Alla TV, da un po’ di tempo in qua, con maggior frequenza rispetto al recente passato fanno vedere i bambini in Africa che muoiono di fame.

Certamente è una visione che mi intristisce. Certamente, come molti di voi, posso permettermi di spendere i 25 euro al mese per salvare una di quelle vite.

Ma come molti di voi preferisco spenderli sull’abbonamento a Sky oppure andare a mangiare una pizza con gli amici.

Un mezzo passo per combattere il razzismo è quello di ammettere con noi stessi che abbiamo questo problema. L’altro mezzo passo è quello di non scusarci, ne scusare altri, con frasi del tipo: quelli del governo/il papa/Berlusconi/”o chi volete voi” con tutti i soldi che hanno che ci pensino loro.

Quando abbiamo risolto con noi stessi questo problema, saremo pronti per il secondo grande impegno: quello di aiutarli a casa loro!

Direte: essere ancora più razzisti?

Sì! Perché se noi ci commuoviamo verso un bimbo e poi, quello stesso bimbo, quando sarà diventato grande e scapperà da quei posti dove continua a morire di fare per venire in Italia sul barcone, noi vorremmo essere tra quelli che: se ci fossi io affonderei il barcone, altro che aiutarli!

Allora, non siamo razzisti, siamo ipocriti che non sanno misurare i risultati delle proprie azioni.

Se ci impegniamo a voler salvare un bambino, dobbiamo poi essere pronti a fare in modo che, diventato uomo, non sia costretto ad emigrare dal proprio Paese. Dobbiamo quindi fare crescere quel Paese con aiuti che, da un certo punto in poi, solo la politica internazionale può dare ma che solo noi possiamo indirizzare.

Sam Cooke, “Chain Gang”

Magari evitando di volerli rimettere in catene.

Al prossimo venerdì.