Max GazzèCara Valentina:

Il ritornello dell’ottimo brano del grande Max Gazzè che vi ho appena proposto recita:

[…]
Per esempio non è vero
che poi mi dilungo spesso
su un solo argomento
[…]

e sembra quasi “un’arringa difensiva” del buon Max che cerca di discolparsi nei confronti di una “fantomatica” Valentina.

Ultimamente mi sento molto vicino all’artista romano, non perchè indosso una parrucca da damerino del ‘700, ma perchè sto stressando l’anima ad Antonio a forza di dirgli quanto mi piace l’ultimo album di Raphael Gualazzi: Happy Mistake (e quindi mi dilungo spesso su un solo argomento).

Se vi ricordate, ho inserito l’ultima fatica dell’artista marchigiano nella scarna wish list dei miei regali per il compleanno, giusto la scorsa settimana.

E siccome questa settimana non sapevo cosa scrivere (mi capita molto spesso di recente), ho deciso di continuare a magnificare l’album happy mistake proponendovi altri “parallelismi” fra i brani presenti e lo stile di altri artisti.

Dunque vi avevo già raccontato che Don’t call my name

mi ricorda molto lo stile di Terence Trent D’Arby in If you let me stay:
.

Mentre Seventy Days Of Love

Mi fa pensare a George Michael con Spinning the wheel

L’atmosfera struggente di Un mare in luce

Mi ricorda Il “fumoso” Fred Buscaglione e la sua Una sigaretta

La dolcissima Beautiful:

è molto affine a: You show me di Michael McDonald

Le suggestioni “caraibiche” di Mambo soul:

Trovano la loro controparte in italiani mambo di Sergio Caputo:

La “dinamica” I’m tired:

fa viaggiare indietro nel tempo fino all’inizio degli anni ’80 insieme ai Supertramp con la loro The Long Way Home

Per i rimanenti brani, tutti molto belli, non mi vengono in mente altri “parallelismi”.

E voi cosa ne pensate?

Trovate le mie affermazione azzardate oppure le condividete?

Fatemelo sapere.

Adesso vi devo lasciare, vado a vendere tutti i CD della mia discoteca, tanto l’ultimo di Gualazzi li sostituisce tutti!

a venerdì prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto.

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