Leggendo un libro, tempo fa, mi colpì una frase che diceva che le persone stanziali accumulano.

In questi giorni non per voler mio, sto buttando tutti i miei vecchi appunti di università e qualche dispensa ciclostilata e distribuita dal docente del corso.

Quanti ricordi!

Franco Battiato “Che cosa resta”

(Nota personale: struggente canzone di Charles Trenet)

Il brano fa parte di Fleurs del 1999. È un disco di cover che, sinceramente, non mi piace molto visto che tratta di canzoni di amori perduti. O forse, come i libri e gli appunti che ho tra le mani, non fa altro che risvegliare ricordi.

Il disco, si fa apprezzare per il modo in cui termina. Dopo canzoni intensissime come “La canzone dell’amore perduto” (Fabrizio De André)

oppure “Ed io tra di voi” (Charles Aznavour)

Termina con due dolcissime canzoni che sembrano quasi un posto di ristoro per gli animi torturati dai ricordi risvegliati dalle canzoni precedenti.

La prima “Medievale”

(Nota personale:  l’autore del video ha commesso un errore, nella strofa “li temporal che vanno” ha messo come sfondo un fulmine; in realtà il verso si deve interpretare come “i tempi che corrono”. Non centrano nulla i temporali estivi.)

è una resa in musica di una poesia medievale di Bondie Dietaiuti, che ha una caratteristica sorprendente: in essa si parla di un amore omosessuale come viene spiegato molto bene qui.

E come si capisce tenendo conto che questa è una risposta ad una poesia di Brunetto Latini.

e “Invito al viaggio”

(Nota personale: la voce recitante è quella del filosofo Manlio Sgalambro, che da qualche anno è paroliere di Battiato)

Che presenta l’inizio della stupenda poesia di Charles Baudelaire dall’omonimo titolo contenuta ne “I fiori del male“.

Rimettendo a posto quella grotta dei predatori dell’arca perduta che è la mia stanza, chissà se tra un ricordo e l’altro ritroverò anche l’opera di Baudelaire.

Intanto continuo a risistemare.

Al prossimo venerdì.

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