Oggi, più precisamente per voi che leggete: il 13 giugno 2012 a poco più di un anno da “Marinai, profeti e balene”, ho comprato l’ultima fatica di Vinicio Capossela.

Come sempre vi consiglio di mettervi comodi, anche se ci sarà da saltare, ballare e farci crescere i baffi.

“Rebetiko Gymnastas” è il titolo un po’ ermetico del disco che tengo tra le mani. Sulla copertina campeggia un Capossela disegnato seduto su una sedia in una contorsione di braccia, gambe, cappello rosso e strumento musicale. Aperta la confezione, in cartone a tre piazze, ci da il benvenuto una mappa del Mediterraneo il cui centro è la nazione che ha inventato il rebetiko: la Grecia; e tutto attorno Paesi, disegni e figurini che ci fanno capire, non solo la geografia di questa musica ma anche i suoi temi; alcuni cari anche a Capossela. Completa il tutto un libretto con i testi in greco (!) e italiano, sul quale campeggia lo strano invito a metterci la giubba a metà, a ballare, a farci crescere i baffi e a sollevare il peso della ferita e dell’assenza, con ogni pagina attraversata da Vinicio in posizioni di danza… o quasi.

Il cd, nero con i disegni di un coltello e di un grammofono entrambi gocciolanti una singola goccia rossa, si apre con il brano “Abbandonato”, versione in italiano di “Los Ejes de Mi Carreta” di Atahualpa Yupanqui

e già qui si capisce che questo disco non è un disco normale, non è fatto di musica dei nostri tempi: questa è musica che è nata nei bassifondi, che è cresciuta in mezzo ai fumi densi dell’alcol e del tabacco, coccolata da donne di taverna. Il rebetiko è appunto tutto questo, è la storia della parte più povera di una Nazione.

Si continua quindi con “Rebetiko Mou”

e “Misirlou”, in cui canta Kaiti Ntali mentre Vinicio esegue una “ginnastica respiratoria”.

La canzone è famosa perché è presente nel film “Pulp Fiction” e parla dell’amore verso una donna egiziana o più genericamente di una donna di religione islamica.

Per poi scatenarsi in un pezzo completamente ginnico “Gimnastika”

Nel cd, sono presenti anche delle riletture “rebetike” di alcuni pezzi storici di Vinicio, come:

“Non è l’amore che va via”

e “Contrada Chiavicone”

Da segnalare un’altra traduzione fatta da Vinicio, “Canciòn de las simples cosas” pezzo originale di Mercedes Sosa, che qui rimanda tutta la sua struggente poesia

Pare quasi un controsenso che in un disco di musica “alla greca” ci siano due pezzi provenienti dall’Argentina, ma anche in questo caso ci troviamo davanti a dei pezzi che hanno un’origine “folk”, che parlano di temi simili, se non uguali. Di canzoni che parlano della vita delle persone. Insomma, il rebetiko è il tango della Grecia.

Il risultato di queste riletture e rifacimenti è nel complesso riuscito ed interessante, soprattutto per la possibilità di avvicinarci ad un tipo di musica che difficilmente ci sarà capitato di sentire, e anche se un brano del calibro di “Con una rosa”

sembra perdere un po’ della sua poesia, un pezzo più ritmato come “Corre il soldato”

sembra acquistare quel qualcosa in più che lo rende più croccante.

Nel CD, è presente anche una traccia fantasma, un altro duetto tra Kaiti Ntali e Vinicio che vi lascio scoprire da soli.

E ora voti.

Musica e testi: dal 1 al 10
Non è possibile valutare un disco come questo solo con un numero! È uno di quei casi in cui uno si trova davanti ad un genere per lui nuovo, ma che è qualcosa che è il patrimonio di un’intera Nazione! È come il promo sorso di birra 0 la prima volta che ascoltate il rock: capite che dietro c’è molto di più di quello che riuscite a percepire in quel momento e vi trovare lì fermi a chiedervi cosa  sta succedendo. Forse berrete un’altra birra o forse non ascolterete mai più un pezzo rock, ma sicuramente avete vissuto qualcosa che vi ha trasmesso una sensazione.

Packaging: 5.
Odio! Odio! Odio…il cartone! Il CD è compresso in una tasca di cartone e così anche il libretto. Morale: alla lunga o si rompe la confezione o si finisce per rovinare il CD. Come sempre: consiglio di farne una copia in MP3… per una ventina d’euro mi aspetterei qualcosina in più soprattutto a protezione del CD.

In definitiva:
Un CD difficile per la lontananza dai lavori precedenti, anche se è minore di quanto si possa credere e la rilettura “rebetika” di alcune sue canzoni è li a dimostrarlo. Personalmente non mi pento dell’acquisto, ma ad alcuni sicuramente non piacerà: perché non è il Capossela che uno si aspetta.

Al prossimo venerdì.