Nel primo ventennio del 1300, Dante scrisse quella che noi tutti oggi chiamiamo la Divina Commedia.

Poema in cento cantiche, più o meno dei capitoli, che narra un viaggio immaginario vissuto dal Poeta che parte dall’Inferno, il punto più basso dovuto al peccato lo stesso punto che secoli dopo porterà Manzoni a paragonare l’Uomo ad un masso precipitato da un monte, per arrivare sino a vedere Dio, la beatitudine massima.

Ecco, io in questi giorni mi sento esattamente come un masso che precipita; “Like a Rolling Stone”

(Nota personale: anche se i miei calci me li sono sempre presi io…beh, dai quasi sempre, siamo onesti! Canzone di Bob Dylan qui eseguita dai Rolling Stones)

Mercoledì 30 giugno 2010 è stato il mio ultimo giorno di lavoro dopo 12 anni ininterrotti di servizio. Non dico che lo consideravo un posto fisso, ma ormai m’ero abituato a quell’ambiente.

Ormai si è ritornati sul mercato e si compilano e spediscono CV. Oh, martedì ho ricevuto una telefonata degna di un episodio di “Ai confini della realtà“:

una ditta a cui avevo mandato il CV anni fa, mi chiedeva di fare il loro nome ai miei clienti!

Praticamente i ruoli si sono invertiti. Invertiti esattamente s’è invertito il viaggio di Dante.

Tutti quelli che mi conoscono continua a dirmi: si chiude una porta si apre un portone.

A a me continuano a venire in mente i Doors “The end”

(Nota personale: versione dal vivo di 10 minuti. Il sound psichedelico si fa sentire, e apprezzare, tutto)

Al prossimo venerdì.