In morte di S.F.

È iniziato così il concerto di Francesco Guccini che si è tenuto sabato scorso a Jesolo.

La generosità di una persona speciale mi ha permesso di andarci gratis (ed in ottima compagnia ;-)), quindi con l’articolo di questa settimana ho deciso di condividere, con tutti voi, le esperienze che ho vissuto.

Al PalaArrex (nuovo nome dell’ex “Palazzo del Turismo” che, come capita spesso in questi casi, ha “venduto il proprio nome” ad uno sponsor commerciale) c’era il pubblico delle grandi occasioni, trovare un parcheggio all’esterno è stato, come sempre, molto molto difficile.

Dopo essermi “accomodato” sulle (scomode) poltroncine plasticose della tribuna sud, sono rimasto colpito dalla semplicità dell’allestimento del palcoscenico, che sembrava più adatto ad una fiera di paese piuttosto che ad ospitare il concerto di uno dei più importanti cantautori del nostro paese.

Alle 21:05 (con una puntualità insolita per questo tipo di eventi) Francesco, con indosso una camicia scura con le maniche risvoltate a tre quarti portata fuori dai blue jeans, accompagnato dai ragazzi della sua band (altrettando sobri nell’abbigliamento) si è presentato sul palco, e dopo aver ironizzato con il pubblico sulle recenti vicende politiche nazionali, ha dato il via alla serata con il brano che vi ho proposto in apertura.

Poi è iniziata la prima parte del concerto, dedicata ai “vinti”, cioè a persone che l’autore ha incontrato nel proprio percorso, e che non hanno conosciuto grandissime fortune nella vita.

Il primo brano, che Franceso ha voluto dedicare a due suoi grandi amici (che non sono più fra di noi): Victor Sogliani (bassista dell’Equipe 84)
e Augusto Bonvicini (il fumettista “padre” dei personaggi “sgangherati” di Sturmtruppen)

Lettera

Seconda dedica per un altro grande protagonista della canzone, Augusto Daolio (storica “voce” dei Nomadi)
Noi non ci saremo

La serata è proseguita con altri brani, ciascuno introdotto da aneddoti simpatici dell’autore:
Il frate

Amerigo

Il pensionato

Autogrill

Canzone per Piero

Succesivamente il registro è cambiato e sono state proposte alcune canzoni molto romantiche

Farewell

Quattro stracci

Vorrei

La parte finale del concerto è stata dedicata ad alcuni brani più “politicizzati” ed ai cavalli di battaglia.

Durante l’esecuzione di queste ultime canzoni, gli spettatori della platea, che avevano seguito la prima parte del concerto compostamente seduti per terra, si sono alzati avvicinandosi alle transenne che li dividevano dal palco, quindi hanno iniziato ad accompagnare le esibizioni battendo le mani, saltando e tenendo in alto il braccio sinistro con la mano chiusa a pugno (il classico saluto “comunista):

Su in collina

Canzone dei dodici mesi

Canzone di notte n° 2

Eskimo

Cyrano

Dio è morto

La locomotiva

Il concerto si è concluso, dopo circa un paio d’ore, senza che venisse concesso nessun bis.

Sono stato davvero molto felice di aver potuto sentire dal vivo l’esibizione di un artista così importante, e ritengo che Guccini abbia regalato a me e agli altri spettatori una serata molto sobria all’insegna dell’ottima musica.

Sento però di dover muovere qualche piccola critica alla struttura che ha ospitato l’evento, ovvero l’acustica indecente, la scomodità delle poltroncine in plastica delle tribune laterali e la temperatura eccessivamente fredda.

Detto questo vi lascio, devo andare al mercatino delle pulci, ho trovato un eskimo della mia taglia.

A venerdì prossimo.

Ciao a tutti

Roberto