Di solito cerco di introdurre gli articoli senza dirvi di cosa vado a parlare, giusto per farvi un “piccolo indovinello”, ma oggi sapete di cosa parlerò e perchè.Quindi senza ulteriori indugi vi presento Top Cat (Top Cat nella versione originale 🙂 )

Affrontando questo cartone posso dire tranquillamente di aver abbandonato il progetto “made in japan”, per tuffarmi definitivamente nella nuova avventura: “A gentile richiesta”.

Infatti venerdi’ scorso avevo continuato con i cartoni, sospinto dagli incoraggiamenti di Hanna e Barbera e di Mari, ma sono rimasto ancorato ad una produzione giapponese.

Da oggi invece si cambia pagina, passando dal “Sol Levante” alle “Stelle e Strisce”, perchè il nostro ospite di questa settimana è una produzione completamente statunitense degli Hanna & Barbera Productions Inc. (oggi Cartoon Network).  Anche l’anno di produzione è un po fuori dagli standard del progetto precedente, si tratta infatti del lontano 1961 e non i soliti anni ’70/’80.

Il protagonista Top Cat è un gatto che vive in un bidone della spazzatura di un vicolo di Manhattan  e comanda le scorribande di una banda di gatti randagi: Pierre, Cho Cho, Benny, Brain, Fancy-Fancy e la bella Goldie (la gattina di cui è innamorato), che cercano di “sbarcare il lunario” con attività più o meno legali, riuscendo sempre ad evitare di “farsi beccare” dal poliziotto del quartiere: Charlie Dibble.

Le caratteristiche principali di questo cartone (comuni a molte delle produzioni Hanna & Barbera) sono: la semplicità del disegno e la “leggerezza” della trama degli episodi, dove le nostre “simpatiche canaglie” riescono sempre a farla franca, divertendo tutti.

Passiamo alle “cose serie”, le sigle iniziale e finale (dove cambia il video ma la musica rimane la stessa):

Sonorità anni ’50 ed atmosfere da Broadway, cosa volete di più? e poi io trovo bellissima la sigla finale, con tutti i simboli della periferia newyorkse (la staccionata, i palazzi sullo sfondo, ecc…) e poi mi ricordo che dopo averla vista era il mio turno di prepararmi per andare a dormire.

Se l’articolo di questa settimana vi sembra un po troppo yankee, ho quello che fa per voi, la versione polacca della sigla (spero che il vostro polacco non sia troppo arrugginito ;-P ):

Si è fatto tardi, adesso vado ad infilarmi nel mio bidone dell’immondizia e mi faccio una dormita. Ci vediamo venerdì prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto.

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