Breve riflessione sulle speranze e (in)certezze del ritorno.

Il ritornare, cioè essere ancora una volta in un posto o in una situazione.

Una recente pubblicità di patatine mi ha colpito per l’utilizzo di una canzone degli anni ’30:

 

Una canzone struggente che fin dalle prime note ti fa capire tutta la speranza che ha la persona che canta! Nello specifico è Emilio Renzi.

Qui il ritornare, non è effettivo! Non c’è nessuno che ritorna! Stiamo ascoltando una persona che è stata lasciata e che spera con tutte le sue forze che l’amata ritorni. Non parla quasi della persona che se n’è andata se non per spiegargli più volte perché dovrebbe tornare; cioè quali sono i motivi del cantante che dovrebbero spingere l’amata a tornare. Purtroppo non sapremo mai se l’ha fatto.

1963, circa 30 dopo, Bruno Lauzi canta, “Ritornerai”:

[https://www.youtube.com/watch?v=TQhLWaXJSB8]

 

Anche in questo caso c’è una persona, Lauzi, che è stata lasciata, ma al contrario della canzone di prima spiega che dovrebbe tornare perché è la persona che se n’è andata a sentire che gli manca qualcosa. Tanto che la libertà che ha adesso la fa sentire sola, mentre “Lauzi” è sicuro del suo successo anche se non è cambiato nulla…cioè ci sono ancora tutti i motivi che li hanno separati.

Solo un anno dopo, la prospettiva cambia. Ora è chi se n’è andato che volendo farsi perdonare, esprime la volontà di tornare. E stando allo spezzone di musicarello è la prima volta che si compie questo ritorno. Inoltre qui è molto chiaro che il ritorno affinché succeda, deve, essere voluto da entrambi!

Gianni Morandi, “In ginocchio da te”

 

Dalla canzone di Morandi, il ritorno non è più il desiderio di chi è stato lasciato, ma diventa un’azione che chi è andato via vuole fare, sia che abbia capito l’errore commesso oppure perché ha capito che si trattava di un attimo di “lunaticità”.

In modo un po’ scanzonato come Jovanotti e “Un raggio di sole”

 

 

Oppure in modo più struggente come per Laura Pausini, “E ritorno da te”

 

E arriviamo ai giorni nostri per scoprire che il tornare è cambiato ancora: è la risposta abitudinaria ai ritmi di sempre. Qui per la prima volta, non si torna dalla persona amata “ufficialmente” ma dall’altra donna, per dirla alla Pooh, dall’amante che silenziosamente, senza chiedere, ci riempie di domande.

Carina l’idea di ambientare il tutto in una specie di mondo del Mago di Oz, anche se, secondo me, il tutto finisce per rendere ancora più pesante e reale il messaggio della canzone.

Carmen Consoli, “L’abitudine di tornare”

[https://www.youtube.com/watch?v=TA3PKEhme4M]

Al prossimo Venerdì.