Ogni tanto installo qualche videogioco sul mio cellulare.

Parliamone.

La serie di videogiochi Fallout ha un’ambientazione post-apocalittica in cui i nostri anni ’50 avevano tutte quelle meraviglie del futuro di cui fantasticavano il cinema, i romanzi e i fumetti: robot tutto fare, armi laser e rifugi antiatomici da usare in caso di disastro nucleare.

In Fallout shelter, siamo chiamati a governare uno di questi rifugi, a costruirlo, ad assegnare le persone alla produzione di energia elettrica, cibo, acqua, medicinali e a compiti di difesa; il tutto stando attenti a non finire i “tappi”: la valuta del gioco.

Tecnicamente bello, difficile da padroneggiare, musicalmente interessante perché ti “culla” con musichine anni ’50 che riportano alla memoria lo scorso capitolo del videogioco per console e PC in cui The Voice e la sua versione “Blue Moon”

O il suo amico Dean Martin con il pezzo “Ain’t That A Kick In the Head”

 

ci accompagnavano nell’esplorazione del mondo distrutto dalla guerra atomica.

(Nota personale: l’omino che si vede nell’ultimo video è il Vault Boy, la mascotte della serie e simbolo dell’immaginaria azienda Vault-Tec costruttrice dei rifugi nucleari)

 

E così mentre mandiamo in giro i nostri abitanti e costruiamo il nostro rifugio, la mente vaga un po’ e si ricorda anche di un pezzo della Penguin Cafe Orchestra, “Cutting Branches For A Temporary Shelter”

 

cioè “Tagliando i rami per un rifugio temporaneo”. E giocando a questo gioco, vi potrebbe capitare è proprio quello di tagliare qualche ramo con il mondo che vi circonda: specialmente all’inizio avrete così voglia di avanzare velocemente che ci dedicherete molto tempo… con il risultato di fare degli enormi disastri.

Insomma: da giocare con moderazione.

Al prossimo venerdì.