Diciamolo, tutti almeno una volta ci siamo innamorati.

Se non era di una persona era di un’idea, di un oggetto o di un animale.

Io, continuo ad amare visceralmente le Lamborghini e le liste/classifiche.

L’ultima che mi è capitato di vedere, proviene da quel blog che, forse considerandolo antagonista, leggo molto di rado SoundsBlog.

Nel post Cover Story : Love Will Tear Us Apart, viene chiesto ai visitatori di votare qual è la più bella cover della canzone dei Joy Division, “Love will tear us apart”  appunto (in italiano “L’amore ci separerà”, in realtà “to tear apart” in inglese ha anche un significato molto più duro del nostro separare, per rendere l’idea si potrebbe dire che “L’amore ci dilanierà”).

Naturalmente dato che noi siamo “meglio” di SoundsBlog, riprendiamo sì la loro lista, ma la arricchiamo con qualche nota sui gruppi che interpretano la cover.

I Joy Division, erano un gruppo post-punk britannico nato nel 1977. Al loro attivo ci sono solamente 6 dischi. Caratteristica delle loro esibizioni live, gli eccessi, le digressioni, le degenerazioni e le movenze di Ian Curtis, front man del gruppo.

“Love will Tear Us Apart”, diversa dalle sonorità tipiche del gruppo, è ritenuta il suo capolavoro. Si tratta di una risposta tragica, o forse solo molto realista, a quella “Love will keep us together” (“l’amore ci terrà assieme”) di Neil Sedaka

Nel maggio del 1980, a pochi mesi dalla separazione dalla moglie, dalla pubblicazione della canzone e dall’inizio della tournée americana, Curtis si toglie la vita nella sua casa di Macclesfield.

Joy Division “Love will tear us apart”

(Nota personale: video dal montaggio serrato, colori acidi, il tutto seguendo il più possibile la canzone. bello)

Dopo la morte di Curtis, gli altri membri dei Joy Division fondarono i New Order. La band all’inizio continuò sullo liste del precedente complesso, giungendo poi a produrre pezzi decisamente più pop.

Questa è la loro cover

(Nota personale: stessa canzone, quasi gli stessi interpreti, risultato completamente differente. Qui mi pare quasi che manchi quella sfumatura di sconfitta che appariva nella versione originale).

The Cure gruppo inglese contemporaneo ai Joy Division, potrebbero essere defini quasi dei loro cugini, ma molto  più  dark ad iniziare nell’aspetto del loro cantante. Fecero da spalla in alcuni concerti della banda di Ian Curtis e gli dedicarano il pezzo “An Holy Hour“. Questa la cover (il video è fatto da un fan…)

Attivi dal 1982 al 1997, anche il gruppo americano The Swans, che in parte riprendevano i tratti caratteristici di gruppi come Killing Joke e in parte degli stessi Joy Division, propose nel 1988 una loro versione, anzi sembra ne fecero addirittura 4:

Squarepusher, ovvero il musicista inglese Tom Jenkinson, propone, nel 2004, questa revisitazione-remix con una voce sussurrata che sembra provenire dal telefono e sempre sovrastata dalla musica

Nel 2006, il duo norvegese Susanna and The Magical Orchestra, propone una rivisitazione addirittura da “ballo della mattonella”, in perfetta linea con il pop lento e calmo delle loro produzioni.

(Nota personale: video girato interamente di profilo e  in contro luce…calmo, lento come la canzone)

Tentiamo di riprenderci con i Moonspell, che nel 2001 rilasciarono una versione gothic black metal del pezzo di Curtis.

(Nota personale: mi pare anche troppo sovrabbondane. L’organo va bene per il gothic, ma non mi piace in questa canzone)

Sembra incredibile, ma di una canzone punk, si può ricavarne anche una versione lounge, buona per quando siete al mare. Lo hanno fatto nel 2004 i Nouvelle Vague, gruppo francese specializzato in cover

(Nota personale: i fischietti alla fine del pezzo, fanno troppo bagnino…evito)

Mi fermo qui.

La mia preferita? L’originale.

Al prossimo venerdì.

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