Come annunciato la scorsa settimana, oggi ascoltiamo l’ultima fatica di Vinicio Capossela.

Mettetevi comodi perché ne vale la pena.

Il nuovo doppio CD di Capossela è un lavoro completamente impregnato di acqua salata. Si parla di marinai, di mari, di oceani e di creature gigantesche e mitiche.

Capossela, novello Achab, ci osserva torvo, come il corvo da lui cantato, dalla copertina del libretto che contiene i due CD e i testi delle canzoni.  Aprendo il tutto ci accoglie il primo CD immerso in una doppia foto che raffigura solo l’acqua del mare con una dedica che ci galleggia sopra. Lo stesso discorso per il secondo CD che si trova alla fine del libretto. Lascio a voi scoprire a chi sono rivolte queste dediche.

E qui devo fare una critica. Mi sarei aspettato un pacchetto più ricco, anche pensando ai lavori precedenti di Vinicio in cui i libretti erano sempre molto curati graficamente.
In questo caso le uniche note di colore sono le foto di copertina e quelle del mare che contiene i CD: il resto sono solo pagine bianche con i testi delle canzoni. Tutto ridotto all’osso.

Passiamo quindi all’ascolto, che ci aiuterà a riprenderci da questo piccolo trauma.

Il primo CD, ricco di riferimenti ai libri mitici che ci raccontano della vita sul mare, si apre con un inno “religioso”, “Il grande Leviatano”

Ma subito l’atmosfera cambia e pare di ritrovarsi in una fumosa bettola irlandese grazie a “L’Oceano Oilalà”

Si parte con questi due pezzi basati su “Moby Dick” di Melville, ma il terzo pezzo, che si ispira al racconto “Scandalo negli abissi” di Céline, è molto divertente e presenta la collaborazione del trio de “Le Sorelle Marinetti

(Nota personale: cantando di sirene, personaggi mitici metà donne e metà pesce, trovo bella l’idea di far cantare le Sorelle Marinetti, che come sappiamo sono un trio di cantanti che si esibiscono vestiti da donne. Peccato che nel pezzo le si senta poco, meritavano un po’ più spazio canoro.)

Vi risparmio “Polpo d’amor” e “Billy Budd”, solo perché le abbiamo già sentite la scorsa settimana, ma sicuramente è da segnalare “I fuochi fatui”, perfetta descrizione sonora delle scene contenute in Mody Dick e della bella trasposizione cinematografica data nel film con Gregory Peck. Pezzo che si fa apprezzare per quel pianoforte “da bonaccia” che irrompe nel frastuono e che poi ci accompagna alla fine

(Nota personale: vedendo questo montaggio fatto da un fan, viene quasi la certezza che Vinicio abbia visto il film.)

Gli ultimi due pezzi del primo CD sono quindi “Job” e “La lancia del Pelide”, quest’ultima una canzone d’amore come Vinicio ci regala ogni tanto.

Se il primo CD si apriva con inno al Leviatano, alla grande balena, il secondo si apre con un pezzo dedicato a Goliath, una balena impagliata che Gustavo Cottino scorrazzava per l’Italia col suo freak show, facendola passare per l’ottava meraviglia del mondo; inoltre se ascoltiamo con attenzione le parole dell’imbonitore “Gustavo Capossela” scopriremo come questo pezzo sia un’introduzione musicata al secondo CD, contenendo tutti gli argomenti che tocca.

Per me i due CD sono la personificazione dei due tropici. Il primo è un Nord popolato da marinai duri che vedono nella balena il mostro da uccidere. Il secondo è un Sud, più caldo e gentile che porta dentro di se molto del viaggiare di Ulisse, e in questo Capossela è più libero di spaziare nel mare della musica e anche di autocitarsi rifacendo un pezzo simile a “Troia brucia” o a “Al colosseo”, cioè “Vinocolo”

che parla della prima e ultima bevuta del gigante, del ciclope, Polifemo, che grazie all’ubriacatura per una volta ha forse veduto il mondo come lo vediamo noi che abbiamo due occhi (per citare Capossela).

A seguire, “Le pleiadi” il racconto di un’attesa ormai divenuta mito, quella di Penelope.

L’atmosfera dei racconti greci è rafforzata dai bradi “Aedo”

e di “Dimmi Tiresia“, cioè due brani dedicati alla figura del cantastorie “omerico” e dell’indovino “greco”.

Naturalmente, Penelope e il mare non possono esistere senza Ulisse, che se nascosto dietro il nome di Nessuno in “Vinocolo”, si palesa in “Nostos”, in cui si possono sentire anche i versi di Dante: “Fatti non foste per viver come bruti”.

E dopo aver navigato come Ulisse, possiamo anche noi ascoltare il canto ingannatore delle sirene. Ingannatore perché ci raccontano come siamo stati e ti ammagliano facendoci credere che “l’uomo di ieri” va bene, che non dobbiamo cambiare, e così ci trattengono in posti da cui non vogliamo più muoverci. Le sirene sono i nostri ricordi che ci impediscono di andare avanti

Nel secondo CD, da non dimenticare “Calipso”

e “La madonna delle conchiglie”, un po’ “L’uomo vivo” di “Ovunque proteggi” e un po’ cronaca dei giorni nostri.

E dopo tutta questa Musica, è l’ora dei voti.

Musica e testi: 7 – .
Adoro Capossela, ma gli devo riconoscere di aver ripescato un po’ troppo dal suo repertorio. Intendiamoci, il lavoro è ottimo e sicuramente troverete dei pezzi che vi toglieranno il fiato o vi faranno innamorare di Vinicio, ma come Roberto, pure io riconosco che qui Capossela ha “rifatto un po’ Capossela”.

Packaging: 5 e 1/2.
Allora, bella l’idea del libretto (sembra quasi un breviario!), un po’ meno bello il fatto che i CD spuntano di un paio di  millimetri dalla copertina e che siano inseriti di misura tra due fogli di carta: a lungo andare se si estraggono spesso si rovineranno! La prima cosa che ho fatto è stata di farne una copia in MP3… E come detto la parte grafica è ridotta all’osso, forse per non alzare troppo il costo del tutto.

In definitiva:
Un doppio disco che ci regala un Capossela in buona forma, che spero faccia arrivare nuovi fans e confermi quelli che già adorano questo cantastorie. Non è un lavoro facile e al primo ascolto risulterà criptico, ma con lo studio e ( modestia a parte) questo articolo, sicuramente lo apprezzerete appieno scusandogli qualche stanchezza di troppo! Acquisto vivamente consigliato.

Al prossimo venerdì.