Tengo tra le mani l’ultimo lavoro di Battiato. Ed è quasi un piacere fisico.
L’album si compone di 10 brani, di cui 4 sono degli inediti.

Inizio dalle cose che mi piacciono meno.
La confezione è un semplice piegabile di cartone, e il solito libretto che dovrebbe raccogliere i testi dei brani, in realtà è un libretto di foto; stupende ed evocative ma niente testi.
Gli unici presenti sono quelli di “Inneres Auge”, e di ” ‘U Cuntu”; la prima e l’ultima canzone.
Per 20 euro mi aspettavo un po’ di più.

Aperta la confezione si viene accolti da un piccolo primo piano fuori fuoco di Battiato che ci guarda da dietro due grossi occhiali. Una visione un po’ inquietante.

Del primo brano, “Inneres Auge”, vi ho già parlato in questo post, ed è stata la “scusa” per ascoltare altre canzoni “politiche” di Battiato.
Di recente ho letto dei commenti che criticano le espressioni usate in esso, riflettendoci credo di aver trovato una nuova chiave di lettura: il brano è uno sfogo dell’artista che trova la sua calma naturale solo nel finale e questo ci viene suggerito sia dalle ultime frasi “Ma quando ritorno in me…” che dal cambiamento della musica.

(Nota personale: l’altra persona che compare in video è Manlio Sgalambro)

A seguire c’è la rilettura del pezzo “Un’altra vita”, che rispetto all’originale non presenta suoni “sintetici” e il modo di cantare i versi è leggermente diverso dalla versione presentata nel 1983 nell’album “Orizzonti perduti”

Il terzo brano è una cover di De André. Si tratta di  “Inverno” che Battiato ha interpretato in modo molto toccante nella trasmissione di inizio anno che ricordava il grande cantautore genovese. Questa è la prima pubblicazione di questa versione. Vi propongo l’interpretazione fatta nella trasmissione citata:

“No time no space” è la quarta rilettura, pezzo uscito per la prima volta in “Mondi lontanissimi” del 1985. La voce di Battiato ci giunge elaborata elettronicamente per la maggior parte del brano e anche il coro che nella versione originale era prorompente, in questa è più pacato. Il risultato è una versione più riflessiva di questo classico.

“L’incantesimo” è il quinto brano. Rilettura di un pezzo uscito solo nel singolo “Il ballo del potere” e nella raccolta “Last summer Dance”. La canzone è un piccolo gioco di frasi e situazioni onirico-mitologiche, che permette di apprezzare il falsetto di Battiato

A seguire una canzone che trae origine ed ispirazione dal Giappone e dalla forma di brevissima poesia che ne da il nome “Haiku”, uscito in precedenza nell’album “Caffé della Paix” del 1993. Rispetto a quella versione le parti strumentali  sono state arricchite da degli archi. La nuova versione è più breve in quanto alla sua fine non presenta la poesia in Persiano che c’era nell’originale.

La settima canzone  è “La quiete dopo un addio”. La rilettura di questo brano è quella che lascia più perplessi. All’inizio la voce di Battiato gioca a scappare dalla musica, il piano la insegue, sembra quasi che i due non siano d’accordo sul tempo che deve avere la canzone. Rispetto alla versione originale, questa ha una parte ritmica più “secca” e il piano si lancia di quando in quando in giochi più elaborati. Ve la propongo in questa nuova versione

Il pezzo successivo è una gemma che non mi aspettavo di trovare, si tratta di “Stage Door” brano uscito solo sul singolo “Shock in my town” del 1998. In questa rilettura viene arricchita da una specie di organetto che gli regala una certa magia e di una parte tecno che sottolinea la rabbia dei versi “Perché noi siamo liberi di fare quello che vogliamo, di uccidere stuprare rapinare e vomitare critiche insensate”. Stranamente manca la frase “parlare e dire sempre solo inutili cazzate”.

Il disco si conclude con due brani inediti, il primo, disponibile finora solo su iTune, dal titolo “Tibet” è una canzone in inglese che chiede la liberazione di quella regione. Un limpido attacco al comportamento della Cina e al suo “essere sorda” ai richiami di tutto il mondo.

Vi propongo il testo e la sua traduzione:
We cannot excuse you
for your behaviour
the great China
the divine empire
has fallen into dishonour
politicians kill the monks
refusing to listen and to reason
keep your hands off Tibet
keep your hands off Tibet now

Non vi possiamo scusare
per il vostro comportamento
la grande Cina
l’Impero Divino
è caduto nel disonore
i politici uccidono i monaci
rifiutando di ascoltare e di ragionare
giù le mani dal Tibet
giù le mani dal Tibet ora

L’ultimo pezzo è cantato in siciliano e latino, ” ‘U Cunto”, ed è il brano musicalmente più scuro di tutto il brano. Non lo definirei pessimista, anche se il testo lo è abbastanza; mentre l’uso sul finire del latino può riportare alla mente alcuni brani di musica sacra.

Per concludere diamo un po’ di voti.
Musica e testi: 9. Non do dieci solo perché la perfezione non è di questo mondo.
Packaging: 6. Per 20 euro una custodia di cartone plastificato mi pare poco. La sufficienza la raggiunge solo perché è un disco di Battiato.
In definitiva:
Disco consigliato a chi vuole scoprire o riscoprire Battiato, grazie a dei brani belli e poco conosciuti, riletti con l’intelligenza di uno che sa stupire con la musica.

Al prossimo venerdì.

Annunci