In questi tempi, sembra che i nostri politici facciano a gara per chi viene (ri)preso nelle situazioni più scomode ed imbarazzanti.

Franco Battiato, classe 1945, è forse uno dei cantautori italiani più criptici, basti pensare che i Bluvertigo lo omaggiavano nella loro “L’assenzio” con la frase “Capire Battiato”.

Nonostante l’altezza e la complessità di alcuni suoi componimenti, Battiato non si distacca dalla realtà che lo circonda e nella sua storia musicale si possono scovare anche delle canzoni che criticano in modo diretto il Potere politico.

Quella più recente è “Inneres Auge” (L’occhio interiore) che farà parte del prossimo CD in uscita il 13 novembre dal titolo “Il tutto è più della somma delle sue parti”.

Il riferimento ai festini dell’attuale premier Silvio Berlusconi è palese.

Come è palese il giudizio negativo che Battiato da di quei potenti che pensano di poter fare tutto. Prima li definisce con un epiteto degno della miglior Littizzetto; poi rincara la dose definendoli ciarlatani e truffatori pronti a farsi beffa della Legge e ad usare il denaro come esca per attirare a loro la gente.

Da questo punto di vista, l’autocitazione che apre la canzone di un brano contenuto in “Campi magnetici”, balletto realizzato per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, sembra un’ulteriore e mostruosa descrizione dell’uomo politico: avido lupo ululante, sciame d’api che precipita senza ordine verso il proprio obiettivo. Forse di tutta la canzone la strofa più dura!

Già in passato Battiato s’era indignato contro il potere politico. Dalla “mostruosa creatura” di Ermeneutica di “Dieci stratagemmi”

Creatura che eiacula precocemente proclamando la sua vittoria sul nemico, pronta ad esaltare la macchina (da guerra) e a ridurre l’Uomo a pane e acqua. I riferimento sono ovviamente “all’impero americano” che con Bush iniziava la guerra contro il male del terrorismo e contemporaneamente esportava democrazia. Ad oggi quelle battaglie si combattono ancora.

Passando al politico-ballerino de “Il ballo del potere” di “Gommalacca”

un ballerino che non decide. Il Potere descritto da Battiato è un ballo che non si conclude mai, in cui il ballerino fa molto movimento ma che sostanzialmente non si muove. E il tutto stride e diventa ridicolo se confrontato con le pratiche dei popoli “primitivi” come gli aborigeni o i pigmei. Ma è dal primitivo che discente l’uomo e come l’arte mostra, il primitivismo è la sintesi estrema del gesto creatore, ne è l’apice. Esattamente come quei popoli primitivi sono l’apice di una civiltà che non sa più decidere.

Per giungere quindi ad un Potere che è abuso e che viene imposto come giogo alla popolazione. Un potere che crea dolore ed è indifferente ai dolori della gente perché troppo occupato a seguire i propri festini.

“Povera Patria” da “Come un cammello in una grondaia”, qui in un concerto per ricordare Paolo Borsellino e Giovanni Falcone

Una cosa spero sia riuscito a trasmettervi Battiato. Il potere di indignarsi di fronte a chiunque quando questi compie una bassezza morale o un sopruso.

Al prossimo venerdì.

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