Quanto dura un attimo?


Federico ZampaglioneLa descrizione di un attimo

Un attimo può durare tanto quanto un’ effimera storia d’amore durante la quale “qualunque cosa pensassimo poteva succedere”.

Oppure può durare un anno scolastico, quello del film “L’attimo fuggente” nel quale un professore “progressista” riesce ad instillare, negli studenti di un austero collegio americano, il desiderio di “cogliere l’attimo” (carpe diem) e diventare protagonisti della propria vita, e non rigidamente inquadrati come imposto dalle proprie famiglie facoltose.

A cosa si riferiscono i ragazzi quando citano il verso “O capitano! Mio capitano!”?

Se avete visto il film conoscete la risposta, in caso contrario ve la rivelo io. Il verso si riferisce alla poesia dello scrittore Walt Withman, intitolata appunto O capitano! Mio capitano!:

Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha rotto tutte le tempeste: abbiamo conseguito il premio desiderato.

Il porto è prossimo; odo le campane, il popolo tutto esulta.
Mentre gli occhi seguono la salda carena,
La nave severa ed ardita.

Ma o cuore, cuore, cuore,
O stillanti gocce rosse
Dove sul ponte giace il mio Capitano.
Caduto freddo e morto.

O Capitano, mio Capitano, levati e ascolta le campane.
Levati, per te la bandiera sventola, squilla per te la tromba;
Per te mazzi e corone e nastri; per te le sponde si affollano;
Te acclamano le folle ondeggianti, volgendo i cupidi volti.

Qui Capitano, caro padre,
Questo mio braccio sotto la tua testa;
È un sogno che qui sopra il ponte
Tu giaccia freddo e morto.

Il mio Capitano tace: le sue labbra sono pallide e serrate;
Il mio padre non sente il mio braccio,
Non ha polso, nè volontà;
La nave è ancorata sicura e ferma ed il ciclo del viaggio è compiuto.

Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Ma io con passo dolorante
Passeggio sul ponte, ove giace il mio Capitano caduto freddo e morto

Il capitano cantato da Withman è il presidente degli USA Abramo Lincoln che guida la nave (la nazione americana) in un tremendo viaggio che rappresenta la guerra di secessione.

Ma io credo che ci sia stato un altro attimo per il nostro paese (ovvero per una certa parte del nostro paese), un attimo durato 19 anni, e durante quell’attimo un capitano:

Alessandro Del Piero, calciatore che ha legato tutta la sua carriera calcistica ad un unica squadra: la Juventus, una squadra amata (anche alla follia) dai propri tifosi, e molto spesso giudicata “antipatica” dagli altri.
Ma Del Piero no, non sta antipatico agli altri, forse per il suo atteggiamento schivo e modesto da antidivo, un “antidivo” che osannato da migliaia di sostenitori adoranti tutte le settimane, che indossando la maglia bianconera numero 10, ha sollevato la Coppa Intercontinentale:

e la Coppa dei campioni:

Quel campione che dopo vari infortuni molti davano per finito, che nella Juventus allenata da Fabio Capello, scaldava molto spesso la panchina, che dopo aver vinto il mondiale nel 2006, strappando la finale ai padroni di casa della Germania, con un gol frutto di una corsa “cattivissima”:

Si è fatto un anno di serie B, mentre i suoi compagni di avventure di Germania 2006 “emigravano” al Real Madrid all’Inter oppure al Milan, e dopo il ritorno in serie A ed in Coppa dei campioni, il 5 Novembre 2008 ha “espugnato” insieme ai “suoi uomini”, uno dei templi del calcio mondiale, la casa del Real Madrid, il Santiago Bernabeu, con tanto di applauso finale anche da parte dei tifosi avversari:

Quel match del 2008 non era una finale e la vittoria, per quanto gloriosa, si è dimostrata fine a se stessa, infatti la stagione si è conculsa con l’esonero anticipato dell’allenatore, e sarà seguita da altre 3 stagioni deludenti, durante le quali “il capitano” però non abbandona mai la nave.

Il campionato scorso invece, insieme all’allenatore Antonio Conte (in passato capitano dei bianconeri prima di Alessandro), il “capitano” è riuscito a cucire un altro scudetto sulla maglia bianconera, sempre a modo suo, rimanedo fedele, silenzioso, in panchina, entrando in campo quando serve e facendo il proprio dovere:

Dopodichè l’attuale presidente della Juventus, quello delle polemiche sugli arbitri, di quelle sul numero di scudetti, quello che, secondo me, sta facendo perdere alla squadra tutto lo stile e l’eleganza che l’hanno contraddistinta per più di un secolo, ha deciso di buttarlo via come una scarpa vecchia.

Quindi da ieri Alessandro Del Piero, il CAPITANO Alessandro Del Piero, è il capitano della squadra: Sydney FC.

Quindi da ora in avanti nel campionato di Calcio italiano non sarà più possibile ammirare le gesta dell’attacante trevigiano, che giocherà in Australia, quindi “a testà in giù” rispetto a noi italiani, e saranno i tifosi australiani a chiamarlo “O capitano! Mio capitano” e non quelli bianconeri, dopo 19 anni.

Forse sarà perchè ho solo due anni in meno di Del Piero, ma tutta questa storia inizia a farmi sentire vecchio, e un po’ malinconico.

Adesso vi lascio, vado a vedere una partita di Del Piero, a testa in giù.

A venerdì prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto.