Il tizio un po “ammaccato”. … Sono rimasto a casa 15 giorni e non mi ricordavo più quanto fosse odiosa questa maledetta corriera. Non sopporto più i ragazzini idioti, a volte mi chiedo se ho fatto bene ad accettare il posto da bidello al liceo, passo buona parte della mia giornata a pulire i loro cessi e le aule che vengono lasciate come dei campi di battaglia… … Vorrei vederli a combattere sul serio questi mocciosi figli di mamma, sono solo dei buoni a niente. Però questo lavoro, per quanto sia pidocchioso, mi da di che vivere e soprattutto e’ l’unica attività onesta che sono riuscito a trovare … … Ma è meglio non pensarci, non vedo l’ora che arrivi domenica, la squadra gioca fuori casa e sarà la mia prima trasferta da ultra’. Faccio parte della banda da 4 mesi, sono stato a tutti gli incontri in casa, ma solo 2 settimane fa sono riuscito a guadagnarmi i “galloni” per meritare la trasferta, infatti siccome avevamo vinto dopo tante sconfitte, finita la partita, ancora con i “colori” addosso e le bandiere, siamo andati a farci qualche birra (ad essere sinceri molte birre) nel nostro covo, quando siamo usciti era mezzanotte, e anzichè andare a casa, abbiamo continuato a festeggiare in giro per la citta. Dopo quasi 2 ore di scorribande mi sono staccato un attimo dal gruppo per andare a pisciare in fondo ad un vicolo. Ancora con l’arnese in mano, ho sentito una lattina vuota e accartocciata colpirmi (piano) alla nuca, pensando che me l’avesse tirata addosso uno dei miei compagni, mi sono girato così com’ero per mandarlo a quel paese. Purtoppo non si trattava di uno dei ragazzi, ma del capo di un gruppo molto numeroso di ultrà avversari che mi hanno accerchiato osservando, con cattiveria mista a disprezzo, la mia maglia e la mia bandiera. Io ero terrorizzato, mi trovavo circondato da più di 30 mastini assetati di sangue, smaniosi di farmi a pezzi, non avevo vie di fuga, non vedevo nemmeno l’ombra dei miei compagni, e come se non bastasse avevo i calzoni slacciati ed i “gioielli di famiglia” in bella mostra. Ho subito capito che l’unica via di scampo era dissimulare la paura e “fare il duro”, quindi sono rimasto immobile ed inespressivo. I miei “carnefici” avevano deciso di giocare come il gatto con Il topo, quindi anziché aggredirmi tutti insieme, mi hanno preso in giro con frasi del tipo: “hei! dobbiamo scappare, ha la miccia cortissima, potrebbe esplodere da un momento all’altro!”, oppure: “attenti! Ha dei poteri magici!, e’ riuscito a farsi scomparire il pisello!”. Io intanto rimanevo immobile ed indifferente. Il capo della banda, capendo che le offese sulle mie dimensioni non mi intimidivano, ha deciso di passare a minacce più pesanti e mi ha detto: “Senti un po, la tua maglia non mi piace per niente, te la devi togliere subito, e visto che hai già i calzoni slacciati, togliti pure quelli, così a turno ti facciamo il “servizietto”. (dicendolo mimava un rapporto sessuale ondeggiando con il bacino). Non riesco nemmeno a descrivere a quale livello sia arrivata la mia paura, non si trattava di minacce fatte a vuoto, quei maledetti avevano veramente deciso di violentarmi!, se l’avessero fatto sarei stato rovinato per sempre, un “finocchio incapace di difendersi”, non potevo subire un’umiliazione del genere, piuttosto la morte!, quindi ho raccolto tutto il mio coraggio, ho cercato di impostare la voce con il tono più “sicuro” che mi riusciva ed ho risposto: “io i colori non me li tolgo”, non sono riuscito a terminare la frase che subito uno degli “scagnozzi”, un ragazzo poco più grande degli studenti che ci sono in quest’autobus, si è avventato su di me, sferrandomi un calcio potentissimo fra le gambe. E’ stato come un black out elettrico, ho visto tutto buio, ho perso i sensi credo per 1 secondo, e poi mi sono “risvegliato” a terra, piegato in 2 e senza respiro. Stranamente anche in questo caso non mi hanno dato il colpo di grazia, anzi mi hanno permesso di rialzarmi, ed uno di loro mi ha detto: “Avanti, togliti quella maglia schifosa e abbassati i calzoni, vedrai che ti piacerà!”