Venerdì scorso mi sono recato a sentire il concerto che Stefano Bollani ha tenuto al Parco San Giuliano di Mestre.

Ve ne voglio parlare.


Iniziamo subito con i punti negativi; due:

  1. Zanzare. Questi pestiferi piccoli emuli di Dracula hanno banchettato alla grande con tutti gli spettatori. Ce n’erano talmente tante che ad un certo punto Bollani, al posto di dire che una canzone era dedicata a Mafalda stava per dire che era dedicata ad una zanzara.
  2. Assegnazione posti. Dopo che, per ben 2 volte, la persona con sono andato al concerto s’è informato se i posti erano numerati e assegnati e dopo che per ben due volte gli è stato sempre detto di no, arriviamo lì per trovarci difronte a posti “numerati e nominali”. Un applauso alle due signorinelle che si sono imbarcate nel tentativo di trovare due posti vicini (per me e per l’altra persona), un caloroso invito di ripensare il proprio agire al ragazzo “ghe pensi mi” che dopo aver detto a tutti e a tutte che “si è sempre scritto i nomi” è stato sbugiardato un 2 secondi dalla persona che ha presentato Bollani (e che si è scusata per i problemi creati!)

Comunque, essendo arrivati un po’ presto (alle 18 e il concerto iniziava alle 21.3o…) ho potuto accaparrarmi un posto su una delle file laterali, 7a o 8a, da cui avevo una visione decente (vi rimando alle foto che ho postato su Twitter).

 

Con solo 20 minuti di ritardo Bollani sale sul palco.

Dal pubblico si alzano delle bolle di sapone: si torna un po’ bambini con tutti che cercano di far scoppiare almeno una delle “bolle per Bollani”.

All’inizio Bollani si esibisce in due medley, giusto per darvi l’idea di cosa parlo:

 

Durante questi pezzi, mi sono divertito a guardare i visi spaesati di più di un presente, e devo essere sincero alcune volte lo ero pure io. Praticamente sballottati dalle note nel Brasil del primo medley e dei Weather Report nel secondo.

Bollani è un turbine.

Piegato sullo strumento suona come se nessuno stese a guardare, scappa in una fuga di note e mette chilometri di distanza tra se e il pubblico che rimane immobile in un silenzio creato dalla sua musica.

Ma i grandi animali da palcoscenico si riconoscono perché ti sanno riprendere in un attimo, e con un tributo a Enzo Jannacci “Sopra i vetri” pezzo del 1965.

 

Tra pezzi smontati e rimontati tanto da essere irriconoscibili, se non a tratti, il Bollani ci porta verso il medley finale nel quale mischia senza continuità le richieste del pubblico: Star Trek, la satanica Stairway to heaven, la sua Mafalda “scritta” per Fred Bongusto

 

la sua canzone per Battiato “Hai mai letto Kundera”

 

ma anche “La cucaracha” e i Beatles, il tutto legato tra loro da

 

Alla fine, per l’ennesimo bis, Bollani ci ha ricordato il mitico Duccio Vernacoli, cantautore immaginario nato nella mitica trasmissione radio Dottor Djembè

 

Ah, se qualcuno volesse omaggiarmi di una copia de “Lo zibaldone del Dottor Djembè” mi farebbe un regalo molto gradito.

Alla fine, come predetto dal presentatore, il concerto ha fatto dimenticare anche il problema dei posti; e personalmente è stato un gran inizio di ferie!

Ho un piccolo rammarico: non aver rincontrato quella famiglia che era lì come noi alle 18.30 a cercare dei posti liberi decenti per la giovane figlia pianista. Mi sarebbe piaciuto sapere il suo punto di vista.

Al prossimo venerdì.

 

P.S.

Un grazie al mio trascinatore che mi ha “costretto” a vederlo assieme a lui!