Se non si è capito, sono un videogiocatore incallito. Nel mio cellulare Android ho almeno 4-5 giochi che utilizzo giornalmente.

A casa, sono abbastanza felice di una Sony Play Station 3. Abbastanza perché hanno appena presentato la Play Station 4.

Voglio chiarire una cosa. Quello che segue è solo un’opera di fantasia che parte dalla presentazione della PS4. L’ho ambientata nel 2033 quando, alcune idee che al giorno d’oggi sono solamente degli embrioni saranno date per assodate e alcune cose che per noi oggi sono “fantascienza” saranno divenute paleolitiche.

“Eeeeee… oppla! Salto perfetto, punteggio massimo!”

I due ragazzetti seduti vicino a me in autobus mi guardano incuriositi. Vedere uno di quasi 60anni che gioca ancora al Super Mario Bros, beh, deve sembrare una cosa piuttosto strana. Vi ricordate no di Super Mario? Sì, quel gioco che uscì al bar nel lontanissimo 1984/85… sì, dai! Questo:

Mi guardano sempre più interessati, non capiscono come posso divertimi con un gioco così vecchio. Iniziamo a parlare del più e del meno, poi come tutti i vecchi inizio…

“Ai miei tempi non c’erano mica i processori potenti come quelli di adesso! Io ho usato l’Amiga e ho anche comprato una PS3 e poi una PS4″.

Gli sguardi si muovono veloci, stanno cercando cos’era l’Amiga e stanno già visionando qualche gioco, il tutto semplicemente pensandolo: ci pensa poi Google tramite i suoi occhiali a interfacciarsi con la rete e a mettere a disposizione in Remote Play i giochi che potrebbero interessare.

“Vedete, quando avevo la vostra età, beh anche qualche anno in più, accedere alla rete in mobilità era semplice, ma richiedeva di spenderci sopra qualche soldo… e poi non era veloce come adesso! Fu solo attorno al 2018 che alcuni ricercatori delle Università di Pisa, Venezia e Napoli teorizzarono che la banda mobile poteva essere almeno 10 volte più larga di quanto si riteneva e che poteva assicurare una velocità fantastica per quei tempi! Ma ci vollero altri 2-3 anni prima di vedere i primi apparati prodotti in Cindia che permettevano…”

Solo allora mi accorgo che non sanno cos’è il termine Cindia e un tutor virtuale di Wikipedia sta facendo loro una piccola lezione illustrando il libro di Federico Rampini. Rimangono un po’ interdetti quando scoprono che la “velocità fantastica” a cui mi riferisco è meno di un decimo di quella a cui sono abituati.

“Sì, insomma. Voi adesso giocate questi giochi che vengono mandati direttamente in streaming dal GameSat di Sony, sul vostro visore interattivo. Ma la prima volta che fu possibile una cosa simile fu grazie al Remote Play della PS4. Poi Sony smise di creare console e iniziò a vendere giochi in streaming attraverso il suo portale. Mi ricordo quanto si discusse nei blog del fatto che la PS5 non era una console hardware ma solo un programma da installare sul vostro computer! Funzionava anche sulla console di Microsoft. In poco tempo i server di Sony divennero talmente grossi che per poterli raffreddare senza spendere una fortuna decisero di spedirli in orbita. Era l’ESA che li spediva su prima che Sony, assieme a Microsoft, se la comprasse e la chiamasse PS-SA, Play Station Space Agency.”

“Qual era il suo gioco preferito?”, mi chiede quello seduto più vicino a me.

“Oh, ne avevo molti. Mi piaceva ad esempio GT5 un simulatore di corse automobilistiche

Bella la intro, vero?”, chiedo riconoscendo il tema suonato da Lang Lang, ” la prima parte, finché non sentite la sirena, sono immagini del mondo reale”, meglio specificarlo…e infatti appena l’ho detto rimangono un po’ delusi.

“Sulla nuova piattaforma, cioè sulla vecchia PS4, mi è piaciuto tantissimo un gioco fantasy di esplorazione, l’avevano presentato assieme al lancio della console…ma non mi ricordo come si chiama.”. Quello seduto un po’ più distante mi manda un straeming video sul cellulare

Sì esatto proprio questo. Ma poi non l’hanno venduto con quel titolo. E per uccidere quel maledetto di drago, preso dalla disperazione, mi sono rivolto ad un gamer professionista, ho speso anche poco. La PS4 permetteva a giocatori di tutto il globo di aiutarsi e se uno era bloccato, dava il controllo del proprio personaggio ad un amico, io ho pagato quel tizio per farmi sconfiggere il drago.”. Ridono! “Al giorno d’oggi con un lavoro da gamer si guadagna una miseria, lo fanno i ragazzi più giovani per arrotondare la “paghetta”, ma nel 2014 per 5 minuti di aiuto si arrivava anche a spendere 20 euro.”

Un’unanime “Oh no” riempie il bus: come ogni sera ha imboccato la sublagunare e per i prossimi 5 minuti non ci sarò connessione alla rete.

Io premo start sul mio cellulare. “Una volta i giochi si installavano…”, chioso, “Volete fare una partita?” chiedo ai miei giovani vicini di sedile.

Sembra che il vecchio Mario riesca ancora a divertire qualcuno…

Al prossimo venerdì.