Vent’anni fa, a Berlino, cadeva Il Muro.

Forse il più grande esempio della stupidità umana.

Ma cos’era il Muro?

Non certo una tranquilla parete.

Era una macchina pensata per impedire il contatto tra le idee capitaliste e quelle comuniste racchiudendo al suo interno la parte di Berlino che era sotto il controllo della Germania dell’Ovest; quella capitalista.

Perché Berlino non è sul confine delle due germanie, ma è inglobata in quella dell’Est e quindi bisognosa di essere asportata, come fosse un bubbone, e il Muro era la cosa che più si avvicinava a questa idea.

La struttura del Muro andava affinandosi di anno in anno per fronteggiare le fughe di quei tedeschi che ne violavano il comandamento separatore. Negli anni si arricchì di fili spinati, mine antiuomo, i muri divennero più spessi, di cemento armato e apparvero delle garitte con soldati con l’ordine di uccidere chi tentava di passare il muro. Tedeschi che dovevano sparare ad altri tedeschi.

La crudezza del Muro, la sua pazzia, forse fu dichiarata al mondo il 26 Giugno del 1963 dal presidente Kennedy quando con la celebre frase “Ich bin ein Berliner“, “Io sono un berlinese”, dichiarò che tutte le persone che amano la libertà sono berlinesi

(Nota personale: all’inizio Kennedy citala frase “Civis romanum sum”, frase storica per indicare l’appartenenza all’Impero Romano con tutti i benefici derivanti. Più precisamente il discorso inizia con “Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum. Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire “Ich bin ein Berliner” (io sono berlinese).” Tutto il discorso di Kennedy può essere letto qui)

e invitò tutti quelli che credevano che il Comunismo avesse qualcosa di buono da offrire al mondo di visitare Berlino per scoprire che non era così. La dimostrazione come un’idea posso essere più distruttiva e contagiosa di un muro.

La caduta del Muro fu una festa. Era la rinascita di un popolo che tornava unito dopo la separazione forzata figlia  della Seconda Guerra Mondiale.

Nel periodo in cui la Germania tornava unita con tutti i problemi di “integrazione” che si dovettero affrontare, basta pensare alla semplice differenza economica tra le due popolazioni, questa unione metteva paura. Questa paura di un possibile ritorno ad una “Germania hitleriana”, è ricordato da noi in una canzone, ormai dimenticata, di Francesco Baccini “Rifacciamo il muro di Berlino”

(Nota personale: La canzone contiene la citazione di 2 pezzi famosi, uno di un gruppo inglese e l’altro di un cantautore italiano. Riuscita a dirmi titoli e interpreti?)

Certo in questi vent’anni passati di corsa, c’è stato un rinverdirsi dei sentimenti nazionalisti, ma non credo che dipendano dal ritorno dell’unica Germania, quanto alla nascita di altri muri che ognuno di noi si crea nella propria mente.

Al prossimo venerdì.