Oggi non è l’otto marzo, siamo il tredici agosto, nella settimana culminante di un’estate che è stata calda, molto calda ma non solo a causa dell’afa è dell’umidità che ci hanno fatto “boccheggiare” alcune settimane fa.

È stata un’estate calda anche a causa di un fenomeno davvero inquitente, quello dei 14 omicidi (nel giro di poche settimane) di donne per mano di ex mariti o  ex fidanzati:

Quindi sento che oggi, piuttosto che il prossimo 8 marzo, sia giusto parlare di donne e di rispetto nei loro confronti.

Inoltre condivido ampiamente quanto enunciato dal Prof. Vittorino Andreoli nel video, quando dice che eventi di questo genere rappresentano un REGRESSO della civiltà umana.

Nel mio piccolo vorrei provare a fermare questo regresso, e forse mi potete aiutare anche voi guardando i video che ho deciso di proporvi, dedicati ad alcune grandi donne della musica leggera.

A questo punto bisogna decidere con chi cominciare, ed io scelgo Dolores O’Riordan voce dei The Cranberries

In questa versione live unplugged di No need to argue, potete ammirare la dolcezza e la nitidezza della sua voce

Nel brano Bosnia la possiamo vedere e sentire in una versione “più decisa”

Ls grinta della nostra Dolores in Salvation arriva a livelli decisamente “importanti”

Per finire ve la mostro, per nulla intimidita dalla presenza di Big Luciano, mentre ci regala una magnifica interpretazione dell’Ave Maria di Shubert:

Rimaniamo ancora insieme a Luciano Pavarotti e facciamo la conoscenza di Deborah Anne Dyer (in arte Skin) voce di un’altra band di oltre Manica: gli Skunk Anansie. I due ci regalano una versione molto elegante di You’ll follow me down

Un corpo che sembra scolpito nel marmo, la testa completamente rasata ed i lineamenti “decisi”, la rendono un personaggio decisamente “pittoresco”. Ma lasciate perdere le apparenze, concentratevi sulla sua interpretazione e rispondete alla mia domanda: Che ne dite? vi sembra forte ed energica?

Se la risposta è SI, vi consoglio di  ammirarla in questa performance unplugged del brano Weak

Come avete visto, la nostra skin non ha bisogno di sturmentazioni elettriche per riuscire a far “tremare i muri”,basta la sua voce splendida e potente.

Ora fate un piccolo sforzo, dimenticatevi amari, veterinari, aerei e anfore varie, e ascoltate l’intensità di Hedonism

Direi che i brani appena ascoltati ci fanno intuire di “che pasta sia fatta” skin, prima di salutarla però, se la sua grinta ed energia vi hanno messo soggezione, potete ascoltare la più tranquilla: Secretly

Passiamo ad un’altra “perla nera”, anche in questo caso il corpo sembra uscito dal cesello di Michelangelo, i capelli sono lungi ed il viso molto dolce, inoltre la parola d’ordine  è una sola: ELEGANZA, sto parlando di Sade Adu leader del gruppo che prende il suo stesso nome: Sade.

Se lo stile del brano  Smooth Operator non basta a farvi immergere fino al collo negli anno ’80 potete affidarvi alla sfera da discoteca gigante nello sfondo ;-):

Ancora eleganza, dolcezza ed atmosfera “calda” con The Sweetest Taboo

Più filosofica ed “esistenziale” in Love is stronger than pride

In fine la dolcissima ed un po triste Jezebel

Ora vorrei ritornare a casa nostra e citare la bravissima Antonella Ruggiero che pur avendo intrapreso recentemente una carriera da solista ed essendo stata anche “sostituita”, a mio avviso rimane la “vera voce” dei Matia Bazar.

Ho deciso di farvi sentire uno dei brani maggiormente rappresentativi, che permettono alle sue doti canore davvero notevoli di esprimersi ad alto livello, Vacanze Romane, in una versione diversa dal solito: un tango argentino pieno di passione:

Rimaniamo in tema di passione con la “P” maiuscola, perchè Antonella alla passione ci tiene davvero e Per un’ora d’amore …..

Un’altra occasione per sentire la voce cristallina di Antonella vibrare fino a far vibrare anche le vostre anime: Ti sento

Siamo quasi arrivati alla fine di questo articolo, e riesco a prevedere almeno 2 domande da parte vostra:

1. Perchè fra le mille cantanti donne che esistono nel panorama internazionale ho scelto proprio queste quattro?
La risposta è semplice, innanzitutto sono 4 cantanti che amo moltissimo, ma soprattutto sono (o sono state) le voci, ovvero le leader di band nelle quali gli altri componenti sono dei maschietti, a dimostrare che anche le donne se ne hanno le qualità e le possibilità possono fare grandi cose e comportarsi come delle vere e proprie “condottiere”.  E non sono semplici oggetti di proprietà di uomini rozzi e ignoranti, che una volta lasciati diventano dei killer spietati.

2. Che diavolo c’entra il titolo dell’articolo: marabù?
Credo che nel tempo abbiate imparato a sopportare il fatto che i titoli dei miei articoli difficilmente fanno intuire di cosa parli l’articolo stesso.

In questo caso però mi rendo conto di essere stato più “ermetico” del solito, la chiave di lettura per scoprire il “mistero del marabù” sta nel bellissimo romanzo di Irvine Welsh: Tolleranza zero , che racconta il viaggio onirico di un ragazzo scozzese in stato di coma in seguito ad un tentativo di suicidio.

Nel corso della storia, durante la quale il protagonista alterna la narrazione di un safari fantasioso (da lui vissuto durante i momenti di deliorio comatoso) mirato ad elimiare il famigerato marabù (uno schifoso uccello africano che si nutre di cadaveri), agli eventi della vita che lo hanno portato al suicidio.

Durante questa narrazione a cavallo fra la realtà ed il delirio indotto dal coma, il lettore scopre che il protagonista arriva al tentativo di farla finita dopo una vita da tifoso di calcio violento, condita da eccessi legati ad alcool e droghe, ma soprattutto dopo aver “guidato” lo stupro di gruppo ai danni di una sua amica durante una festa.

Il senso di colpa per aver compiuto un gesto così infame (non punito dalla giustizia a causa di un processo troppo “sbrigativo”) indurra il protagonista a tentare il suicidio.

La convergenza delle due narrazioni (il safari immaginario e la vita del protagonista) porta ad una identificazione fra il marabù ed il protagonista stesso che identifica la morte dell’uccellaccio africano, ovvero il proprio suicidio, come un rito di espiazione del terribile atto di violenza commesso.

Il romanzo termina con la vittima dello stupro che riesce ad introdursi nell’ospedale, ad evirare il protagonista e ad ucciderlo staccandolo dai macchinari che lo tengono in vita.

Come dire che ho scelto il titolo di questo articolo un po come una forma di “vendetta” per le vittime di questa triste ondata di “omicidi delle ex”.

Ora però vi devo lasciare, tocca a me andare a caccia del marabù.

A venerdì prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto