Secondo appuntamento con l’omaggio dedicato al grande Maestro Giuseppe Verdi.

Dopo la fortunata esperienza della prima opera, “Oberto”, aVerdi fu commissionata un’altra opera; questa volta di genere “buffo” basata su equivoci di persona: insomma un po’ la trama dei tanti “cinepanettoni” che ci hanno perseguitato in questi anni.

L’opera “Un giorno di regno“, o “Il finto Stanislao”, fu composta in tempo brevissimo su un libretto “riciclato” dato a Verdi da Felice Romani.

Il melodramma giocoso si divide in 2 atti; ambientati nel castello del decaduto barone di Kelbar, in cui si stanno preparando due matrimoni: quello della sua figlia Giulietta col tesoriere Della Rocca e quello della marchesa Del Poggio con il conte Ivrea.

Tra i personaggi spicca il cavalier Belfiore, già amante della contessa, che si fa passare per il re di Polonia per permettere a quello vedo di combatter in incognito i suoi nemici.

Il “malinteso” nasce quando il finto re, capendo che la figlia  del barone è innamorata di un altro offre al futuro sposo un alto impiego se rinuncia al matrimonio, questi accetta scatenando al momento della firma del contratto di matrimonio le ire del barone Kelbar. Durante lo scontro accorrono la marchesa, Edoardo (l’amante di Giulietta nipote del tesoriere Della Rocca, che è intenzionato ad arruolarsi col re per la disperazione di vedere l’amata sposare suo zio) e il falso re; alla cui visione Kelbar è costretto a scusarsi per il trambusto.

Altri trambusti ci saranno nel secondo atto, durante il quale il falso re è riconosciuto dalla marchesa Del Poggio ma egli nega spudoratamente e continua a voler farsi passare per il re di Polonia. Il gioco del falso re, sarà scoperto solo dopo l’arrivo di una lettera del vero re di Polonia che gli ordina di finire la simulazione, ma prima di questo egli è riuscito a creare il lieto fine: ha regalmente imposto al barone Kelbar che sua figlia sposi l’amato, ed è riuscito ad impedire anche il matrimonio della contessa Del Poggio che potrà sposare una volta ritornato cavalier Belfiore.

 

L’opera, quando venne presentata alla Scala di Milano nel 1840, fu un fiasco tanto che venne ritirata la sera stessa del debutto! Fu ripresentata cinque anni più tardi al Teatro San Benedetto di Venezia dove ebbe un buon successo anche a dimostrazione che più che la musica la “colpa” era del libretto un po’ datato.