Tradotto in italiano, sarebbe questo il titolo dell’album che nel 1998 vinse la Targa Tenco.

Probabilmente avrete capito che stiamo parlando di Pipes & Flowers, opera prima di Elisa, cantautrice triestina che si impose quell’anno grazie alla voce potente ma capace anche di trasmettere una certa dolcezza.

“Labyrinth” fu il pezzo che la lanciò e che apriva il disco, ve lo propongo sia in una versione alternativa

 

che in quella più classica che tutti conosciamo:

 

Dall’album sono stati estratti ben 4 singoli. Il secondo “Mister Want”

 

ci regala una Elisa un po’ meno rock che ci permette di gustare meglio le sfumature blues della sua voce.

Il terzo era “Sleeping in you hand”, che sinceramente è la canzone che preferisco delle quattro

 

Una ballata romantica, che comunque non tradisce un certo desiderio di indipendenza.

Il terzo è “A feast for me”, altro pezzo romantico il cui video è quello in cui si sottolinea di più la bellezza di Elisa.

 

L’ultimo singolo era “Cure me”, brano rock che venne aggiunto come bonus track in una seconda versione dell’album.

 

Come (quasi) tutti i primi lavori questo album è racconta molto di Elisa che ne ha scritto parole e musiche, ad esempio già nel titolo c’è un riferimento alla sua infanzia: “i tubi (pipes) della fabbrica di carbone che Elisa, da bambina, scorgeva dalla sua cameretta a Monfalcone, disegnati sulla parete, e dai fiori (flowers), simbolo della sua infanzia”.

Personalmente questo è un disco che apprezzai molto quando uscì: sentire una ragazza, poco più giovane di me, con una splendida voce riuscire a dare corpo a certe immagini e sentimenti, fu una bella sorpresa.

Devo dire che un po’ mi è dispiaciuto quando la sentii cantare in italiano al Festival di Sanremo, anche se presentò un pezzo bello e forse non così “sanremese”: “Luce”

 

e proprio il pezzo che la fece conoscere a molti, è stato per me, un po’ la causa del distacco da quest’artista che dopo quel Festival non seguii più di tanto…concentrandomi su Battiato e Capossela. Ma forse ero solo io che ero invecchiato di qualche anno.

 

Al prossimo venerdì.