Tutti gli strumenti musicali esistono principalmente perché imitatori della voce umana. In diverse misure tentano di riprodurne le sfumature o, in alcuni casi, di superarne alcune limitazioni.

Sono assolutamente necessari per creare della musica?

In realtà no. L’essere umano è in grado di creare musica con il proprio corpo. Anzi basta solo la voce.

Ecco un esempio, The Housemartins “Caravan of love”

(Nota personale: video molto divertente per una canzone con un forte messaggio di amore fraterno. Uno dei signori che appare in questo video è Fatboy Slim, il dj inglese responsabile per musiche come “Gangster Trippin’ “)

Canzoni eseguite in questo stile, cioè senza l’aiuto di strumenti con la sola voce vengono dette “a cappella”. È uno stile antichissimo che possiamo far risalire direttamente alla preistoria, quando i nostri progenitori cantavano senza l’aiuto di strumenti: l’unico a loro disposizione era il proprio corpo.
Il termine “cappella” deriva dal canto gregoriano che viene eseguito nelle cappelle delle chiese dai monaci senza accompagnamento strumentale.

Un esempio significativo è il seguente “Salve regina” cantata dei monaci dell’abbazia di Notre Dame

Appaiono chiare le similitudine, come appare chiaro che il canto a cappella è più “libero” rispetto al canto gregoriano che deve seguire delle rigide regole stilistiche. A sua volta il canto gregoriano prende spunto dalla tradizione religiosa Ebraica, che non ammette l’uso di strumenti musicali durante le celebrazioni.

In America, lo stile a cappella, si affermo da prima nelle corali delle chiese e da queste pian piano esce generando delle “contamizioni” e “ramificazioni”.

Tutti conosciamo il gospel, in inglese Vangelo, cioè quella forma di “preghiera cantata” che pian piano ha perso un po’ della connotazione strettamente religiosa e ormai ha contaminato un po’ tutto il mondo.

Vi propongo il Soweto Gospel Choire in “The Lion Sleeps Tonight”

(Nota personale: Il coro, originario del Sud Africa, ha anche partecipato all’evento Live Earth e augurato un buon compleanno al presidente Nelson Mandela.)

Oltre al gospel, un altro esempio di “derivazione” sono i “barbershop quartet”, letteralmente “quartetti da negozio del barbiere”. La definizione deriva dall’origine del gruppo dei Mills Brothers, che impararono a cantare nel negozio da barbiere del loro padre. I Mills furono tra i primi “barber quartet” a raggiungere una fama nazionale arrivando a vendere nella loro carriera circa 50 milioni di dischi.

Qui eseguono “Paper Doll”

All’inizio della loro carriera, anni ’20-’30, usavano la loro voce imitare gli strumenti musicali. Il tutto prende spunto da una loro partecipazione ad un concorso. Uno di loro doveva accompagnare i fratelli con un kazoo, non ritrovandolo imitò una tromba usando le mani e la voce e quindi passarono all’uso dell’ukulele e di altri strumenti.

Questo genere di quartetti ormai è un pezzo di storia ormai senza tempo, come dimostra questa rivisitazione trekkiana:

Comunque lo stile di cantare a cappella non è affare solo “straniero”. Non possiamo scordarci dei nostri bravi Neri per caso “Sentimento pentimento”

O i meno conosciuti “Voci Atroci”, qui mentre fanno da strumenti alla grandissima Mina.

Le Voci Atroci, si permettono il lusso di imitare gli strumenti con la loro voce. Ancora più chiara è questa loro performance in cui musicano un vecchio cartone animato.

(Nota personale: il cantante in primo piano è Andrea Ceccon, che adesso potete vedere a Colorado cafè come maestro del vapfanghala)

Questa è un’ulteriore “variazione” dello stile a cappella che riporta la voce ad essere padrona assoluta della melodia: la tecnica del beatbox.

Non so voi, ma io vado a provare.

Al prossimo venerdì.

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