Ma quanto tempo aspettiamo in coda? Gran parte del nostro tempo, gran parte della nostra vita.

Piero Sidoti, udinese di classe ’68, è un artista di lungo corso che solo nel 2010 è arrivato ad essere prodotto a livello nazionale.

Purtroppo è ancora sconosciuto a molti, nonostante la grande quantità di riconoscimenti vinti: ultimo in ordine di tempo la Targa Tenco come “Miglior Opera Prima” nel 2010.

“Genteinattesa”, questo il titolo del disco, è una bella opera che già dal titolo senza spazi, è “Gente in attesa” o “Gente inattesa”?, gioca con “noi”, con il nostro essere sospesi ad attendere qualcosa, con il “nostro” essere  emarginati, essere fuori tempo.

Ho scoperto Sidoti, girovagando per youtube, imbattendomi nella canzone “Lo scemo del villaggio”, che vi avevo proposto tempo fa nelle mie ninnananne:

(Nota personale: qui la parte dello “scemo” è ben fatta da Beppe Battiston, cognome che tradisce qualche origine veneta, anche se è nato a Udine…)

L’atmosfera è palpabile e il testo, ricercato, è cullato dallo xilofono. Un pezzo magistrale.

La musica che propone Piero è come il finger food: deve essere ascoltata e trattata con signorilità e, come il cibo da prendere con le dita, ti lascia sempre una traccia, un ricordo particolare.

La ricercatezza dello stile è presente anche in “La venere nera”, pezzo dedicato all’emarginata per eccellenza, la prostituta,

(Nota personale: qui parlando di una prostituta di colore è un attimo immaginare una storiaccia dietro, ma la musica dal sapore sudamericano lenisce tutto e sottolinea il sentimento d’attesa)

Pochi i video che riguardano Sidoti, l’ultimo pezzo che sono riuscito a trovare è “Bobby e il ballerino”, storia della caduta fisica e morale di un primo ballerino della Scala, che adesso si trova solo a parlare con un cane.

Personalmente mi spiace che Sidoti non sia più conosciuto e anche che il suo disco non sia un po’ più facile da trovare. E mi dispiace che per lui si sia riusciti a trovare solo un posto in Linea Notte, mentre altri “cantautori” che parlano di “super santi” hanno ben altra copertura mediatica

Dovendo dare dei voti basandomi su quel poco che ho sentito (cioè, è un professore, quando mai mi ricapiterà di dare dei voti ad un professore… provate a capirmi!):

Testi: 6,5
ricercati e non banali forse rischiano di essere un po’ pesanti. Certo le storie che si raccontano non sono storielle da trattare con quattro parole buttate a caso, però questo fa si che sia difficile ricordare una sua canzone, e si finisce solo per sentirla come un ricordo lontano.

Musica: 7
la bravura c’è e si sente! Le sonorità non sono mai invasive e tendono ad accompagnare i testi delle canzoni. Un connubio veramente riuscito

In definitiva:
Un’opera prima che merita la Targa Tenco e che non può mancare in una raccolta di dischi che presenti almeno un Paolo Conte!

Al prossimo venerdì.