Ecco qui ad un nuovo Venerdì e quindi ad un nuovo progetto: Come ti recensisco un classico!

Ogni mese vi proporrò uno dei dischi che ho acquistato negli anni passati, quando questo blog ancora non esisteva, e ne parlerò in modo più o meno approfondito facendone una recensione.

Per iniziare ho scelto uno dei beniamini di questo blog: Vinicio Capossela col suo disco “Canzoni a Manovella”.

Correva l’anno 2001, su Rai Due Danile Luttazzi dopo una intervista a Marco Travaglio disse la frase “Quest’Italia di merda” e si beccò una denuncia, durante la puntata di San Valentino fu ospite Vinicio Capossela: per me fu amore al primo ascolto e il giorno dopo andai a comprare “Canzoni a Manovella”.

Il CD è ancora protetto dalla sua confezione in plastica tipo jewel. Nella prima del libretto possiamo vedere la faccia di Vinicio che ci osserva come da dietro un oblò, si tratta in realtà dell’oblò di una maschera da palombaro, nella quarta del libretto c’è una foto di Vinicio con il cilindro  preso di trequarti con la testa rivolta lontano dall’obbiettivo. Sul CD è stampato un disco, tipo quelli che si usavano per i carillon o gli organetti automatici. L’ultima foto, resto della confezione, riprende un palombaro che suona un bandoleon.

All’interno i testi dei brani sono scritti liberi come un testo futurista corredati da disegni e foto vintage.

Appena inserito il CD, veniamo accolti da una soavità che finirà in un sovrabbondare di suoni e frasi, “Bardamù”

e subito dopo un breve intermezzo che sembra fatto per non darci riposo approdiamo a “Decervellamento”


(Nota personale: Nel libretto c’è scritto merdra e non come avete sentito voi!)

continua il correre e anzi aumenta il ritmo, forse perché arriva da lontano, da un paese immaginato e immaginario il “Marajà”

canzone che fa sfoggia della sua ricchezza anche attraverso un video affollato all’inverosimile di cose, “animali” e persone.

Ed eccoci quindi alla “quasi” title track, “Canzone a manovella” pezzo marinaro, ma anche in questo caso sembra più dedicato ai marinai da bar che a quelli che solcano veramente i mari, canzone che questa volta mi piace riproporvi in questo video

E dopo delle musiche, tutto sommato, spensierate e trasognate, si piomba sulla terra come i trapezisti da “I pagliacci”

e a seguire “La marcia del camposanto”, forse quella che hanno suonato mentre accompagnavano uno dei trapezisti di prima

Poi il disco cambia nuovamente o forse qualcuno ha cambiato il piatto del pianoforte automatico, attraverso “I pianiforti di Lubecca”

una rinascita di “Suona Rosamunda”, che ha però un forte retrogusto di prigionia,

retrogusto che “Contratto per Karelias”, brano rebetiko (!) tradotto dall’originale greco e “dedicato” alla ditta di sigarette omonima, tenta di cancellare

e attraverso attraverso “Solo mia”

e “Corre il soldato”, forse in fuga dagli orrori della guerra o dalla sua amata non più sua,

arriviamo anche noi, forse un po’ ansimanti come il soldato, a parlare con la “Signora Luna”

ed ecco, praticamente alla fine del CD, due pezzi d’Amore, “Con una rosa”, che testimonia la speranza in un amore

(Nota personale: questo fu il pezzo che eseguì da Luttazzi)

mentre “Nella pioggia”, sembra parlare di un amore che deve affrontare qualche problema com’è una serata di pioggia che intristisce il cuore

Alla fine, Vinicio, chiude il disco con con un perfetto congedo “Resto qua”, un pezzo che nel titolo contiene anche la promessa di ritrovarlo quando avremo voglia di riascoltarlo.

E dopo tutta questa Musica, è l’ora dei voti: anche se ormai è un classico è pur sempre una recensione!

Musica e testi: 6/7 .
Questo è stato il disco che mi ha fatto scoprire Capossela e quindi per me è un po’ la prima volta. Da molti viene definito il più bello dei suoi lavori e viene posto tra i più bei dischi usciti in quel periodo: naturalmente non posso che essere d’accordo. Le musiche spaziano abbastanza, i testi sono elaborati, un Capossela di 14 anni fa che dimostra di non essere stata solo una vaga promessa.

Packaging: 6+.
Mi limito al 6 e faccio finta di dimenticarmi della “jewel box” che contiene il CD. Packaging veramente bello e interessante.

In definitiva:
Dopo 14 anni, riascolto, proprio nel giorno di San Valentino una canzone e un disco che sembrano ancora attualissimi e belli. Consiglio l’acquisto, anche come regalo riparatore accompagnato da una rosa rossa.

Al prossimo venerdì.