Ed ebbene sì!

Pure io come tanti sono andato a vedere il nuovo film di Cemeron. Non è innovativo, è bello e si può spiegare in 2 righe!

La storia di Avatar è la classica storia “western” vista dalla parte degli indiani. Arriva l’uomo bianco che vuole conquistare l’ultima prateria per sfruttarla, i nativi si oppongono ma anche se in minoranza alla fine vincono.

Il concetto di avatar usato nel film è di due tipi.

Il primo è quello dell’avatar-fantoccio che proviene dai romanzi cyberpunk e dall’abitudine di creare un finto io da usare nel cyberspazio di internet.

Questo aspetto è mostrato dal modo in cui l’operatore controlla il suo avatar: stendendosi in un “sarcofago” hitech che lo collega in modo totale con il suo corpo Na’vi, il nome della popolazione originale del pianeta che possono letteralmente fondere i loro pensieri con gli animali e le piante del pianeta e scambiare informazioni con loro. Piccola stranezza una battuta del film sembra suggerire che i ricettori usati per la fusione con gli altri esseri sia usato anche per la riproduzione…

Il secondo tipo di avatar, che nel film si affronta solo alla fine e in modo molto veloce, è più simile all’avatar, o avatara, indù: cioè l’assunzione di un corpo reale da parte di una divinità.

L’avatar è di fondamentale importanza nella religione indiana. Si contano 10 avatar principali della persona divina Vishnu, cioè 10 suoi corpi fisici.

La cosa più interessante è che le prime incarnazioni di Vishnu sembrano, a mio avviso, richiamare l’evoluzione darvignana  della vita nel mondo. Si va dai pesci, agli anfibi, ai primi ominidi sino ad arrivare a Rama, l’umanità che sa governare le nazioni e a Krishna (l’infinitamente affascinante) che rappresenta l’evoluzione culturale dell’umanità, per arrivare con gli ultimi due Avatar all’illuminazione e quindi alla riscoperta della natura divina dell’uomo

George Harrison “Hare Krishna Maha”

Nella fine del film c’è quinti un piccolo un tentativo di ricongiungere l’avatar-fantascientifico, il fantoccio senza anima, con l’avatar-religioso, la personificazione della divinità. Solo che in questo caso non c’è una divinità ma un ex-marin bloccato su una sedia a rotelle.

Con qualche scusa, Jah Wobble “Om Naman Shiva”

(Nota personale: Om Naman significa mi inchino.)

Al prossimo venerdì.

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