Nella mia vita di “critico musicale”, non che lo faccia come lavoro ma in bus mi intrattenevo con Roberto, tornando a casa la sera tardi commentando canzoni e musicisti, ho fatto solo due predizioni.

La prima riguardava Er Piotta con il suo “Supercafone”: l’avevo sentito in una trasmissione di Video Music e mi era parso subito uno che avrebbe “spaccato”.

L’altro era un Personaggio molto più complesso.

Quando l’ho sentito per la prima volta, aveva uno stile un po’ francese, donatogli dall’uso della fisarmonica e la giusta dose di tristezza e un look un po’ meno alcolico dell’attuale:

Vinicio Capossela, Hannover 14 dicembre 1965, è uno dei più grandi cantautori italiani che meriterebbe ancora maggior attenzione e successo.

(Nota personale: sì, mi piace un sacco, anzi due!)

La canzone che apre questo articolo è “Scivola vai via”, tratta dal primo album “All’una e trentacinque circa” pubblicato nel 1990.

Primo album e primo premio: Miglior opera prima al Premio Tenco.

L’album veniva aperto dall’allegra “Resta con me”

seguita da “Una giornata senza pretese”

(Nota personale: molto romantica. Cosa c’è di più bello di passare una giornata con la persona che si ama, così magari anche senza parlare, starci assieme senza pretese)

Dopo la già citata “Scivola vai via”, il disco si concludeva con “Stanco e perduto”

“Sabato al Corallo”

(Nota personale: un pezzo più blues, e anche se il video è fatto da un fan, la canzone sembra fatta apposta per essere ascoltata alla guida)

e il pezzo che dà il nome all’album “All’una e trentacinque circa”, qui nel video originale.

(Nota personale: notate il look, se non riuscite a riconoscerlo, Vinicio è quello seduto al piano che canta…)

L’anno successivo, esce Modì, 1991, dedicato ad Amedeo Modigliani. Nel disco, sono ancora presenti le inflessioni francesi di alcune canzoni. Con alcune belle eccezioni.

Dell’album vi propongo “25 aprile”

“Solo per me”

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“Ultimo amore”, qui in una divertente versione con Antonio Albanese nel programma “Non c’è problema”. Si vede un po’ male all’inizio.

(Nota personale: grandissimi! Albanese riesce a recitare solo con un fiore: bravo!)

e una scatenatissima “…e allora Mambo!”, che fa parte della colonna sonora dell’omonimo film del duo comico Luca e Paolo (gli stessi di Camera Café giusto per capirci).

Nel 1994, esce “Camera a sud”, caratterizzato da musiche più sudamericane.

“Non è l’amore che va via”

(Nota personale: quando una persona ci lascia, quando una storia finisce, dell’amore provato ne rimane sempre un po’ dentro di noi)

“Che cossè l’amor”, qui dal DVD dal vivo Liveinvolvo del 2003, di Liveinvolvo esiste anche un CD 1998.

(Nota personale: bella l’introduzione alla canzone. Tra l’altro questi “giochi”, questi sillogismi, Vinicio li fa spesso nei suoi concerti. Quindi se andate a vederne uno, siate pronti a questo e a ben altri nonsensi.)

e la canzone che da il nome all’album “Camera a sud”.

Questi primi lavori di Vinicio, non ho mai potuto gustarli appieno per diversi motivi. Primo fra tutti la relativa difficoltà nel reperirli, e quindi mi sono limitato a qualche passaggio su MTV e qualche pezzo alla radio.

Il primo lavoro che ho potuto sentire per intero è stato “Il ballo di San Vito” del 1996, grazie ad un CD prestatomi da un collega.

Le canzoni sono più ricche musicalmente, i testi sono più elaborati e la voce di Vinicio si esalta in gorgheggi, impennate e suoni onomatopeici.

“Il ballo di San Vito”

(Nota personale: canzone in cui “riscopre” le proprie origini)

“Corvo Torvo”

“Al veglione”

(Nota personale: Ottima descrizione del veglione del 31! Vero, no?)

