Qualche giorno fa ho trascorso un breve periodo di vacanza sul lago di Garda,

in particolare ho soggiornato a Sirmione, per poi gironzolare nei dintorni e visitare: Desenzano, Peschiera e Lazise.
Devo dire di aver trovato una stupenda accoglienza, dei paesaggi magnifici e delle città davvero graziose.

Ho anche mangiato bene (anche se ho scoperto che il pesce di lago non fa per me :-)).

Ero già stato da quelle parti nel lontano periodo delle scuole elementari, precisamente a Gardone Riviera, per visitare il Vittoriale, ovvero la residenza del Vate della Patria, Gabriele D’Annunzio.

Siccome la vacanza mi è molto piaciuta, ho deciso di fare un regalo al lago che mi ha ospitato sulle rive delle proprie placide acque.

Ma cosa si può regalare ad un lago?

Credo che il dono più bello, il più ambito, possa essere senza ombra di dubbio un bel MOSTRO! Basta vedere quanti vantaggi ha portato Nancy, il mostro di Loch Ness, all’omonimo lago scozzese.

Ma come si crea un mostro?

Ci sono almeno due modi: Ritagliare una sagoma di legno e fare qualche foto sfuocata (quello che hanno fatto a Loch Ness) oppure fare come insegnato da  Mary Shelley nel suo capolavoro: Frankenstein, ovvero mettendo insieme dei pezzi di cadaveri.

Il secondo metodo mi piace di più, ma non so dove trovare i cadaveri, che ne dite se mettiamo insieme qualcuno dei video che sono già stati proposti nel blog, e vediamo cosa ne viene fuori?

Manca solo un ingrediente, il nostro mostro ha bisogno di un’anima, magari lo spirito di un defunto, ma non uno qualunque, un defunto illustre.

Che ne dite di Gabriele D’Annunzio? che concluse la sua vita rifugiandosi in una splendida villa affacciata sulla sponda lombarda del lago?

Direi che si tratta proprio del fantasma giusto!

Ora dobbiamo dare forma al nostro mostro. Noi tutti conosciamo il D’Annunzio poeta, imparato alle scuole elementari o medie, in particolare io ricordo con molto piacere una delle sue poesie più belle: La pioggia nel pineto


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
l’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancora trema, si spegne,
risorge, treme, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontane,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione

Si tratta di una poesia magnifica, le suggestioni suggerite dai versi sono incredibili, inoltre mi ha sempre colpito molto l’intercalare quasi onomatopeico, la ripetizione del “piove” a rappresentare le gocce che continuano a scendere.

Lo stesso intercalare proposto da Jovanotti nella sua Piove

Ma D’Annunzio non era solo un poeta e scrittore, era sicuramente un uomo che amava molto godersi la vita, anzi un vero e proprio donnaiolo, un lussurioso, e voi che mi conoscete sapete bene che quando si parla di lussuria, la colonna sonora può essere solo una: Je t’aime moi non plus di Serge Gainsbourg

Oltre che nella carta delle sue opere e sotto le lenzuola, D’Annunzio ha dimostrato il suo valore anche nei campi di battaglia della prima guerra mondiale, partecipandovi come aviatore.

Quando si parla di guerra però io penso sempre a come la vivono i veri “protagonisti”, i soldati, quelli che muoiono nei campi di battaglia, lasciando orfani, vedove e genitori disperati, ….   Lettere di soldati di Vinicio Capossela

Non va dimenticato poi l’impegno politico di D’Annunzio che fu amico personale di Benito Mussolini e deputato nella ventesima legislatura del Regno d’Italia.

Per quanto mi riguarda, quando si parla di politica la “morale” è solo una, anzi non esite nessuna morale, esiste una cosa sola: I SOLDI! Money dei Pink Floyd

Bene, Il mostro è pronto! ed ha le sembianze deformi di un’accozzaglia di video, tenuti insieme dall’anima inquieta di un poeta, lussurioso, combattente e politico. Direi che ce n’è abbastanza per spaventare chiunque!

Mi piacerebbe rimanere a chiaccherare con voi, ma devo andare ad immergere il mostro nel lago.

Se volete ci rivediamo Venerdì prossimo.

Ciao a tutti

Roberto.

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