A molti di voi il nome che fa da titolo a questo articolo, non dirà praticamente nulla.

Ed è un peccato.

Era il 4 luglio del 1910. In un assolato ring di Reno in Nevada il pugile di colore Jack Jonhson combatteva contro la speranza bianca James J. Jeffries.

La vita di Johson è adatta ad una leggenda: nato il 31 marzo 1878, secondo di sei figli, da una famiglia di schiavi, trovi nella box un motivo di riscatto sociale.

Iniziò la carriera da professionista nel 1897. Nel 1901 il primo arresto perché: la professione di boxer era fuori legge nello stato del Texas.

Jonhson divenne il primo campione mondiale dei pesi massi di colore sconfiggendo Tommy Burns in un incontro tenutosi a Sidney e interrotto dalla polizia alla 14esima ripresa: era il primo incontro valevole per un titolo mondiale che vedeva contrapporsi un un pugile bianco e un nero.

Il razzismo è una costante nella storia di Johnson e basta vedere il video racconto dell’incontro che lo consacrò campione contro la grande speranza bianca Jeffries:

viene accolto da un “buu” fragoroso di tutti i presenti, che esplodono in un grandioso applauso all’arrivo del pugile bianco; che alla fine viene apostrofato come “traditore della sua razza” dai telecronisti.

Johnson fu anche incarcerato per “tratta di bianche”. Aveva sposato regolarmente una donna bianca e le aveva regalato un biglietto del treno. Tanto bastò ad un giudice per condannarlo.

La memoria di Jonhson, campione riconosciuto della box, è ancora oggi macchiata da questa accusa e ne l’ex-presidente Clinton ne Bush (figlio) sono riusciti a lavarla. Solo ora Obama sembra aver sconfitto questo tabù.

Nella musica Jonhson ha ricevuto il tributo di un grandissimo del jazz: Miles Davis a cui vi lascio con una interpretazione dal vivo del suo omaggio:

prima parte

seconda parte

terza parte

(Nota personale: musica alquanto psichedelica com’era nello stile di Miles negli anni ’70)

Se lo cercate potete ritrovare questa colonna sonora, perché è la colonna sonora composta per un documentario sul pugile afroamericano, pubblicata su ben 5 CD. A testimoniare quanto Miles avesse preso a cuore il progetto.

Alla fine dell’album “A tribute to Jack Johnson” uscito nel 1970, versione “concisa” di solo 2 tracce entrambe di più di 25 minuti, si sente una voce recitare:

“I’m Jack Johnson. Heavyweight champion of the world. I’m black. They never let me forget it. I’m black all right! I’ll never let them forget it!”
(tradotto: Io sono Jack Johnson. Campione del mondo dei pesi massimi. Sono nero. Non mi hanno mai permesso di dimenticarlo. In ogni caso io sono nero! E non permetterò mai che lo dimentichino!)

Un’accusa al razzismo.

Al prossimo venerdì.