Ebbene sì, lo sono!

Non arrivo al punto di vestirmi in modo “strano” (come potrebbero pensare certi), ma lo sono!

Con il termine trekkie si indica l’appassionato di una precisa serie fantascientifica: Star Trek.

Da piccolo, non ricordo quando, successe che un giorno mi imbattei in questi personaggi dentro ad “un’angusta astronave” che con coraggio viaggiavano per lo spazio profondo per “arrivare là dove nessuno è mai giunto prima”! E naturalmente mi piaceva un sacco quello con le orecchie a punta: Mr Spock.

Il Signor Spock, o “Spak” come viene pronunciato certe volte, è un Vulcaniano e lo si distingue facilmente per le orecchie a punta, l’assenza totale di sentimenti che la sua razza ha imparato a controllare e ha sostituito con la logica e non ultimo lo strano saluto in cui separa indice e medio come a formare una V.

L’attore che lo interpreta Leonard Nimoy, oltre ad aver scritto libri come “Io non sono Spock” e “Io sono Spock”, si è anche spinto nel mondo della musica, canticchiando una ballata dedicata allo Hobbit:

“The Ballad of Bilbo Baggins”

Ma ha anche interpretato pezzi più seri come “I walk the line” di Johnny Cash

Naturalmente con il tempo, oltre a Mr Spock ho iniziato ad apprezzare il Capitano Kirk (interpretato da William Shatner), l’uomo che era al comando e aveva la responsabilità di così tante vite umane, ma anche “Bones” cioè il dottor McCoy (DeForest Kelley), la bellissima addetta alle comunicazioni Uhura (Nichelle Nichols, donna di colore che nell’America degli anni ’60 ricevette una telefonata da Martin Luther King che gli chiedeva di non abbandonare la serie perché la sua presenza era importante per le persone di colore), Scotty (James Doohan) il (col tempo) baffuto e paffuto responsabile della sala macchine, il timoniere signor Sulu (George Takei, attore che non nasconde la sua omosessualità, e che anzi si batte per i diritti dei gay, che con il suo profilo Facebook allieta le giornate di molti di noi con foto e giochi di parole) e non ultimo il russo guardiamarina Chekov (Walter Koenig, sì proprio un russo in piena guerra fredda, ma Star Trek è ambientato in un futuro in cui USA e URSS non si sono bombardati a morte).

Le avventure dell’astronave Enterprise, sono poi continuate in una serie a cartoni animati e solo dopo circa 20 anni riempiti “solo” da film si è potuti ritornare ad apprezzare delle serie televisive come Star Trek – The next generation, Deep Space nine (ambientato in una stazione spaziale), Voyager (di nuovo un’astronave con la novità della prima donna capitano) e l’ultima Star Trek Enterprice.

Di tutte queste serie, tranne quella a cartoni potete ammirare le sigle iniziali:

(Nota personale: così potete leggere anche tutti i nomi dei personaggi e i loro interpreti senza che questo post diventi una copia di IMDB)

Spendo due parole per l’ultima parte del video in cui si vedono delle scene di guerra. L’universo trek è, da sempre, un universo positivo in cui si predica la pace, ma fin dalla serie originale, quella classica, si sono sempre creati degli episodi in cui si immagina un universo trek in cui si predica la guerra.

L’universo Trek è praticamente infinito; in questo post posso solo gettare dei piccolo sassi in un mare così vasto, e notare che oltre ai molti taboo che la serie classica ha affrontato e, forse, aiutato a superare (si veda ad esempio il bacio tra Kirk, uomo bianco, e Uhura donna “negra” e uso questo termine per ricordarvi ancora una volta che siamo nell’America anni ’60), esso ha contagiato o meglio guidato la vita di molte persone: in un documentario (The captain’s log, se non erro) James Doohan racconta di come sia stato avvicinato da una persona depressa che gli ha confidato di volersi suicidare, lui l’ha invitata a frequentare le riunioni di trekkies a cui lui partecipava e di come un giorno quella stessa persona lo abbia avvicinato dicendogli di essersi laureata in ingegneria proprio come “Scotty”.

Sono stati fatti romanzi sia ufficiali che scritti da fans, sono stati fatti film amatoriali, quadri, disegni, ricostruzioni in scala di astronavi e di oggetti, per arrivare là…nella musica più o meno seriamente, sia quella fatta da gente che ci si guadagna da vivere come The Firm con “Star Trekkin’ ”

oppure il gruppo tedesco Edelweiss che ci propone una loro rilettura piena di jodel, belle ragazze, un capitano un po’ imbranato ma sempre donnaiolo, un mister Speck che non ha fortuna col teletrasporto e i possenti guerrieri klingon che girano su quella che mi pare essere una cassa di birra: “Starship Edelweiss”

possenti… pure loro poi hanno capitolato “Klingon style”

Al prossimo venerdì.