“L’affondamento del Cinastic”

(Nota personale: qui altro gioco che Vinicio fa col pubblico: lo schiocco delle dita al posto dell’applauso. Nei concerti di Capossela, il pubblico è parte attiva di tutta la rappresentazione, e Vinicio lo ricambia reinterpretando i propri brani. Da wikipedia apprendo che questo brano parla del fallimentare esperimento del caffè letterario Chinasky. Dalle mie parti esiste un “caffè letterario” 2 euro un caffè! Per forza falliscono!)

“Contrada Chiavichione”

l’album si chiude con il brano “Tanco del Murazzo”

(Nota personale: qui potete vedere la copertina del disco. Capossela nascosto dal fumo di una sigaretta ad indicare il 4. Lo stesso numero di questo album, il quarto della sua produzione).

Con questo disco, Capossela, trova una nuova dimensione artistica e diventa quel folletto della musica che ad ogni lavoro ci incanta.

Nel 2000, esce il “Canzoni a manovella”. Io l’ho scoperto solo nel 2001, il 14 febbraio per la precisione, grazie ad una intervista di Daniele Luttazzi nella sua trasmissione Satyricon. Vi propongo tutta l’intervista, mentre la canzone che viene citata verso la fine, la bellissima “Con una rosa” la trovate un po’ più sotto.

(Nota personale: grazie a questa intervista, il giorno dopo, sono andato a comprare il CD)

Il disco si apre con “Bardamu”, che fa capire subito quanta atmosfera c’è in tutto il lavoro.

e dopo la un po’ criptica “Decervellamento”, si arriva alla famosissima “Marajà” con il suo stranissimo video

(Nota personale: quando pronuncia quelle parole senza senso, le si vedono “danzare” nel video. Nel libretto che accompagna il CD, i testi sono scritti in quel modo un po’ caotico, o se preferite futurista.)

Si continua quindi con la allegra “Canzone a manovella”, che vi propongo in due versioni.

La prima interpretata dal vivo da Vinicio

(Nota personale: notare il look!)

mentre la seconda è quella del CD. Bisogna menzionare chi il ideo è stato creato dagli studenti del corso di Montaggio e ripresa del centro Vigorelli.

(Nota personale: bravi! bello il video, divertente quasi come la canzone)

Nel continuo saliscendi di emozioni, dopo la tempesta di “Canzone a manovella” arriva un pezzo serio con “I Pagliacci”, una lettura delle maschere che indossiamo ogni giorno e di come, nonostante tutto, lo spettacolo deve andare avanti.

A seguire i Pagliacci, c’è una canzone dedicata alla morte “Marcia del Camposanto”

E questa conclude la parte “dolorosa” del disco che pian piano, si dirige verso le canzoni amorose.

Si inizia con “Solo mia”. Attenzione qualche nudo nel video, io vi avverto.

e diciamo che questa “Solo mia” può parlare benissimo di un amore finito. A ruota arriva dall’est “Corre il soldato”, la canzone che un soldato canta pensando alla sua lei.

(Nota personale: a me sembra che il soldato stia partendo e non tornando a casa…)

“Signora luna”, un uomo chiede aiuto alla luna per ritrovare la sua amata.

e quindi la bellissima “Con una rosa”.

(Nota personale: attenti che con una canzone come questa c’è il rischio di innamorarsi)

Seguita dalla, a suo modo, altrettanto romantica “Nella pioggia”.

(Nota personale: come amo la frase “gli ombrelli sbocciano agl’angoli” quasi fossero fiori che aspettano solo la pioggia per nascere)

Il disco si chiude con la canzone-saluto “Resto qua”

“Canzoni a manovella” è stato eletto miglior album del 2001.

Nel 2003 viene pubblicato “L’indispensabile”. Un’antologia che contiene un unico inedito “Si è spento il sole”, cover di Adriano Celentano.

(Nota personale: Canzone toccante, che sento molto vicina. La luna è interpretata dal padre di Vinicio. Bella l’apertura, ricorda molto vagamente l’inizio del film “C’era una volta il West” di Sergio Leone)

Nel 2006 pubblica un altro miglior album: “Ovunque proteggi”. Titolo suggerito da quelle targhette adesive con l’immagine dei santi che una volta si appendevano in auto.

Il disco si apre con “Non trattare” qui il video ufficiale tratto da “Nel niente sotto il sole”.

“Ovunque proteggi” per me è stato il disco più difficile da sentire. Inizia con dei brani selvaggi, carnali, brani che ti prendono allo stomaco come “Non trattare”, oppure “Brucia Troia”, qui in una registrazione dal vivo.

o anche “Moskavalza”

Il disco presenta anche dei pezzi più leggeri, come “Dalla parte di Spessotto”, qui in un assaggio di un minuto circa, che spezza l’arroganza delle prime tre tracce inserendosi tra “Brucia troia” e “Moskavalza”

o come “L’uomo vivo (Inno alla gioia)”, una dissacrante, ma non troppo, rilettura delle processioni che si fanno nel nostro bel Paese…con il colpo di scena “quel Cristo che cristo di legno è tornato cristiano”

Per arrivare, dopo aver passato le grinfie di “Medusa Cha cha cha”, pezzo divertente che descrive la povera Medusa come una ragazza attratta dagli uomini…ma con cui non riesce a combinarci nulla, “Nel blu”

Che marca l’inizio della parte più melodica del disco.

“Dove siamo rimasti a terra Nutless”, una canzone dedicata alle occasioni mancate, a quei treni persi, che ti lasciano a terra, senza che tu te ne accorga

“Pena del alma”

Dopo “Lanterne rosse”, si arriva al pezzo musicalmente più complesso di tutto il disco “S.S. dei naufragati”

(Nota personale: “Acqua! Acqua! Acqua in ogni dove…e neanche un goccio da bere” avete mai sentito una frase più disperata?)

per concludersi con la soave “Ovunque Proteggi”. Un pezzo da suonare delicatamente in punta di dita.

“Ovunque Proteggi”, è stato il primo, e per ora unico, concerto di Capossela che sono andato a vedere.

Cose da ricordare del concerto:

– le coreografie. Per tutto il tempo, alle spalle di Vinicio sono state proiettate delle ombre cinesi e giochi di luci che descrivevano le canzoni o le accompagnavano. Sublimi!

– la fantastica rappresentazione de “S.S. dei Naufragati” come quella del video che vi ho proposto, ma dal vivo mette veramente i brividi.

– il fatto che ci sono andato col dinamico Roberto. Più che altro perché l’ha chiesto a mezzo mondo e tutti gli avevano dato il due di picche.

– il fatto di essere stato l’UNICO in tutto il teatro ad aver capito una battuta di Vinicio. Di aver riso e di aver applaudito. TUTTO DA SOLO!

– e per ultimo quella più importante di tutte. Di essermi divertito come un matto, di aver urlato, cantato e “ballato” a più non posso!

Concludo con un’anteprima, un video dall’ultimo album “Da solo”, che esce proprio oggi venerdì 17 ottobre!

Il nuovo lavoro, viene definito così da Vinicio

«Il nuovo album è un disco per piano e strumenti inconsistenti, ossia quegli elementi che possono stare intorno al pianoforte e dargli un’aura, del pulviscolo sonoro. Voce e pianoforte sono centrali in questo disco che è soprattutto di ballate. Gli strumenti inconsistenti fanno da coro, danno spazio e profondità. Rivestono il pianoforte come un maglione». (Vinicio Capossela ad America Oggi, quotidiano per la comunità italiana negli Stati Uniti, 30 giugno 2008)

“Il Gigante e il mago”

e visto che domani andate a fare la spesa, comprate anche il CD di Capossela.

Altra cosa: se andate a vederlo dal vivo, gridategli un caloroso “Ovunque proteggi”, abbiamo bisogno di artisti come lui. Che Dio, o il santo degli artisti, lo tenga sempre d’occhio e lo protegga ovunque.

Ah, per le date dei concerti vi consiglio di visitare il sito ufficiale di Vinicio: qui.

E noi…Al prossimo venerdì.

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