I BelumatMa co tornon

Il video di apertura è dedicato ad un duo abbastanza noto in Veneto: I Belumat (i Bellunesi). Si tratta di due cantanti (ma non solo) che in 35 anni di carriera si sono molto prodigati per promuovere e “non far dimenticare” la cultura veneta.

Come credo già sappiate, attraverso un referendum virtuale circa 2 milioni di Veneti (pari al 73% del corpo elettorale della regione del leone alato) hanno richiesto l’indipendenza del Veneto dalla Repubblica Italiana.

Si tratta di un evento abbastanza particolare da capire e quindi commentare, soprattutto mi sembra molto difficile formarmi un’opinione.

Da un punto di vista storico, ho iniziato ad avere alcuni dubbi sull’epica del Risorgimento dopo aver letto l’interessante Maledetti Savoia di Lorenzo del Boca ed uno degli ultimi romanzi del grande Umberto Eco Il Cimitero di Praga. Infatti nei due libri la nostra unità nazionale sembra essere il risultato di corruzioni ed intrallazzi più che dell’impeto indipendentista e rivoluzionario di un popolo oppresso guidato da valorosi sovrani e politici.

Non ritengo però trascurabili le motivazioni dei caduti durante le guerre risorgimentali e la prima guerra mondiale, in gran parte giovani ragazzi delle classi povere che hanno donato la propria vita in nome di un ideale di Patria unita.

La leggenda del Piave

Da un punto di vista economico, molti pensano che lo sviluppo economico del nordest del nostro paese sia sempre stato frenato dall’ineffiecienza “romana”, e che se il Veneto avesse potuto mantenere presso i propri confini i soldi versati in tasse dai numerosi proprietari di capannoni industriali, oggi in Veneto la crisi non esisterebbe nemmeno.

L’idea di “liberare” il nord Italia “operoso e produttivo” dal sud “assistenzialista e fannullone” non è poi così nuova, è stata il cavallo di battaglia della Lega Nord, che durante la sua storia passando da partito di opposizione e protesta a partito di governo si è molto “romanizzata”, tralasciando l’indipendentismo e dedicandosi molto di più ad investire gli ingenti rimborsi elettorali nella (improbabile) istruzione del rampollo del leader Umberto Bossi.

Personalemente credo che il boom economico del Veneto, esploso dal dopoguerra fino agli anni ’80, sia stato un fenomeno lungo ma tutto sommato effimero. Infatti le “sfide della globalizzazione” ovvero l’emergere di mercati alternativi come quello cinese, hanno reso molto lentamente le piccole e medie imprese del Veneto poco competive, e le motivazioni di tale “disfatta” non risiedono tanto nei soldi sperperati nell’acquisto di auto blu dai politici romani e drenati dalle vene dei proprietari dei capannoni industriali del nordest, ma piuttosto nel fatto che i cinesi di oggi, come i nostri nonni di ieri, sono disposti a lavorare come degli schiavi per 4 soldi, e l’assenza di meccanismi di controllo dell’economia internazionale (come quelli proposti da John Maynard Keynes a Bretton Woods, comporterà sempre (a mio avviso) cicli di sviluppo e depressione economica dagli esiti anche catastrofici (soprattutto per le classi sociali più deboli).

BaustelleIl liberismo ha i giorni contati

In ogni caso, come certamente sapete, non si può parlare di Veneto senza citarne il più famoso motto campanilistico:

Veneziani gran signori, Padovani gran dottori, Vicentini magna gati, Veronesi tuti mati

Si tratta di una descrizione delle caratteristiche più peculiari degli abitanti di alcune province, che pur essendo espressa in dialetto non sembra molto difficile da comprendere, in ogni caso procedo con la traduzione (in parole e soprattutto in video :-)):

Veneziani grandi signori:

ABBAMoney, money, money

Padovani grandi dottori:

Simon and GardfunkelThe sound of silence (colonna sonora del film Il laureato)

Vicentini mangiatori di gatti

Gino PaoliLa gatta

Veronesi tutti matti

Gnarls BarkleyCrazy

Ora non mi resta che salutarvi ed augurvi una buona settimana, ci rivedremo ancora venerdì(?) prossimo.

Ciao a tutti.

Roberto.