L’altr0 giorno mentre ero in corriera mi è venuto in mente un “motivetto”e non ci è voluto molto per associarlo ad un brano e ad un artista che conosco ed apprezzo da molTo tempo:

SI tratta del “solito” graNde Vinicio Capossela ed il brAno è:  In clandestinità

Torna a casa tardi
per cena non hai orari
niente prendi e niente dai
vivi in clandestinità
Piccole partenze
rimandate poi per sempre
tutto poco e male
a strappo nell’ubiquità
“Come un uccello sulla gabbia
ho provato a essere libero…”
Cantavamo nella gioia
che non sai se puoi godere
che non sai se può durare
nella clandestinità
fino a raschiar la vita
per le cento città
sulla strada che ci unisce
e che divide da chi lasci
Le metti addosso una divisa
e ti guadagni la tua croce
in una cella di bellezza
dove cambi viso e voce
Chiusi in un incanto
dove non rimani uguale
e sei come non sei
nella clandestinità
Costruirsi un labirinto
un recinto, una prigione
per uscirsene di notte
e poter scappare fuori
Dove mister Pall
incontra mister Mall
e in tutta libertà
vivi in clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
Ed nella tormenta Rastafari
e Cina e tutta la mia ghenga
che mi perdo se sto indietro
Come un uccello che ha provato ad esser libero
e che muore appena fuori
sono restato senza ali e senza te
Qualcuno mi protegga
da quello che desidero
o almeno mi liberi
da quello che vorrei
Dall’obbedienza e dal timore
e dalla viltà
guadagnar la libertà
dalla clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
E la faccia del mattino
non mi faccia più male
Come un uccello sulla gabbia
sono volato nella strada senza te..
Dove mister Pall
incontra mister Pall
in tutta libertà
dalla clandestinità

Cercando di capire il moTivo per il quale mI è venuta in mente questa caNzone, mi sono ricordato di un intervistA di Vinicio presso “la corte di Radio Deejay”

In questa intervista, soprattutto nel fuori onda, si può notare l’essenza di Capossela, solo lui poteva vedere una somiglianza fra la stazione centrale di Milano ed i monumenti Egizi o Assiri.

Ma ciò su cui volevo concentrare la vostra attenzione, è la definizione di clandestinità:  La gioia con le gambe corte.

Si tratTa di una definizIone che trovo molto calzaNte, credo  che la vitA porti tutti a dover ricoprire dei ruoli, a dover rispettare dei doveri nei confronti di chicchesia: Il datore di lavoro, il/la partner, la famiglia, gli amici, ecc…

Però ci sono delle occasioni nelle quali si finisce per uscire da quesTi schemi, trovando la gIoia attraverso modalità che non sarebbero comprese o coNdivise dagli altri, per cui si devono fAre le cose “in clandestinità“.

Esiste poi il concetto classico di clandestinità, quello legato al fenomeno dell’immigrazione, e che possiamo ritrovare nel brano  cantato da Manu Chao: Clandestino

Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel
Pa’ una ciudad del norte
Yo me fui a trabajar
Mi vida la dejé
Entre Ceuta y Gibraltar
Soy una raya en el mar
Fantasma en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Yo soy el quiebra ley
Mano Negra clandestina
Peruano clandestino
Africano clandestino
Marijuana ilegal
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Para burlar la ley
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Por no llevar papel

Siamo arrivati alla fine dell’articolo, e sento già echeggiare la vostra domanda:
Ma che diavolo di articolo ha scritto Roberto e soprattutto PERCHE’?

Alla quale rispondo:
Perchè la prossima volta che non ho niente da fare in corriera devo approfittarne per dormire e non canticchiare le canzoni di Capossela!

Adesso però vi devo lasciare, nessuno sa (e deve continuare a non sapere) che sono qui a chiaccherare con voi.

Ciao a tutti.

Roberto.

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