che piovve.

Questo modo di dire, che significa il realizzarsi di un evento già previsto da molto, ben si adatta a quello che è successo al mio beniamino Franco Battiato.

Già qualche venerdì fa, avevo scritto un post riguardante una sua uscita che si concludeva con una laconica rassegnazione  che se ci doveva essere la rivoluzione che ci fosse.

Ora, il buon Battiato se ne esce con la frase: “Mi rallegro quando un essere non è così servo dei padroni, come queste troie in giro per il Parlamento che farebbero qualunque cosa, invece di aprirsi un casino”.

Come cantava lui “Ecco com’è che va il mondo”

ha detto una verità, e non è stata digerita.

Devo dire che mi ha colpito e mi rattrista molto sentirlo parlare così e poi cadere nel più classico dei tormentoni: non-mi-avete-capito, parlavo-d’altro; come fanno molti politici privi di idee e ragioni.

Una cosa mi ha colpito è che molti, al sentire la parola troia, l’hanno associata subito e solo alle donne; senza capire che nel contesto della frase di Battiato essa rappresentava genericamente la persona che fa mercimonio di se stessa: sia che sia uomo, sia che sia donna.

Anche per colpa di uscite come questa (secondo me) è stato sollevato dai suoi incarichi nell’assemblea regionale siciliana.

Per me questo è il punto più basso della storia pubblica di Battiato.

Con questo scivolone ha dimostrato che anche i grandi sbagliano e quando lo fanno, appunto perché grandi, fanno molto rumore.

Franco dovevi ricordare quello che cantavi in “Serial Killer”: devi avere pura non delle mie armi ma perché sono un uomo come te (e quindi mi vendico).

 

Al prossimo venerdì.