come Moreno e Hillary Clinton”, il primo è un noto arbitro, la seconda…beh la conoscete. “I vicoli affollati di Pamplona” fa riferimento alla festa di San Firmino, in cui i tori vengono lasciati liberi in strada e rincorrono la gente lungo un percorso)

Da segnalare il simpatico “The auditels Family”, uscito anche come singolo autoprodotto,

(Nota personale: Il video è un po’ “Famiglia Addams” e un po’ “The Rocky horror picture show“, specialmente quando come docente insegna il ballo da eseguire)

e il pezzo “Sono troppo stitico”

in cui segnala, a modo suo, i rischi per la salute nel mondo moderno, e duetta con Alfred Hitchcock.

(Nota personale: la madre lo chiama con il nome del personaggio di Psyco, Norman Bates, e viene citato anche il delitto perfetto, che è un film di Hitchcock).

Il pezzo simbolo del disco è “La mia parte intollerante”, con un capa in gabbia, simbolo delle gabbie virtuali che ognuno di noi si costruisce durante la sua vita.

L’abum si chiude con “Habemus capa”

(Nota personale: notare l’autocitazione ironica di MikiMix)

Ad inizio 2008 esce il secondo concept album “Le dimensioni del mio caos”. E a mio parere è un esperimento migliore dell’album del 2006. La storia si svolge chiaramente in tutte le tracce del disco raccordata anche da intermezzi parlati. Capa lo definisce fonoromanzo, un po’ un fotoromanzo ma fatto con la musica. Può essere visto anche come colonna sonora ad una parte del libro “Saghe mentali” pubblicato poco prima del CD, il libro è diviso in 4 parti una per ogni album pubblicato.

Il filo conduttore è la storia di Ilaria, una ragazza del ’68 portata ai giorni nostri da uno strappo spazio temporale creato dallo stesso Capa durante un concerto:

“La rivoluzione del sessintutto”

la storia poi si evolve con Capa che si innamora, non ricambiato, di Ilaria. Ilaria poi si trova così bene nei nostri tempi da ripudiare il ’68 e diventare una maniaca delle ultime novità, di internet e del cellulare

“Ilaria condizionata”

e dopo aver capito, quale grande opera sia lo spazio porto e aver conosciuto il muratore Luigi delle Bicocche che ci parla dell’inferno in cui sono stretti a lavorare. Il pezzo successivo, parla delle morti sul lavoro

“Vieni a ballare in Puglia”

(Nota personale: “i delfini vanno a ballare sulle spiagge” veramente ci muoiono, così come gli elefanti muoiono in cimiteri lontani ecc. Qui Capa usa la parola “ballare” come sinonimo di “morire” e denuncia tutte le morti che avvengono sul lavoro)

Di Luigi ci viene anche raccontata la vera storia “Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)”

(Nota personale: Video giocoso per un messaggio di profonda attualità)

Luigi, stanco di essere sfruttato e frustrato dai risultati delle elezioni politiche, “imbraccia la chitarra e diviene una rock star”. Durante un concerto spacca lo strumento e riporta tutta l’umanità alla sua antica essenza; qui l’uomo scopre che il bonobo è per molti versi più evoluto di lui

“Bonobo Power”

Ancora auguri e CapaRezza.

Al prossimo venerdì.

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