Come avete, come abbiamo imparato a parlare?

Abbiamo imparato per imitazione. Emettendo dei suoni che sentivamo attorno a noi.

Suoni che si sono innestati nel nostro subconscio, nel nostro cervello e che ci hanno modellato. I nostri primi suoni, i nostri primi vagiti, messaggi-base, grani di suono senza senso per chi ci era vicino, sono stati pian piano sovrascritti dal linguaggio che usiamo. Ne siamo stati esposti e ne siamo rimasti contagiati.

Il linguaggio ha agito su di noi, cambiando i nostri messaggi-base con altri: si è comportato come un virus, e come un virus continua a modificarsi e a contagiare.

Laurie Anderson “Language is a virus” (“Il linguaggio è un virus”)

(Nota personale: il video è del 1984. Ci sono immagini, suoni, scritte, balletti. È multimedialità allo stato puro.)

Laurie Anderson, classe 1947, è una performance artist, musicista e scrittrice americana. Ha iniziato la sua carriera nel negli anni ’70 dedicandoci ad esibizioni artistiche svolte in strada. La prima performance è del 1972 “Automotive” e prevedeva di riprodurre con i clacson delle auto una sinfonia. Quella più citata, è “Duets on Ice”, in cui suonava un violino che conteneva all’interno un registratore riproducente dei loop musicali che si sovrapponevano alla musica che lei suonava. Laurie indossava dei pattini da ghiaccio le cui lame erano inglobate in due blocchi di ghiaccio. La performance finiva con lo scioglimento dei blocchi che faceva in modo che non potesse più rimanere in piedi.

La sua opera musicale, inizia nel 1981 con l’album “You’re the Guy I Want To Share My Money With” (“tu sei la persona con cui voglio condividere i mie soldi”). Un doppio album in cui collaborava con John Giorno e William S. Burroughs. L’album era suddiviso così: la prima facciata conteneva opere di solo Laurie, la seconda di solo di John Giorno, la terza solo di William S. Burroughs. La quarta era una faccia contenente opere di tutti e tre, ma a seconda di dove si metteva la testina, si poteva sentire solo una composizione per artista.

Di questo lavoro, preso dalla versione CD, vi propongo due brani:

“Closed Circuits” (“Circuiti chiusi”)

“Dr. Miller”

(Nota personale: Entrambi sono dei pezzi molto duri da ascoltare, vista presenza di suoni “sintetici” molto aspri. In “Dr. Miller” si possono sentire all’inizio quelli che sembrano essere dei clacson. Potrebbe trattarsi di una ripresa dei primi lavori fatti da Laurie)

Se volete esaminare più a fondo questo disco, qui potete sentire degli estratti di tutti i brani.

Il secondo disco è del 1982, “Big Science” (“Grande scienza”), che da molti viene considerato come il vero debutto della Anderson. Il disco è un estratto del lavoro/performance artistica di otto ore “Unite States Live”.

Da segnalare, “From the Air” (“Dall’aria”), descrizione di un aereo che precita

Il pezzo verrà ripreso in qualche canzone hip hop dopo il celebre 11 settembre.

Da ricordare anche la title track “Big science”

e un pezzo famoso da noi, per essere stato la colonna sonora di uno spot contro l’AIDS, quello in cui le persone ammalate erano circondate da una riga rosetta-viola

Vorrei ricordare che l’AIDS non è scomparsa dal mondo e non è ancora stata sconfitta. Di AIDS ogni giorno continuano a morire persone. Non ne sentiamo più parlare in TV, ne leggiamo nei giornali solo perché è passata di moda.

Mentre questo è il video “O Superman”

piccola segnalazione, l’album si chiude con il brano il cui titolo è una istruzione da linguaggio di programmazione “Let X=X”, cioè “sia x uguale a x”.

L’album successivo, “Mister hearthbreak” (“Signor Crepacuore”) del 1984, considerato molto più musicale del precedente lavoro, vede la collaborazione di Peter Gabriel e di Burroughs. Del disco segnalo “Sharkey’s Day” (“il giorno di Sharkey”), uscito anche come singolo

e “Excellent Birds” (“Uccelli eccellenti”) con Peter Gabriel

Molti di questi video sono tratti da “Home of the Brave” (“La casa del Coraggio”) il film concerto del 1986 girato e recitato da Laurie, che riprende le sue esibizioni del 1985 tenute a Brooklyn.

Nello stesso film “Radar”,

e l’interessante “Late show” (“Spettacolo nottorno”, “late” sarebbe tardi, quindi si dovrebbe tradurre con “Spettacolo che si tiene tardi”

Che strano suono fa quel violino vero?

In realtà non è un violino, è uno strumento chiamato tape-bow violin, traducibile per rendere l’idea in violino con archetto-nastro. Si tratta di un violino, il cuo archetto è composto da nastri magnetici preregistrati, come quelli delle audio cassette per intenderci, e al posto delle corde, presenta la testina di un normale lettore di musicassette. Nel video la vediamo usare una delle versioni più recenti, in cui non sono più usati i nastri magnetici e le musiche/frasi sono dei campioni MIDI. La voce che si sente è di William S. Burroughs, che aveva già lavorato con Laurie (il primo lavoro del 1981 citato all’inizio) e che nel video vediamo ballare un tango assieme a lei. Burroughs è il creatore della frase “Language is a Virus from outer space”(“Il linguaggio è un virus che proviene dallo spazio profondo”) che da appunto il titolo al brano.

