Diciamolo chiaramente: dal dentista si provano sempre due dolori: quello dei denti e quello del portafoglio!

Mi ritrovo tra le mani il doppio disco “…e pensare che dovevo fare il dentista…” ultima fatica discografica del grande Renzo Arbore, e mi sento un po’ a disagio a vederlo con l’immancabile cappello e il camicie da dentista con tanto di nome ricamato!

La confezione è una bella custodia jewel…che nella mia copia era leggermente rotta…
(Nota personale: devo stare più attento al momento dell’acquisto!)

Per il resto, dentro troviamo i due CD, il primo blu e il secondo rosso e il libretto, che nell’ultima di copertina riporta una foto di Arbore con Ray Charles.

I pezzi, sono naturalmente reinterpretati, reinventati da Arbore con la sua Orchestra italiana o con i tanti che partecipano a questo lavoro.

Si parte con un blues napoletano, “Ammore scumbinato”

 

Per continuare con “Pigliate ‘na pastiglia”, di e con Renato Carosone, versione presa dalla trasmissione “Tu vuo’ fa l’Americano”

 

Per poi ricordare un altro grande della nostra musica, Lucio Dalla in “I Can’t Give You Anything But Love”

 

Gegè Telesforo, Michael Supnick, Rossana Casale sono solo alcuni dei nomi che ci guidano verso l’ultimo pezzo del primo CD, quel classico della canzone ITALIANA che è ” ‘O sole mio” qui interpretata da Ray Charles, che ce ne regala una rilettura incredibile

 

Il secondo CD è tutto un altro mondo.

Si apre con ” ‘O paese dd’ o sole” e ci introduce ai grandi spettacoli che Arbore e l’Orchestra Italiana ha fatto per tutto il mondo, New York, Mosca, Pechino, Roma, Milano giusto per citare

 

e sono tutte registrazioni dal vivo di classici della canzone napoletana, tra cui la, per me, straordinaria rilettura di “Guaglione”

 

e quella un po’ sacrilega della pucciniana “Nessun dorma”

 

Parlando di Expo 2015 a Milano, chissà se qualcuno canterà mai “A nuje ce piace ‘e magna’!”

forse no, visto che potrebbe essere interpretato anche come una “critica sociale” ad una cerca cricca de “magna magna”!

il secondo disco si chiude con “Tanto pe’ cantà”, pezzo che deve i suoi natali al grande Ettore Petrolini, uno dei monumenti artistici italiani purtroppo dimenticati.

 

E ora ai voti!

Musica e testi: dall’uno al 10 .
Siamo davanti ad un grandissimo minestrone. Qualche verdura non vi piace, ma nel complesso siete felici del pranzo fatto e la “panza” è piena! Stiamo parlando di due CD che 29 pezzi tentano di riassumere una carriera fenomenale che dura da tantissimi anni: impresa quasi impossibile che qui però risulta divertente.

Packaging: 6-.
Tradito dall’angolino di plastica rotto! Per me che adoro questa confezione è un gran smacco. L’interno dell’album è forse un po’ troppo scarno, ma tutto sommato sufficiente.

In definitiva:
Se seguite Renzo Arbore come jazzista il primo CD sarà per voi imperdibile. Se vi piace la musica partenopea “riletta” in chiave più moderna, il secondo sarà una vera delizia. Se vi piace la musica e basta, qui sicuramente qualcosa che vi solleticherà lo troverete. Un acquisto consigliato.

Al prossimo venerdì.