Ogni tanto sono vittima degli “incauti acquisti”, il mio ultimo è “Supersantos” secondo album di Alessandro Mannarino. Insomma, capita di sbagliare.

Alessandro Mannarino, classe 1979, è un cantante romano e nei suoi dischi, tutta la sua romanità è più che presente.

Il CD si presenta in una confezione di cartonato ipercolorato  adornato da un misto di foto ed elaborazioni grafiche che richiamano un po’ dei collage pop.

Il libretto con i testi delle canzoni è arricchito da disegni e immagini che lo fanno sembrare un po’ un manuale da wunderkammer. Nel complesso carino.

Il primo pezzo del CD è “Rumba Magica”

Pezzo che trovo anche interessante, ma che manca di quel qualcosa, e la sensazione mi accompagna per tutti e 11 i pezzi del CD, nonostante la varietà di ritmi basta confrontarla col pezzo successivo “Serenata lacrimosa”

o ancora con “Quando l’amore se ne va”

O nella particolare la rilettura delle storie del vangelo, che propone in “Maddalena”, in cui la Maddalena sembra quasi una donna presa di forza da Rugantino.

Bella anche “Merlo rosso”

Dopo aver letto pareri entusiasmanti su questo artista che lo paragonavano a Vinicio Capossela, devo ammettere ch la delusione è stata molta.

La musica non mi ha convinto molto, sembra un po’ troppo musica da artista di strada, forse è questa l’immagine che Mannarino vuol dare di sé, ma in tal caso la faccia è ancora troppo pulita. Mentre i testi, mi sono sembrati a volte un po’ scontati. Certo, è solo il secondo disco e sicuramente crescerà, ma per ora non è tra i miei artisti preferiti.

Voti:

Musica e testi: 5/6 .
Alcuni pezzi sono riusciti più di altri, vedi “Merlo rosso”. Ma nel complesso il tutto mi è parso abbastanza nella media.

Packaging: 5 e 1/2.
Ipercolato, ipercalorico con un piccolo merlo di colore sbagliato nell’ultima di copertina. Alla fine mi chiedo cosa centrano i santini.

In definitiva:
Chi si ricorda Lando Fiorini e i “suoi” stornelli potrebbe apprezzare Mannarino, per gli altri, il disco potrebbe essere un acquisto azzardato. Se volete comprarlo siete liberi di farlo, ma non dite che non lo sapevate.

Chiudo con una nota, in un’intervista Mannarino diceva che i suoi produttori gli consigliano, per avere maggior successo, di non cantare in romano. Credo che i produttori si sbaglino: non è un problema di lingua, Mannarino non solo canta in romano, ma racconta storie di Roma. Se ne vogliono fare un artista nazionale, dovrebbero dirgli di non mettere più nelle sue canzoni i “romani”.

Al prossimo venerdì.