Lunedì mattina mi è capitato di salire nuovamente su una macchina del tempo.

Anche stavolta il macchinario aveva le sembianze di un pc, anzi DEL PC per eccellenza, ovvero il più famoso e fortunato fra i primi elaboratori personali che, negli anni 80 hanno iniziato ad entrare nelle case della gente comune, per la gioia di ragazzini smanettoni e appassionati di informatica, elettronica e videogames, ovvero il Commodore 64.

Girovagando per la rete sono finito in questo sito:

http://www.commodoreusa.net/CUSA_C64.aspx

dove ho scoperto che, chi come me non l’ha mai posseduto perchè i genitori non glielo comperavano altrimenti avrebbe trascorso troppo tempo a giocare, oppure chi l’ha venduto per 4 soldi, per “toglierselo dai piedi”, e adesso vorrebbe averlo ancora sulla scrivania grazie al fascino “vintage” che emana, per tutti coloro che ticchettando sui tasti marroni di questo monoblocco di plastica si sentirebbero ringiovanire di 30 anni.

Insomma per chiunque lo voglia, è di nuovo possibile acquistare tale modello di computer, che mantenendo invariato il suo caratteristico fascino old style, oggi nasconde sotto la corazza, un computer moderno, in grado di andare in Internet via Wifi, leggere DVD, Blue Ray e visualizzare il tutto su monitor HQ.

Dopo l’emozione iniziale mi sono anche reso conto che, al di là del fascino retrò, si tratta dell’hardware di un netbook privo di schermo e batteria, e che il relativo prezzo (copreso fra i 595 e gli 895 dollari a seconda della dotazione) risulta essere un po eccessivo.

Però anche se alla fine mi sono disilluso, ormai la frittata era stata fatta e mi sono ritrovato negli anni 80 .

Cercherò di farvi capire quali siano state le mie emozioni proponendovi di fare un giro in un negozio di dischi (33 giri in vinile!)  e di ascoltare qualche brano:

Thriller (1982), del “re del pop” il grande Michael Jackson

Don’t Stand So Close to Me (1980) dei Police Capitanati da Sting

Sunday Bloody Sunday (1983) degli U2

Per poi passare al Cinema, comperarvi un bel pacchetto di pop corn e farvi vedere 3 grandi capolavori:

Il nome della Rosa (1986) tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco interpretato da un magistrale Sean Connery ed un giovanissimo Christian Slater

C’era una volta in America (1984) per la regia di Sergio Leone (quando i grandi registi italiani dirigevano i colossal americani)

L’allenatore nel Pallone (1984) interpretato da uno dei migliori Lino Banfi di sempre. Obiettivamente si tratta di una pellicola di livello decisamente inferiore rispetto alle altre che ho proposto, che però è diventata un “cult movie”, anche perché racconta un calcio  “casereccio” e “squinternato”, che ormai non esiste più:

In fine, vi riporto a casa, alle 19:45 poco prima dell’inizio del TG1, e accendendo la tv vediamo questo:

il mitico Almanacco del giorno dopo emblema di una televisione “elegante” che ormai non esiste più.

poi dopo il tg inizia la pubblicità:
Barilla firmata dal maestro Federico Fellini

Grand Marnier, negli anni 80 “essere fighi” significava essere così:

Lancia delta HF Integrale, quando ci facevamo rispettare anche nei rally:

Spero che questa panoramica sia riuscita a farvi rivivere gli anni ’80. Se non fosse così potete provare a farvi accompagnare nello stesso viaggio dai Baustelle con la loro Alfredo:

Un pezzetto bello tondo di cielo
d’estate sta sopra di me
Non ci credo
Lo vedo restringersi
Conto le stelle, ora
Sento tutte queste voci
Tutta questa gente ha già capito
che ho sbagliato, sono scivolato
Son caduto dentro il buco
Bravi, son venuti subito
Son stato stupido
Ma sono qua gli aiuti
Quelli dei pompieri, i carabinieri

Intanto Dio guardava il Figlio Suo
E in onda lo mandò
A Woytila e alla P2
A tutti lo indicò
A Cossiga e alla Dc
A BR e Platini
A Repubblica e alla Rai
La morte ricordò

Scivolo nel fango gelido
Il cielo è un punto
Non lo vedo più
L’Uomo Ragno m’ha tirato un polso
Si è spezzato l’osso, ora
Dormo oppure sto sognando,
perché parlo ma la voce non è mia.
Dico Ave Maria
Che bimbo stupido
Piena di grazia, mamma
Padre Nostro
Con la terra in bocca
Non respiro
La tua volontà sia fatta
Non ricordo bene, ho paura
Sei nei cieli

E Lui guardava il Figlio Suo
In diretta lo mandò
A Woytila e alla P2
A tutti lo mostrò
A Forlani e alla Dc
A Pertini e Platini
A chi mai dentrò di sé il Vuoto misurò.

La band di Francesco Bianconi “ci va giù pesante” ricordando la tragedia di Vermicino, quando il 10 giugno del 1981 il piccolo Alfredino Rampi (6 anno) cadde in un pozzo artesiano profondo 80 metri e dal diametro che non superava i 30 cm per non uscirne mai più vivo, nonostante i numerosi tentativi di salvarlo (sulla cui efficacia divamparono grandi polemiche).

Un evento che sconvolse l’opinione pubblica e che vide per la prima volta una diretta televisiva ininterrotta a reti RAI (le uniche a diffusione nazionale a quel tempo) unificate . L’inizio della “TV del  dolore”.

La band senese, nel ricordare la vicenda e nel criticare l’accanimento mediatico che la contraddistinse, con poche parole e pochi riferimenti ripercorre l’Italia politica, sociale e perfino sportiva di quegli anni.

Molto crudi i riferimenti a Dio (con tanto di brani di preghiere) “colpevole” di aver permesso una tragedia del genere. Credo che indipendentemente dalle idee religiose il 13 giugno 1981, quando il piccolo Alfredino emise il suo ultimo respiro, molti si siano fatti le stesse domande contenute nel testo.

Quando ascolto questo brano a stento riesco a trattenere le lacrime, e mi ricordo benissimo la disperazione dei miei genitori (sono un anno più giovane del piccolo Alfredo, quindi si chiedevano: “Come staremmo noi se fosse capitato a Roberto?”).

Questo viaggio nel tempo non ha avuto un bel finale, ha risvegliato ricordi dolorosi che forse molti avevano relegato in qualche angolo lontano della memoria.

Solitamente concludo i miei articoli dicendo qualche scemenza, oggi invece vi chiedo un minuto di silenzio per ricordare la giovane vittima di questa grande tragedfia, e vi invito a visitare il sito web del Centro Alfredo Rampi fondata dai genitori di Alfredo.

A venerdì prossimo.

Ciao a tutti

Roberto.