. Io non so dove ho trovato la forza, ma sono riuscito a guardare dritto negli occhi il capo dicendogli: “Ma ti faccio così tanta paura che mandi i tuoi amichetti frocetti a picchiarmi?”, questa mia reazione lo ha mandato su tutte le furie, mi si è scagliato addosso pronto a sferrare un destro esplosivo, io aggrappandomi alla forza della disperazione, gli sono andato incontro ed usando tutto il mio peso mi sono proiettato con la testa bassa, come un ariete, contro la sua faccia. L’impatto è stato fortissimo, io ho avuto la sensazione che la mia testa si fosse aperta come un’anguria, ho iniziato a sentire una violentissima emicrania e mi sono accasciato al suolo, nel cadere però ho visto le condizioni del mio avversario, gli avevo letteralmente sfondato il naso, era una maschera di sangue, e dalla sua bocca usciva un grido misto di dolore e rabbia. Vederlo in quelle condizioni mi ha fatto star bene, ero sicuro che non sarei uscito vivo da quel vicolo, ma almeno non sarei morto senza sparare nemmeno un colpo. L’euforia per la momentanea vittoria è durata pochi istanti, mentre ero ancora a terra tutti i membri della banda mi hanno circondato ed hanno iniziato a prendermi a calci e bastonate, io mi sono raggomitolato su me stesso cercando di proteggere la testa ed il torace, ho ricevuto tanti colpi alla schiena che mi stupisco di avere ancora una colonna vertebrale. Stavo perdendo lentamente i sensi, non avevo più nessuna cognizione della realtà. Ad un certo punto però ho iniziato a provare un minimo sollievo, la frequenza e l’intensità delle percosse sono diminuite quasi improvvisamente. Io ne ho approfittato per rotolare il più lontano possibile e cercare un appiglio per rialzarmi, quando sono riuscito a riprendere il contatto con la realtà ho visto i miei compagni ultrà che picchiavano selvaggiamente gli agressori. Era arrivata la cavalleria, per fortuna, non vedendomi piu’ tornare, erano venuti a cercarmi, si erano accorti della situazione ed avevano organizzato un agguato per salvarmi. La rissa e’ durata parecchio, volavano calci, pugni e bastonate, inoltre i ragazzi della mia banda si erano procurati alcune bottiglie di vetro rotte, e ne stavano facendo buon uso. I miei amici stavano avendo decisamente la meglio, io ero talmente ammaccato e frastornato che mi sono limitato a fare lo spettatore, ma quando ho individuato il tizio che mi aveva quasi castrato con un calcio, che le stava prendendo di santa ragione, ho raccolto una mattonella di porfido che si stava staccando dal marciapiede, mi sono avvicinato e gliel’ho lanciata in bocca con tutta la mia forza, mi auguro di avergli rotto tutti i denti!, poi mi sono procurato una bottiglia rotta, con la quale ho sfregiato la sua guancia destra, così ogni volta che si guarderà allo specchio si ricorderà che e’ stata una pessima idea darmi quel calcio. La “festa” si è interrotta quando abbiamo iniziato a sentire le sirene della polizia, in pochi secondi c’è stato un fuggi fuggi generale, sia noi che i membri dell’altra banda ci siamo dileguati, gli sbirri una volta arrivati sono riusciti ad acciuffare solo i due nostri nemici più idioti, che non conoscendo la zona sono finiti in un vicolo senza uscita. Durante la fuga io sono stato trasportato a spalla, dal nostro compagno più robusto, un colosso alto 2 metri che lavora come traslocatore. Una volta al sicuro, ho cercato di fare una stima dei danni: in generale mi sentivo come se fossi stato investito da un treno, avevo un bernoccolo molto vistoso poco sopra la fronte, sentivo un dolore molto intenso alla schiena ed ai fianchi, ma non mi sembrava di avere nulla di rotto. Per fortuna nessuno in quella banda di vigliacchi si era reso conto