Il tape-bow violin, non è l’unico strumento inventato dalla Anderson, esiste anche il talking stick (bastone parlante). Si tratta di una barra di circa 2 metri che riproduce dei suoni basati sulla teoria della sintesi granulare, cioè i suoni sono registrati con una durata brevissima  da 1 a 50 millisecondi, muovendo e toccando la barra si ottengono suoni che variano a seconda dei movimenti. Userà questo strumento nel suo lavoro su Moby Dick.

Il lavoro successivo, “Strange Angels” (“Strani angeli”) 1989 fu ritardato più di un anno. La Anderson doveva andare a scuola di canto! Non è una battuta e teniamo presente che lei nasce come performance-artist e quanto fatto finora si basava moltissimo sul linguaggio parlato.

Il risultato è molto, molto differente dai lavori precedenti, tanto che fu “accusata” di aver rinnegato le sue origini di performance-artis. Alcuni esempi:

la title track “Strange Angels”

“Ramon”

e il pezzo conclusivo “Hiawatha” (il sonoro non è dei migliori)

(Nota personale: effettivamente il cambiamento rispetto ai lavori precedenti è notevole. Grazie alle lezioni di canto, Laurie scoprirà di essere un mezzo-soprano.)

Gli anni ’90 la vedono impegnata su diversi fronti. Presentatrice del programma “The human face” (“Il viso umano”) per la BBC, un programma che analizzava la “storia” del volto umano nell’arte e nella scienza, doppiatrice nel film a cartoni “I Rugrants”. Solo nel 1994, uscì il suo settimo album “Bright Red” (“Rosso chiaro”), coprodotto con Brian Eno, che continua la ricerca sul linguaggio pop della musica non abbandonando le sonorità “strane” che l’anno caratterizzata da sempre. L’album è suddiviso in due parti la prima da anche il titolo all’opera “Bright Red” mentre la seconda si chiama “Tightrope” (“Corda tesa”, con un riferimento a quella dei funamboli).

dalla prima parte “Speak my language” (“Parla il mio linguaggio”)

(Nota personale: abbastanza inquietante quel “Daddy Daddy. It was just like you said. Now that the living outnumber the dead”, cioè “Papi Papi. Era proprio come dicevi. Adesso che i vivi superano in numero i morti”.)

e “Freefall” (“Caduta libera”)

mentre dalla seconda parte vi propongo “Poison” (“Veleno”)

la title track “Tightrope”

e il pezzo di chiusura “Same time tomorrow” (“Stessa ora domani”)

(Nota personale: tremendamente opprimente e geniale, l’appuntamento “stessa ora domani” che ci viene riservato dalla sveglia)

Il lavoro successivo del 1995 “The ugly one with jewels” (“Quella brutta coi gioielli”), segna un ritorno all’uso del parlato. L’album è un estratto di storie e dialoghi dalla performance “Stories from the Nerve Bible” (“Storie dalla Bibbia dei Nervi”).

Per farci un’idea del disco “The ugly one with jewels” (il video non centra nulla, è in realtà Laurie che interpreta dal vivo “O Superman”)

Nel pezzo si parla dell’esperienza che ha avuto la Anderson con la popolazione dei Tzotzil, una popolazione indigena del Messico, dove venne soprannominata Lausha, che significa “quella brutta con i gioielli”. I gioielli in questione, erano le lenti a contatto che usava e che nessun Tzotzil aveva mai visto prima.

Sempre negli anni ’90 creò una serie di presentazioni multimediali, la più importante delle quali è “Songs and Stories From Moby Dick” (“Canzoni e storie da Moby Dick”).

Nel 2001 pubblicò “Life on a string” (“La vita su una corda”) che contiene anche alcuni pezzi tratti dalla presentazione multimediale su Moby Dick, come ad esempio “One white whale” (“Una balena bianca”)

e una canzone dedicata alla morte del padre “Slip Away”. Per “Life on a string”, il regista Steve Lippman ha realizzato il seguente corto metraggio

(Nota personale: che a mio parare, rappresenta la summa di tutte le contaminazioni visive, uditive e di linguaggio che Laurie ha creato nella sua carriera.)

Nel 2003 Laurie Anderson è divenuta la prima, e per ora unica, artista ufficiale della N.A.S.A., questo gli ispirerà la performance “The end of the Moon” (“La fine della luna”)

Il 12 aprile del 2008, ha sposato Lou Reed, con cui aveva iniziato a collaborare in alcuni pezzi dell’album “Brigth Red”.

Per il 2009 è atteso il nuovo album “Homeland” (“Patria”). Questo è un video dal vivo di “Only An Expert” nel tour di promozione dell’album (che doveva uscire nel 2008…)

Vi consiglio di continuare la scoperta di questa artista che ha fatto del contagio tra linguaggi differenti, tra modi di comunicare differenti, la sua caratteristica principale, sul suo sito ufficiale: http://www.laurieanderson.com, anche perché in alto sulla sinistra un po’ nascosto c’è un piccolo player con cui sentire alcune canzoni in qualità più che decente. E non perdete neppure il minisito dedicato a “Homeland” in cui potete avere un assaggio delle sue presentazioni multimediali http://www.laurieanderson.com/microsites/Homeland/index.html.

(Nota personale: bella l’idea “we dig down in the ocean”, “abbiamo scavato nell’oceano” e le parole scendono come se scendessero verso il fondo dell’oceano, “swing up to the stars”, “oscillammo su sino alle stelle” e le parole salgono come se volessero arrivare in cielo. Forte!)

Spero abbiate gradito questo incontro con un’artista che ha da sempre indagato l’impatto della tecnologia nella comunicazione ed è riuscita a collegare tra loro linguaggi differenti.

Al prossimo venerdì.

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