Yves Klein, era un artista pittore  francese.

Ha inventato una differente tonalità di blue che non può essere rappresentato correttamente dalle attuali macchine fotografiche: lo International Klein Blue.

Tonalità e colore sono termini usati anche nella musica.

Nota introduttiva: per quanto possibile ho cercato di riportare le versioni dei brani rispettandone gli anni d’uscita. Non sempre mi è stato possibile, non me ne vogliano gli esperti.

Davis Miles. Nacque ad Alton, Illinois nel 1926 in una famiglia agiata. Padre dentista e madre abile col piano. Nel ’27 la famiglia si trasferisce a St. Luois, lì Miles crescerà a stretto contatto con le discriminazione razziali dei bianchi.

Fin da piccolo fu appassionato di box e la praticò praticamente tutta la vita.
All’età di 13 anni suo padre gli regala il suo primo strumento musicale, una tromba. Il suo primo primo insegnante fu un cliente di suo padre Elwood Buchanan che insistette nel non usare la tecnica del vibrato. Questo regalerà a Miles un suono “pulito” che lo contraddistinguerà per tutta la sua carriera.

Nel 1944, si trasferisce a New York. Qui ritrova due suoi idoli Charlie Parker e Dizzy Gillespie, con entrambi cui aveva suonato nella band Billy Eckstine. Ritrovare Bird e Biz permetterà al giovane Miles di entrare in contatto con personaggi storici come Thelonious Monk, Tadd Dameron, Kenny Clarke e Freddy Webster. In questi anni, sino al 1948 circa, Miles fa il suo apprendistato seguendo in tournée Parker.

Nel 1949, Davis si presenta al pubblico con un’inedita formazione di 9 elementi.  Gli anni ’40 sono gli anni del bebop, il nonetto, che ebbe vita breve, si presentava al pubblico con un sound diverso. Era il primo esperimento di quello che poi venne denominato cool jazz.

I 12 pezzi suonati dal gruppo furono in seguito pubblicati nel disco “Birth of the Cool” uscito nel 1957.

Alcune tracce:

“Move”

“Boplicity”

“Godchild”

“Moon Dreams”

Miles, purtroppo come molti grandi, ebbe problemi di droga. I primi anni ’50 sono segnati da un abuso di droghe pesanti, da cui riuscirà a liberarsi in una sola settimana alla fine del 1953.

In questi anni abbandona il cool jazz; genere di cui era considerato il maestro ed  inizia a sviluppare un nuovo stile personale e a prediligere di esibirsi in quartetto. Questo bisogno di rimettersi in gioco e di non riposare sugli allori, lo accompagnerà per tutta la carriera.

Di questi anni sono musiche come “My old flame” (“Mia vecchia fiamma”)

(Nota personale: romantica, un po’ triste, trasognata. Come siamo tutti quando ricordiamo la nostra vecchia fiamma…almeno all’inizio quando ricordiamo la parte bella della storia.)

“Solar ”

“It never entered my mind” (non m’è mai entrato in testa), nella registrazione di questo brano, Miles utilizza per la prima volta in studio la “sordina“.

blues lento e malinconico.

(Nota personale: in inglese “to feel blue”, “essere blue” letteralmente, ha anche il significato di “essere triste”. E queste musiche lasciano addosso una leggera polvere di tristezza.)

Ma sarà nel brano “Oleo”, giugno 1954, che Miles utilizzerà la “sordina Harmon”, che segnerà da allora il suo sound

Verso la fine degli ani ’50, Miles partecipa ad una session con Thelonious Monk. Firma un contratto con la Prestige e fonda il suo quintetto in cui suona anche il sassofonista John Coltrane.

Con questa formazione rilascerà gli album Relaxin’, che conteneva “Oleo”, Cookin’, da cui ascoltiamo “My Fanny Valentine”,

Steamin’ e Workin’ , che conteneva anche “It never entered my mind”.

Passato alla Columbia, incide l’album ‘Round Midnight, di cui propongo la title track

Ma soprattutto, quello che viene considerato come il suo capolavoro: Kind of blue, nel 1959.

L’album è una pietra miliare, in inglese a milestone (piccolo gioco di parole Miles+stone…), e segna il passaggio al jazz modale.

In esso, tra gli altri pezzi  “So What”

e “Blue in Green”

L’album successivo che apre gli anni ’60 è Sketches of Spain e segna una ulteriore cima nella musica. Si apre con un brano lunghissimo, quasi 17 minuti nei quali Miles e Gil Evans danno prova di bravura riadattando per tromba il “Concerto de Aranjuez” scritto per chitarra da Joaquin Rodrigo

Parte 1

Parte 2

Gli anni ’60 sono una sorta di rinascita per il gruppo di Miles. L’arrivo di Herbie Hancock al piano, di Ron Carter al contrabbasso e di Tony Williams alla batteria ridanno energia al gruppo. Il nuovo quintetto si realizza con l’arrivo di Wayne Shorter al sax soprano. Shorter si rivelerà anche un grande arrangiatore e compositore. Di questo periodo

Giusto per avere un’idea della potenza del gruppo. “Agitation” dall’album E.S.P. del 1965

e “Footprints” dall’album Miles Smiles del ’66

Da li a qualche anno, fedele alla sua linea di condotta, Miles cambia genere. Dopo aver creato musiche di una bellezza difficile che allontanarono alcuni suoi ascoltatori, sente forte il richiamo del rock. Affascinato dal “potere” delle star del rock, inizia il suo periodo elettrico.

Di questo periodo si possono citare album come Miles in the Sky (1968 ), Filles De Kilimandjaro (1968 ), Dark Magus (1974 ), il bellissimo Bitches Brew (1970 ). Ma soprattutto l’eccezionale pezzo di ben 30 minuti suonato dal vivo al concerto tenuto sull’isola di Wight.

“Call it Anything”  1

“Call it Anything”  2

“Call it Anything”  3

“Call it Anything”  4

Il titolo del brano è un “errore”. In realtà il brano non ha nome. Miles e il suo gruppo si sono presentati a questo festival della musica rock e hanno iniziato a suonare improvvisando tutto. Quando scesero dal palco, alcuni addetti stampa chiesero a Miles il titolo del brano per citarlo nelle registrazioni successive. Miles rispose “Call it anything”, più o meno “Chimatelo come vi pare” e così fu battezzato!

A chi volesse esaminare più da vicino questo periodo di Miles, consiglio di acquistare il DVD “Miles Electric – A Different Kind of Blue” pubblicato nel 2004. Potrete gustarvi il pezzo per intero e molte interviste a gente che ha lavorato direttamente con Miles. Due nomi per tutti Chick Corea, Carlos Santana.

Il periodo elettrico è anche l’ultimo periodo della sua vita. Miles era sulla scena musical sin dal 1950 e adesso allo soglia degli anni ’90 poteva considerarsi più una rock star che un puro jazzista.

Il suo ultimo lavoro Tutu è del 1986. Questa è una esecuzione dal vivo con Marcus Miller.

Miles morì il 28 settebre del 1991 a 65 anni. Anni durante i quali scrisse grandi musiche e influenzò con il suo stile generazioni di musicisti e ascoltatori.

Al prossimo venerdì.

Un ringraziamento a Sebastiano per il contributo dato.

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