che c’erano delle mattonelle di porfido a disposizione, altrimenti mi avrebbero lapidato. Sarei dovuto andare in ospedale, ma la cosa che mi importava di più era ringraziare i ragazzi, erano tornati ad aiutarmi, avevano affrontato avversari molto pericolosi e mi avevano salvato la vita, nessuno si era mai dato così da fare per togliermi dai guai, nel dire loro tutto questo riuscivo a stento a trattenere le lacrime. Il nostro capo mi ha detto che mi ero comportato bene, nonostante la situazione drammatica ero stato deciso e coraggioso, non avevo tradito i colori e avevo ridotto due dei nostri nemici (di cui uno era addirittura il capo) molto male. Per questi motivi mi ero meritato di far parte della banda senza restrizioni e quindi di partecipare alle trasferte. Stavolta non sono riuscito a trattenermi ed ho iniziato a piangere di gioia. Mi sentivo come un cavaliere durante la cerimonia di investitura, avevo trovato una famiglia, dei fratelli con i quali affrontare qualsiasi pericolo, avevo una fede, dei principi di lealtà nei loro confronti, che avrei rispettato per sempre. Per la prima volta nella mia vita sentivo che non sarei stato solo. Rimaneva comunque il problema di trovare un ospedale dove andare a “farmi aggiustare”, se fossi andato al più vicino pronto soccorso, gli infermieri che conoscevano tutti noi ultrà avrebbero avvisato la polizia, che ci stava ancora cercando, sarebbe stato come andare a costituirsi. Dopo averci pensato un po, il capo ha ordinato che mi venisse data una camicia, da sostituire alla mia maglia della squadra (dopo averla difesa con tutte le mie forze mi dispiaceva toglierla, ma gli ordini erano ordini). Poi mi hanno caricato in macchina e mi hanno portato al pronto soccorso della città vicina. Li non mi conosceva nessuno, cosi’ dopo aver dichiarato di essere stato aggredito e derubato da una banda di albanesi (che funzionano sempre bene come capri espiatori), sono stato curato (per fortuna non avevo niente di grave, e gli esami avevano escluso ferite interne), ho sporto la falsa denuncia presso il posto di polizia del pronto soccorso, dove un agente assonnato ha raccolto le mie dichiarazioni, ho capito chiaramente che nè lui nè nessun’altro suo collega avrebbe mai fatto niente per cercare i miei misteriosi aggressori extracomunitari, e la mia denuncia sarebbe rimasta nei loro archivi a coprirsi di polvere (d’altra parte si sa che gli sbirri anziché andare a caccia dei veri criminali, sanno solo rompere le scatole a noi ultra’). Una volta finito al pronto soccorso mi hanno riportato a casa, dove sono crollato sul letto ed ho dormito per quasi 12 ore. Per i 15 giorni successivi sono rimasto a casa in convalescenza, riprendo a lavorare oggi, sono ancora un po ammaccato ma mi sento in forma e non vedo l’ora di godermi la prima trasferta, e soprattutto attendo con ansia il girone di ritorno, per restituire la visita ai farbutti che mi hanno picchiato… . … Che combinazione! l’autoradio sta trasmettendo “Go west” degli Pet Shop Boys, allo stadio usiamo le stesse note per cantare molti dei nostri cori …. ——————————————————————————————

Con questo personaggio si conclude il racconto sull’autobus, effettivamente un autobus può contenere 50 persone, mentre io ne ho descritte solo 10, ma per ora, non mi viene in mente nessun’altra storia. Non escludo di ritornare su questo fatidico autobus ed aggiungere qualcosa, comunque se qualcuno di voi pensa di poter aggiungere qualche altro personaggio con la relativa storia, si faccia pure avanti, potete anche solo suggerirmi il personaggio ed un abbozzo della storia, poi posso provare a sviluppare il tutto con un po di tempo. Come per il racconto precedente vi chiedo di farmi sapere se vi è piaciuto o meno e se avete qualche critica (spero costruttiva) da sottopormi. Ciao a tutti. Roberto

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