Pare impossibile, ma musica e wrestling sono legatissimi!

Quelli più giovani di voi sapranno cos’è il wrestling: una specie di lotta libera che, nonostante le sue regole, finisce spesso in bagarre e in cui lo spettacolo, o meglio, la spettacolarizzazione della “violenza” la fanno da padroni.

Notare che ho scritto “violenza” tra apici! Perché la cosa più distante del wrestling è proprio la violenza fine a se stessa. Certo i lottatori, i wrestlers, si fanno male, ma quando questo succede è più un incidente che una cosa voluta.

Tra gli ultimi wrestlers, uno dei più famosi era John Cena. Era anche un bravo rapper, “Bad bad man”

Video abbastanza scanzonato che giocando sul tema degli anni ’80 (Gary Coleman da noi famoso come Arnold), il gruppo di ricercati dell’A-Team e alla fine cantanti e gruppi che erano più o meno famosi in quegli anni) non perde comunque l’occasione per metterci dentro dei cattivoni che sembrano essere tanto degli adepti di Al-Qaida.

Certo ci sono stati in precedenza altri casi di wrestler musicali, ad esempio Koko B. Ware e la sua “Piledriver”, che poi è la mossa che lo vediamo eseguire nel video, quella in cui pianta la testa dell’avversario a terra come fosse un palo

Se esaminiamo questi video con attenzione, possiamo notare l’ovvia e spiccata americanità del tutto. Nel primo i cattivi sembrano proprio quelli che l’America lotta in questi anni, nel secondo, tutto è pensato come omaggio ai lavoratori americani.

E questo ci porta a parlare di un’altra icona del wrestling che con la sua canzone personale, il suo tema, divenne il simbolo della buona America, quella che si opponeva, come possiamo vedere dal video, alla cattiva Russia. Hulk Hogan, “Real American”

Buoni sentimenti a piene mani, con tanto di bandierina regalata al bimbo, e il “real american” il vero americano che si oppone per il nostro bene ad un certo, ormai nostro amico, Gheddafi.

Tempi ormai lontani e tutto sembra ancora più lontano se lo paragoniamo al progenitore del wrestling, quel catch che fece conoscere a noi italiani un mostro sacro come Antonio Inoki che veniva preceduto da una scroscio di folla e da una musichetta che si ricollegava al fatto che Inoki visse per diversi anni in Brasile:

“Honno No Fighter”

E qui ragazzi, vi stupisco con due colpi di scena: a fine carriera Inoki si è dato alla politica e il vero nome di Inoki è Kanji ma ha preso il nome Antonio come omaggio al wrestler Antonino Rocca, vero nome Antonino Biasetton nato negli anni venti a Treviso!

Quindi un italianissimo campione di questo sport! Tra l’altro, eravate a conoscenza dell’esistenza della “Italian Championship Wrestling”? Questo è il loro sito!

Al prossimo venerdì