Questa settimana e la prossima ho deciso di dedicarmi all’impegno civico, infatti ho deciso di parlarvi dei Referendum del 12 e 13 giugno.
Se siete soliti gironzolare per la rete avrete trovato una miriade di siti e blog che cercano di spiegare le ragioni del SI.

Se invece vi informate esclusivamente seguendo i telegiornali delle reti televisive nazionali probabilmente non sapete che è prevista una tornata elettorale fra 2 settimane, e magari ne avete le p***e piene di sapere come sono andate le campagne elettorali e quali sono stati i risultati  delle elezioni dei sindaci nelle grandi citta (nelle
quali magari nemmeno abitate!).

Se invece abitate in una delle citta dove si è votato il sindaco, forse non ne potete più di buttare nel pattume tutte le pubblicità con i santini dei candidati.

Ma non divaghiamo, torniamo ai Referendum, quando ero molto giovane mi ricordo di un “mantra” che veniva ripetuto da tutte le fonti autorevoli:
“Il voto è un DIRITTO DOVERE di ogni cittadino”
di conseguenza solo l’idea di consigliare  a qualcuno l’astensione al voto sembrava come “bestemmiare in chiesa”.

Mi ricordo di un passato con campagne elettorali referendarie infuocate, citta tappezzate di cartelli con scritto SI oppure NO (non chiedetemi quali fossero i quesiti referendari perchè ero piccolino e ricordo solo i cartelloni).

Oggi le cose sono diverse, tipicamente la parte politica che è interessata a che i referendum non raggiungano il quorum, invita esplicitamente i cittadini a disertare le urne, e la tecnica ha dimostrato di essere molto redditizia,perchè sommando coloro che si astengono per scelta a coloro che lo fanno per “menefreghismo” si ottiene facilmente almeno il 51% dell’elettorato .

Questa tecnica di boicottaggio con il tempo si è raffinata separando per esempio i referendum da altre tornate elettorali più “interessanti” e limitando al minimo concesso l’informazione.

Il risultato di questa “nuova moda” è che quasi sempre i referendum si concludono in un nulla di fatto. In questa interessante tabella pubblicata su wikipedia potete notare come, mentre dal 1974 al 1990 il quorum sia sempre stato raggiunto con affluenze al voto anche molto elevate, dal 1997 in avanti tutte le consultazioni sono state invalidate a causa del disinteresse dei cittadini.

Personalmente trovo questa situazione molto triste, il fallimento dei referendum corrisponde ad un fallimento della democrazia, ritengo che la classe politica negli ultimi anni abbia immolato un principio sacro ed inviolabile come quello del voto sull’altare dei propri interessi del momento.

Ritengo che il voto, per qualunque tipo di elezione, sia ancora e debba essere sempre un DIRITTO e soprattutto un DOVERE, e che incoraggiare i cittadini all’astensione sia una pratica INCIVILE che può portare a gravissime conseguenze, in quanto la mancanza di partecipazione da parte dei cittadini ne comporta la progressiva  perdita di principio fondamentale ed irrinunciabile come quello della DEMOCRAZIA. Invitare  una persona a non votare è come invitarla a non respirare, con il risultato che dopo un po’  questa soffoca e muore.

Tornando all’imminente consultazione referendaria, devo dire che non mi sento per niente fiducioso sulla probabilità che venga raggiunto il quorum, il livello di pubblicità ed informazione elettorale mi sembra ai minimi storici e l’aver separato il referendum dalle elezioni amministrative contribuisce a “stimolare l’astensione”.

Visto che in questo blog siamo esperti di “cause perse” , in quanto non siamo mai riusciti a convincere i lettori a commentare gli articoli, penso sia proprio il caso di sostenere anche le sorti di questo referendum il cui destino mi sembra già  tristemente determinato.

Quindi oggi e venerdì prossimo vi parlerò dei quesiti ai quali siamo chiamati a rispondere, senza dirvi cosa ne penso io e cercando di esporre le ragioni del SI (riassumendo quanto si può trovare in rete in abbondanza) e quelle del NO (che a dire il vero cercherò di intuire, perchè risulta praticamente impossibile trovarle in rete, che è convinto delle ragioni del NO in realtà “fa il tifo” per il non raggiungimento del quorum”).

E visto che  questo è pur sempre L’ascolto del Venerdì, assocerò un video ad ogni quesito.

Lo scopo è quello di dare un minimo di informazione e incoraggiare un piccolo dibattito fra i lettori, ma credo che anche questo mio articolo rimarrà laconicamente con zero commenti oppure solo con uno di Antonio.

Bando alle ciance partiamo dai primi due quesiti:

  • Il primo Quesito (scheda rossa) si può riassumere come segue: “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.” in sostanza chiedere ABOLIRE (votando SI) oppure MANTENERE IN VIGORE (votando NO) il decreto Ronchi (dal nome dell’ex ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi), che stabilisce la possibilità di affidare la gestione (e non la proprietà) dei servizi idrici integrati (acqua potabile, depuratori, fognature) ad aziende private tramite gara si appalto. Attualmente i servizi sono gestiti direttamente da soggetti pubblici oppure da società municipalizzate.
  • Le ragioni del SI: Anche se la proprietà dell’acqua rimane pubblica, mettere in mano ai privati la gestione dei servizi idrici corrisponde sostanzialmente a privatizzarla, quindi la collettività si ritroverebbe privata di un bene fondamentale, che verrebbe “regalato” a società private, che lo gestirebbero con criteri aziendali, mirati ad aumentare i propri profitti, senza mettere in primo piano le esigenze dei cittadini.
  • Le ragioni del NO: L’attuale gestione pubblica dell’acqua è altamente inefficiente, ed i soggetti pubblici non hanno la forza economica per ammodernare gli impianti e la rete di distribuzione, mentre aziende private possono riuscire a reperire tali fondi. Inoltre la proprietà dell’acqua rimane pubblica e i servizi non verranno dati in gestione agli amici ma messi in gara.

Acqua azzurra acqua chiara di Lucio Battisti:

  • Anche il secondo quesito (scheda gialla) riguarda l’acqua pubblica: “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito“. In sostanza si chiede se ABOLIRE (votando SI) oppure MANTENERE IN VIGORE (votando NO) le attuali norme che permetterebbero, ad eventuali soggetti privati che dovessero gestire i servizi idrici, di determinare la tariffa per i servizi idrici in modo tale da recuperare “adeguatamente” il capitale investito. Le ragioni del SI e del NO si basano sostanzialmente sul significato di “adeguatamente”:
  • Chi sostiene il SI, ritiene che in questo modo le aziende private intendano guadagnare abbondantemente sulla fornitura di un servizio si primaria importanza.
  • Chi sostiene il NO, crede che l’imposizione di una tariffa secondo tali criteri possa permettere i necessari investimenti per ammodernare gli impianti e la rete di distribuzione.

Smoke on the water dei Deep Purple:

Per oggi credo possa bastare, forse non ho ggiunto molto rispetto alle informazioni che potete trovare in rete, ma credo sia stato giusto parlare dell’argomento e soprattutto aver dato un contributo, seppur minimo, al salvataggio di questo referedum e dell’istituto referendario in generale.

Ci vediamo venerdì prossimo per gli altri 2 quesiti.

Ciao a tutti

Roberto.