Ho ascoltato per voi, ma  sopratutto per me dato che l’ho comprato, l’ultimo lavoro di Paolo Conte.

Ecco cosa ne penso.

Il disco, “Nelson” è il titolo, si può spiegare con una sola frase: è un disco alla Paolo Conte.

Sembra una banalità, ma non lo è, almeno non tutta.
Dopo le sperimentazioni dei due dischi precedenti, Psiche ed Elegia, in questo Conte ritorna alle sonorità pure (quasi) senza effetti elettronici. Se vi siete avvicinati a Conte solo di recente, questo disco potrebbe non piacervi dato che è un po’ alla vecchia maniera.

Il CD, di un giallo canarino su cui campeggia il cagnolino Nelson in un dinamico ritratto, è racchiuso nel solito (odiato) cartonato che si apre a tre piazze per rivelare il libretto con i testi delle canzoni, in ben tre lingue, e la dedica a Renzo Fantini manager e amico scomparso nel 2010.

La prima delle 15 canzone è “Tra le tue braccia”,

(Nota personale: nel video potete ammirare la copertina del disco e il primo dei 3 ritratti del cagnolino, il secondo è all’interno del cartonato e il terzo è sul CD.)

L’atmosfera del CD è fumosa. Molte delle canzoni seguono questo senso di piccola, dolce malinconia di “Tra le tue braccia”, altre invece se ne distaccano sensibilmente come “Jeeves”

(Nota personale: Jeeves, è il maggiordomo per antonomasia nei paesi anglosassoni.)

o come “L’orchestrina”, che ha anticipato l’uscita del disco.

(Nota personale: uno dei miglio pezzi del disco. Un esempio: il “cummenda” milanese descritto con due versi pare quasi di vederlo vicino al piano.)

Pezzo che può strappare anche una risatina, per quella parola irriverente sottolineata dalla risata di Conte.

Da dimenticare è  “C’est beau”

pezzo vagamente techno che decisamente stona col tono delle altre canzoni.

Forse quella più bella del disco, quella che vi viene subito voglia di risentire, quella più “contesca” è “Galosce selvagge”

Il disco si conclude poi con il pezzo “Bodyguard for myself”

Pezzo che si aggiunge alle canzoni in inglese cantate da Paolo. Tutto sommato un pezzo decente, anche se la schitarrata per me stona un po’.

Da segnalare anche “Suonno e’ tutt’o’suonno” in cui l’Avvocato si confronta ancora una volta con il napoletano.

Per concludere diamo un po’ di voti e pensieri conclusivi.
Musica e testi: 7.
Sì, sono di manica larga. Il disco lascia un po’ perplessi e anche riascoltandolo si ha un senso di “velatura”, alcuni pezzi sembrano un po’ buttati lì, quasi non finiti. Ma ci sono quelle due perle “L’orchestrina” e “Galosce selvagge” che non vi faranno pentire dell’acquisto.

Packaging: 2.
Non centra nulla l’Avvocato Conte con questo, ma si merita una bocciatura sonora! Apro la confezione e il “magnifico” cartonato è già bello che rotto! Il danno non posso averlo fatto io aprendo il tutto visto che si trova in un posto interno, quindi è uscito rotto dalla fabbrica. Complimenti al genio che ha lanciato la moda del cartonato! A parte questo, la confezione si limita allo stretto necessario utilizzando dei quadri di Conte come tema grafico.

In definitiva:
Disco un po’ sotto la media, se è il primo disco di Conte che acquistate, molto probabilmente non vi piacerà; mentre se seguite l’Avvocato da lungo tempo ritroverete alcune atmosfere e suggestioni musicali che lo contraddistinguono. Ma il naso ogni tanto si arriccerà. Disco comunque da provare.

Al prossimo venerdì.