Dopo una doverosa pausa di riflessione per ricordare gli avvenimenti dell’11 settembre 2001, ricominciamo con i cartoni giapponesi di “quando eravamo piccoli”.
Se l’interpretazione di Ernest Borgnine in 11 settembre 2001 vi ha un pò commosso, allora  siete nello stato d’animo adeguato per il cartone di questa settimana: Remì e le sue avventure (Rittai anime ie naki ko nella versione originale) che molti ricordano con il titolo:  Dolce Remì (che in realtà è il titolo della sigla).

Analogamente ad Heidi, di cui abbiamo parlato 2 settimane fa, Remì e le sue avventure rappresenta un ottimo esempio di come, i giapponesi siano riusciti a produrre un opera si stile molto “Europeo”, adattando allo stile dei cartoni animati il romanzo di formazione: “Senza Famiglia” dello scrittore francese Hector Malot.

Anche se credo si tratti di un cartone che conoscete tutti benissimo, ve ne ricordo brevemente la travagliata trama:

Il piccolo Richard, erede della nobile famiglia inglese dei Milligan, viene fatto rapire appena nato dallo zio Driscoll, interessato ad ereditare tutte le fortune della famiglia.
I rapitori del neonato lo abbandonano in Francia a Parigi, dove viene adottato da un modesto muratore, il signor Gerolamo Barberin, che decide di chiamarlo Remì e lo alleva amorevolmente insieme alla moglie.
Purtroppo dopo essere finito in disgrazia a causa di un incidente sul lavoro, il signor Barberin è costretto, contro la volontà della moglie, ad affidare il figlio adottivo (che nel frattempo è cresciuto) ad un artista di strada il signor Vitali, il quale gestisce una compagnia artistica formata dai cani: Capi, Zerbino, dolce e dalla scimmietta: Jolie Couer.
Inizialmente la vita da artista di strada si rivela divertente per il nostro Remì, fino a quando Vitali viene arrestato, e condannato a 2 mesi di reclusione, per aver picchiato un gendarme (allo scopo di difendere uno dei suoi animali).
Remì è quindi costretto a gestire la compagnia da solo per 2 mesi, ma proprio durante questo periodo di grandissima difficoltà, incontra una bellissima e gentilissima signora inglese, che sta risalendo i fiumi della Francia, a bordo della propria imbarcazione, nella speranza di far guarire il figlio Arthur da una grave forma di Artrosi. Questa signora è in realtà la madre naturale del nostro piccolo eroe, e pur non avendo riconosciuto in Remì il figlio perduto molti anni prima, lo accoglie insieme agli animali in attesa della scarcerazione di Vitali.
Quando Vitali esce dal carcere Remì ricomincia l’attività artistica ma a causa di un inverno rigido quasi tutti gli animali (tranne il cane Cappi) muoiono, così come Vitali.
Dopo questa ennesima disgrazia, Remì viene accolto dalla generosità di un altro signore francese, il Signor Acquin, che lo tratta come se fosse uno dei suoi numerosi figli.
Presso la famiglia Acquin Remì si trova molto bene, tanto da iniziare ad innamorarsi di una delle figlie del suo benefattore: Elisa.
Ma i problemi di Remì non sono assolutamente terminati, infatti anche il Signor Acquin finisce in disgrazia, e si vede costretto ad affidare i propri figli a vari parenti e a far tornare Remì per strada.
Ritornato ad una vita senza fissa dimora, Remì incontra un altro ragazzo nelle sue stesse condizioni: Mattia (che fra le altre cose fa il violinista di strada), e i due vivono come possono, procurandosi da vivere suonando per le strade ed in altri modi più o meno onesti.
Durante questo ritorno alla vita di strada Remì  reincotra il signor Barberin, che lo stava cercando per tutta Parigi, allo scopo di metterlo in contatto con l’avvocato inglese Galley (incaricato dalla famiglia Milligan per cercare l’erede della famiglia rapito molti anni prima). L’incontro con Barberin però dura poco perchè il padre adottivo di Remì riesce a raccontargli tutta la storia poco prima di morire.
A questo punto Remì insieme a Mattia decide di recarsi in Inghilterra, per contattare l’avvocato Galley. il quale però non lavorava per i Milligan, ma per i Driscol. Quindi contattandolo, Remì e Mattia finiscono dritti nel tranello dei Driscoll che li catturano allontanando Remì dalla preziosa eredità.
Ma per i nostri eroi al danno si aggiunge la beffa, perchè la polizia inglese arresta lo zio di Remì insieme ai suoi cugini a causa di numerosi furti commessi, e nella retata anche Remì e Mattia vengono coinvolti perchè considerarti figli di Driscoll, ma riescono a sottrarsi all’arresto ed iniziano una fuga per ritornare in Francia.
Contemporanemente in Francia la signora Milligan entra in contatto con Elisa Aquin e scopre che Remì è il figlio che temeva di aver perduto per sempre.
Dopo essere tornato in Francia anche Remì scopre che la gentile Signora Milligan è la madre naturale che non ha mai conosciuto.
A Ginevra si svolge l’epilogo di tutta la storia, Remì (ormai adolescente) finalmente incontra la mamma, ma a differenza di quello che si potrebbe pensare, rinuncia ad una vita agiata per se e per l’amico Mattia, insieme alla sigora Milligan e ritorna a vivere per strada.
Il cartone si conclude con una voce fuori campo che narra i successi professionali dei due amici inseparabili: Mattia diventa un violinista di fama mondiale, mentre il nostro Remì sposa l’amata Elisa e diventa avvocato.

Quello di Remì è uno dei pochi cartoni dei quali ho visto l’episodio finale (pur avendo perduto molti degli episodi) che vi propongo (purtoppo lo ho trovato solo in Francese, per la gioia di Antonio):

Ma come sapete, il “piatto forte” dei  miei articoli è rappresentato dalla sigla, che vi propongo senza indugi:

Il testo è di Luigi Albertelli, la musica di Vince Tempera e l’ interpretazione di: Giampi Daldello e I ragazzi di Remì. Non so cosa ne pensiate voi ma a me sembra un po troppo sdolcinata, comunque si tratta di una di quelle sigle che sono diventate “icone di un’epoca”.

A questo punto vi lascio, ho deciso di comprare 3 cani 1 scimmia e di andare in giro per il mondo a fare spettacoli di strada.

Ci vediamo venerdì prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto.

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