… in modo molto generico.

Ed ebbene sì, anch’io ho visto l’ultimo film di Paolo Sorrentino, quel “This must be the place” di cui molto si parla.

Devo dire che mi è piaciuto, è un po’ lento, ma questo si sposa alla perfezione col personaggio interpretato da Sean Penn: un ex-rocker che sembra ormai una mummia che cammina, stratruccato più per nascondersi al mondo che per necessità.

Nel film le fasi salienti sono ben disposte, ma musicalmente mi hanno colpito due passaggi. Il primo è “l’incontro”, in un grande magazzino, di Cheyenne con “I pezzi di merda”, i “The Pieces of Shit” nella versione inglese; un gruppo di giovani che si stanno esibendo con “Lay & Love”

in questa specie di incontro mi pare quasi di vedere “il grande vecchio della musica” che contempla i suoi discendenti, e infatti il chitarrista del gruppo lo omaggia con un assolo appena si accorge di lui. I “Pezzi di merda”, musicalmente, si rifaranno vivi più volte nel film, mentre Cheyenne intraprende il suo viaggio, quasi a sottolineare che ormai non c’è più spazio per lui.

Il secondo momento, che ci fa capire in qualche misura quale peso Cheyenne si porta dentro, è l’incontro con David Byrne che si sta esibendo con il suo gruppo nel pezzo che da il titolo al film

L’incontro con Byrne mi ha colpito perché è un momento di forte umanità di Cheyenne a cui Byrne sembra incapace di reagire. La cosa mi ha fatto venir voglia di conoscere meglio Byrne e quei “Talking Heads” che hanno scritto originariamente “This must be the place”, come afferma anche Cheyenne.

Se avete la possibilità non perdetevi questo film, e per la prossima settimana se ne avrà la possibilità ascolteremo qualcosa delle Teste Parlanti.

Al prossimo venerdì.

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