Martedì 16 settembre 2014, ore 19.36

Entro fiducioso nel supermarket cercando l’ultimo disco di Battiato chiedo al commesso che dopo un attimo mi dice: “Se non lo vedi, devi tornare sabato. I CD a noi li consegnano quel giorno”.

Dopo aver consolato il piccolo bimbo che è in me con una partitella con la PS4 da esposizione, torno a casa rammaricato.

Però la settimana passa e sabato 20 settembre è come un piccolo natale!

Mi sarà piaciuto il regalo?

Il nuovo lavoro di Battiato si presenta con una copertina violacea su cui campeggia il titolo del disco scritto in bianco e arancio quasi che “Joe Patti” fosse l’artista e “Experimental group” la sua band: chissà se in qualche negozio questo album è finito sotto la lettera J… Se esaminata meglio, l’immagine di copertina, si rivela essere la riproduzione di una motherboard per pc (sì, la scheda madre…) e uno dei chip è una piccola immagine di un Buddha.

Questo lavoro del duo Battiato/Pinaxa (al secolo Pino Pischetola, sound engineer) è tutto giocato sui suoni sintetici: e la copertina è una pura dichiarazione di intenti.

Apriamo il cartonato a due piazze e ci troviamo davanti ad una foto di Battiato sulla sinistra, dove possiamo scoprire il libretto con i testi, e ad una di Pinaxa sulla destra, dove troviamo il CD con rivestimento di colore grigio/marroncino… e che mi è sembrato un po’ troppo leggero e sottile.

Due parole sul libretto: è in realtà un poster che, come era già successo per “Campi magnetici” (altro lavoro tutto sintetico di Battiato), riprende la copertina e sul retro riporta gli unici 4 testi cantati di tutto il disco. Per giunta i testi sono scritti con le parole sovrimpresse: quindi la fine della riga è sovrascritta dall’inizio della stessa che si ripete sfasata.

Sovrascrittura/sovracampionamento, sfasatura, tutti termini che si possono sposare con la musica “computerizzata” del CD.

Le citazioni di altri lavori di Battiato non si fermano al poster, tutto il CD è una rilettura del Battiato che è stato, o forse del Battiato che poteva essere se non si fosse evoluto dai primi dischi sperimentali.

Se non avesse abbandonato il “cardiopalma” di “Propiedad Prohibida”, dell’album “Clic”

e non fosse diventato quello di “Sai dire addio?”

o non avesse mai potuto dedicare un “Omaggio a Giordano Bruno”

 

Il risultato dell’album è spiazzante, se seguite Battiato da tempo ritroverete citazioni e sonorità che ricordate di aver sentito ma saranno nuove, ripensate, rimasticate, smontate e rimontate: in una parola ricampionate!

Se siete appassionati di musica elettronica, questo è l’album giusto per avvicinarvi a Battiato e iniziare da qui la riscoperta storica di tutti i suoi lavori più sperimentali.

Un’idea di quello che vi attende la potete avere dal seguente video ufficiale che è un medley di tutto il CD condensato in circa 4 minuti:

 

E’ un viaggio e come tutti i viaggi il risultato dipende molto con che spirito lo si inizia: in questo caso è d’obbligo iniziarlo con uno spirito curioso!

 

I voti! Ma possiamo darei dei voti ad un viaggio? Almeno proviamoci!

Musica e testi: 6/7 .
Per molti sarà la cosa più strana che ascolterete mai. Per alcuni sarà un riscoprire i pezzi più vecchi di Battiato e accorgersi che sono ancora molto attuali. Per altri può essere una caccia al tesoro: “Gommalacca”, “Clic”, “Campi magnetici”, “Fleurs” album da ritrovare ed ascoltare con più tranquillità.

Packaging: 5+.
Il maledetto cartonato e il CD che mi pare troppo sottile mi mettono ansia! Come regola: fare subito una copia digitale dei pezzi e riporre il tutto in luogo sicuro!

In definitiva:
Un ritorno alle origini, ad una attuale preistoria che solo chi ha la maestria della materia che tratta può permettersi di fare in modo efficace.
E’ il primo album dopo la scomparsa di Sgalambro e si rivela una promessa per il futuro: Battiato continuerà su questa strada così elettronica o ritornerà a scrivere pezzi meno sintetici? Sicuramente il futuro è interessante e lo è anche questo disco.

 

Al prossimo venerdì.